EXLIBRIS – Shadowrise

EXLIBRIS – Shadowrise

EXLIBRIS – Shadowrise

TITOLO: Shadowrise
ARTISTA: Exlibris
GENERE: Melodic Metal / Symphonic Metal / Power Metal / Progressive Metal
ANNO: 2020
PAESE: Polonia
ETICHETTA: Indipendente

Combinando l’energia dell’Heavy Metal tradizionale con l’Hard Rock ad agganci melodici / arrangiamenti complessi, dal 2003, gli Exlibris sono sinonimo di chitarre rockeggianti, ritmi distinti, orchestrazioni epiche e potenti voci soliste. Il debutto ufficiale su disco avviene nel 2006 con il rilascio del full intitolato Skyward al quale seguono Humagination (2013) e Aftereal (2014). A tre anni di distanza dal terzo album, la band pubblica il quarto lavoro di studio, Innertia, il quale colpisce la fanbase del gruppo e la critica di settore per il perfetto equilibrio tra pesantezza e melodia, moderno e tradizionale, complesso e orecchiabile. Passano altri due anni e ad Aprile del 2020 si conclude la produzione dell’ultima release: Shadowrise. Album che segna un nuovo punto di partenza per il combo polacco dopo la defezione del chitarrista Daniel Lechmański all’inizio del 2019 e all’arrivo di uno delle migliori asce della scena finlandese: Antti Wirman (Warmen, King Company, Children Of Bodom). Il nuovo arrivato, ha dichiarato:Riku (il cantante della band) mi ha contattato per la prima volta nella primavera del 2019 e mi ha chiesto di suonare le chitarre per il nuovo album degli Exlibris. Ho ricevuto i brani in estate e sono rimasto davvero sbalordito dalle canzoni! Ho lavorato duramente e sono molto contento del risultato e sono sicuro che ne è uscita una vera bomba!”.  Il disco, contenente sei brani originali, è stato interamente prodotto e mixato dal tastierista della band Piotr Sikora (che ha anche progettato l’artwork dell’album) e masterizzato dal cantante Riku Turunen. Parlando di Melodic Metal e Heavy Metal classico, ci si appresta all’ascolto sicuri di cogliere immediatamente determinate sfumature e temi musicali, ma ecco che subito la band si presenta con un taglio diverso che non sa solo di Metal melodico che rapidamente impasta Power, Progressive e Symphonic come niente fosse, passando con noncuranza da echi di Jorn, rimandi ai Masterplan e pure un qualcosa (ma in maniera molto leggera) tra HelloweenSavatageIron Maiden ma senza risultare troppo stucchevoli; tutto nei soli solchi dell’inziale Rule #1. A rendere meglio l’idea di quali siano le capacità del gruppo ci pensa l’ultima parte della canzone, dove i tecnicismi la fanno da padrone e le melodie puntano a sfondare il soffitto. Un taglio decisamente più sfacciatamente tamarro e spudoratamente barocco ci si piazza davanti all’attacco di Hell Or High Water. La chitarra ronza impazzita e il basso sembra provenire dai fondali marini mentre la batteria e la tastiera sfondano il muro di archi e violini su cui la voce si diverte a farsi trascinare avanti e indietro insieme ai cori; tutto mentre lentamente la chitarra si lancia in una serie di soli virtuosi e di carattere (senza scadere nell’auto-celebrazione). Pompata e devastante è la successiva All I Never Knew, anche senza che ci sia il bisogno di aggiungere altri elementi a quanto già sentito. Un concentrato di Power Metal di scuola europea che riesce ad essere molto piacevole all’ascolto e non tende a sbrodolare in “francesismi compositivi” di nessuna utilità. Il passaggio di tastiera che taglia in due il pezzo e anticipa l’assolo crea una atmosfera che incornicia tutta la traccia e, non soddisfatto, ripassa nuovamente accompagnato da una serie di power-chords e rapidi interventi di batteria con cui chiude i giochi. La title-track ha un sapore strano, sembra appartenere ad un altro disco, almeno inizialmente, quando l’unica voce presente e quella di un piano trasognato; poi accade qualcosa che non si riesce a capire: uno stacco elettrico e sinfonico interrotto da un non ben precisato “disturbo nelle frequenze” che ribaltano la situazione e cambiano l’impronta del brano, segue un altro cambio di rotta che rallenta la canzone e poi si cambia di nuovo e si percepiscono suoni che sanno di Industrial, poi un altro cambio ancora e poi un altro, poi torna il piano poi un assolo…  Shadowrise rende ardua qualsiasi disamina ed è sicuro che è questo il suo intento principale. Una canzone che, anche creando confusione, convince e coinvolge. Megiddo è Pure Symphonic Metal ma senza riferimenti altolocati (… e menomale! – n.d.a.) con passaggi Power di buon effetto. La conclusiva Interstellar ha tutta l’aria di una composizione adatta per la scena madre di un kolossal con la sua partenza di piano e tastiera e quel messaggio registrato sotto che, anche non riuscendo a distinguere di chi sia la voce, appartiene sicuramente ad un passaggio importante nella storia recente (oppure di un film famoso, ma propenderei per la prima ipotesi. – n.d.a.). L’esplosione elettrica che segue ci trasporta in un brano ad alto tasso emozionale che accantona la velocità delle tracce precedenti e gioca maggiormente sul lavoro di tastiere, orchestrazioni e ritmiche cadenzate, mantenendo il riffing impostato su «roccioso» e lasciando alle vocals il compito di aumentare il pathos fino ad accompagnare l’arrivo di uno degli assoli più votati al virtuosismo e al tecnicismo che si possano ricordare nel genere.

Quello che sto per scrivere ora, potete credermi, sorprende anche me ma è l’unica cosa che si può aggiungere in conclusione: ACCAPARRATEVI QUEST’ALBUM E ASCOLTATELO TUTTE LE VOLTE CHE VI È POSSIBILE!

VOTO: 80 / 100

TRACKILST:

  1. Rule #1
  2. Hell Or High Water
  3. All I Never Knew
  4. Shadowrise
  5. Megiddo
  6. Interstellar

LINE-UP:

Riku Turunen – Voce
Piotr Sikora – Tastiere / Orchestrazioni
Antti Wirman – Chitarra
Piotr Torbicz – Basso
Grzegorz Olejnik – Batteria

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