ELECTROCUTION – Psychonolatry

ELECTROCUTION – Psychonolatry

ELECTROCUTION – Psychonolatry

TITOLO: Psychonolatry
ARTISTA:
Electrocution
GENERE:
Death Metal
ANNO:
2019
PAESE:
Italia
ETICHETTA:
Aural Music

Ok bene, cos’abbiamo qua? Hmmm… questi hanno l’eyeleiner, capello corto impomatato ad arte che tipo sembra uscito dal barber shop ora ora, foto ultra editata in mezzo ad un bosco a caso e tipa vestita da quello che i boomers pensano sia Goth ma che probabilmente canta con voce Pop di bassa lega. Ok facciamola sta recensione! HAHAHAHAHAHA no scherzo ovviamente. Figuriamoci ragazzi: non vi sottoporrei mai a tale tortura! No oggi non ho voglia di parlare di cazzate, oggi mi voglio gasare a mò di suino nero dei Nebrodi. L’anno scorso è uscito il nuovo album degli Electrocution intitolato Psychonolatry e devo dire che è un bel lusso poter parlare di una band storica, ancora attiva, che ha fatto e sta facendo scuola specie per chi come me, ama l’oscena piaga musicale che è il metallo della morte. Parliamoci chiaramente prima di iniziare la recensione: se avete bisogno di un’introduzione su chi siano gli Electrocution, probabilmente nella vostra vita avete ascoltato roba sbagliata. Dov’eravamo? Ah sì, giusto: discriminazione in base ai gusti musicali, il mio piatto forte! Comunque visto che ci siamo, vi racconterò una storia. Erano gli anni novanta ed in quel di Bolo(gna) esplose una devastante epidemia chiamata Death Metal. Erano anni decisamente floridi fra Death, Dismember, Necrophagist, Obituary, Cannibal Corpse (e mi limito alle major a sto giro perché sennò ci stiamo due ore) ed anche in Italia cominciavano a muoversi neri vortici di mefitica putrescenza. I Crematorium pubblicarono la demo Chained To Torment mentre gli Electrocution per l’appunto, rilasciavano la demo nominata No Rest In Peace. Troppo edgy per noi mortali. Qualche annetto dopo fu la volta di Suspended In Dusk, Hybris ed Excrucior e di sicuro chi ha qualche anno più di me, saprà elencarvi molte altre bands. Nel novantatre però accade un qualcosa di incredibile. Uno dei migliori album Italiani della storia dell’Extreme Metal fa la sua comparsa: Inside The Unreal. Raga io non posso spiegare che cosa sia quell’album, potete solo sentirlo per comprendere. Certo qualcuno potrà dire che la produzione non era come quella dei Deicide o dei Carcass (aspetta, no: i Carcass hanno avuto produzioni di merda finché sono stati incredibili, poi è arrivato Heartwork ma chi se ne frega di quell’album, è per i DEBOLI), ed io rispondo che potete lucidarvi le labbra perché il mio culo non si bacerà da solo. Altri potrebbero dire che “non è originalissimo”, ed io vi chiedo: chi cazzo c’era al Flog ad aprire il concerto ai Death?. Questo album e questa band sono nel mio sangue e dovrebbero esserlo in quello di tutti i deathsters Italiani che abbiano un minimo di dignità. Ma oggi non sono qua per tessere le lodi del passato, oggi parliamo del duemiladiciannove baby!

Si parte subito con la title track: Psychonolary (The Icons Of God And The Mirror Of Souls). Riffing stretto , doppio pedale che raggiunge velocità di curvatura, Mick che c’ha na voce che ti spettina, poi ti pettina e ti fa pure la barba. La cosa bella è che fin da subito si sente che non siamo “puramente” su un Technical Death Metal, l’anima old school insita all’interno della scrittura degli Electrocution è lì e la senti. Specie quando ci sono quei soli che senza contesto, sembrerebbero usciti da Individual Thought Patterns. Ottima partenza, non c’è che dire. Hallucinatory Breed ha una partenza più familiare ai divoratori di Nile ed Hate Eternal, possiamo anche notare meglio l’ottimo lavoro di basso di Matteo, preciso e letale come Simo Häyhä durante la campagna del Fronte Orientale. Molto belli anche i suoni generali, bilanciati bene nel mix senza sovrapporre troppo un elemento rispetto all’altro ma mantenendo comunque una vena moderna. Blast beats come se piovessero, solo da paura specie per la ritmica sotto, roba che è nevrotica almeno quanto me. Bulåggna ci fa scendere nel campanilismo Emiliano, un po’ come se Fausto Carpani si fosse dato al Death Metal. Quindi ci si gasa in Bolognese ma non avendo le lyrics sotto mano, non ho idea di cosa stia succedendo. So solo che il quell’assolo di basso che fa da ponte per quello di chitarra di Alessio, mi ha fatto bagnare. E venir voglia di Galantina di pollo. Su Warped torniamo agli standard “internescional”. Riffs ciclonici ci ammorbano sin da subito, metrica vocale spietata, Francesco alla batteria che ormai è arrivato in un’altro sistema galattico da quanto viaggia. Paricolarmente bella la sezione centrale, avviataci alle orecchie da un breve inermezzo dove sento… canto di gola? Un bel riff che manco in Spiritual Healing sarebbe venuto melio e poi la sezione solista che colpisce senza rimorsi. Siamo quasi al giro di boa con Of Blood And Flesh, che parte sordida in fade in per poi, ovviamente, esplodere in una tempesta neuropsicotica. Il labirintico riffing in questo brano è particolarmente claustrofobico e l’atmosfera scura e distorta si fa largo nel nostro cervello a suon di morsi. C’è bisogno che vi dica che i soli sono stratosferici? Neil ed Alessio hanno fatto un lavoro incredibile in questo disco, non c’è un qualcosa che sia fuori posto o che risulti troppo scontato. Misanthropic Carnage è un tremendo ammasso di odio strisciante. Praticamente io la mattina. Belle le pause nel secondo main, davvero un bel tocco di classe ragazzi. Ottime anche le armonizzazioni tematiche e di nuovo, la combo assolo basso/assolo chitarra. La strutura di questo brano sinceramente mi fa impazzie, non è impossibile da seguire ma è articolata, non è dappertutto ma non è nemmeno troppo quadrata, è davvero una fottuta montagna russa! Il finale acustico Folk con tanto di pioggia in sottofondo ci avvia sul settimo brano: Malum Intra Nos Est (Seneca I Century AD) ed io, essendo ignorante, non so cosa stia succedendo o chi sia Seneca. Forse uno della “Pupa e il Secchione”. So però che questi riffs che causano onde cinetiche capaci di distruggere palazzi interi, sono roba giusta. Il brano è decisamente veloce ma si concede anche dei momenti meno tirati e più malevoli. Bella anche la linea melodica generale del brano, mi piace quando ci sono quei riffs che “parlano” stile voci nella testa che ti dicono di uccidere. Finale in fade out e poi un’altro pugno diretto nella mascella con Divine Retribution. Lavoro strumentale imponente, Mick col suo growl colossale distrugge qualsiasi possibilià di salvezza in questa esistenza mera ed il clamoroso intermezzo sempre “Deathiano” ma dal sapore anche Cynic d’annata, ci sveglia dalla trance divina per farci esclamare: “Sorbole che lavori”. Ultima tripletta con Organic Desease Of The Sensory Organs, Bologna e il re-recording di Premature Burial, prima traccia di Inside The Unreal. Organic è bollente, come quei liquami sinistri che scorrono negli alambicchi degli alchimisti. Altro brano strutturalmente complesso ma molto godibile, la tecnica viene fuori in modo prepotente, specie con le varie intermissioni bassistiche che mi fanno godere un casino. Senza ombra di dubbio il mio brano preferito. Questa è una di quelle tracce che consiglierei a chiunque mi chiedesse: “Wolf chi sono gli Electrocution?”. Oltre al “Farti un po’ di cazzo di cultura locale, bestia maledetta di un poser gradevole quanto un’emorroide esplosa dopo un banchetto di nozze Calabrese”. Ma non perdiamo la concentrazione, Bologna non è altro che Bulåggna per i non Emiliani come me, sicché non starò a parlarne di nuovo. Apprezzo però il gesto, non ho i testi quindi non capisco un cazzo comunque ma grazie. La nuova versione di Premature Burial è devastante. I nuovi suoni, il mastering ed il mixing la rendono di una brutalità stupefacente, dragando via le torbide acque di un passato di morte e riesumando cadaveri ancora intrisi, di quello che è un potere contorto e senza tempo. Un Classico riesumato per il nostro tormento, incredibile!

In conclusione, Psychonolatry è un album complesso ma accessibile, nuovo e vecchio, campanilistico e globale. Ci sono tanti elementi che tornano, tanti che vengono stabiliti, richiami al passato della band e del genere tutto, tenuto insieme dalle marciscenti fibre muscolari di questa nuova formazione che di certo, non sa che significato abbiano le parole “Ti prego risparmiami, ho famiglia”. Un ulteriore step da Metaphysincarnation che permette alla band di riprendere il trono, anche fra noi comuni stronzi arrivati ieri. Fatevi un favore e dategli un bell’ascolto, visto che ora siamo tutti in quarantena e siete tutti spaventati a morte dalla prospettiva di vivere come vivo io. Detto questo, vado a riascoltarmi il disco e a gasarmi di nuovo.

Bona a tutti.

 

VOTO: 90/100

Tracklist:

1.Psychonolatry (The Icons of God and the Mirror of the Souls)
2. Hallucinatory Breed
3. Bulåggna
4. Warped
5. Of Blood and Flesh
6. Misanthropic Carnage
7. Malum Intra Nos Est (Seneca I Century AD)
8. Divine Retribution
9. Organic Desease of the Sensory Organs
10. Bologna
11. Premature Burial (Re-recorded)

Line Up

Mick Montaguti: Voce
Neil Grotti: Chitarra
Alessio Terzi: Chitarra
Mat Lehmann: Basso
Vellacifer: Batteria

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Black Wolf

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Maniaco del Metal Estremo, musicista in Burial, Carrion Shreds e NecroCommand, avido macinatore di date e headbanger dal cervello bruciato.

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