DEATHLESS LEGACY – Saturnalia

DEATHLESS LEGACY – Saturnalia

DEATHLESS LEGACY – Saturnalia

TITOLO: Saturnalia
ARTISTA: Deathless Legacy
GENERE: Heavy Metal
ANNO: 2020
PAESE: Italia
ETICHETTA: Scarlet Records

Siedo goffo e teso su di una sedia da ufficio, di quelle con il tavolinetto incorporato. Cerco di far star dritto quell’affare ma, ogni volta che mi appoggio, frano rovinosamente sulle mie pudènde. Mi arrendo, farò a meno del sostegno. Il presidente della commissione mi fissa stralunato e scalpitante. Poi, la fatidica domanda: LE PIACE IL CINEMA ESPRESSIONISTA???” – “IO?? IO…” Balbetto due secondi, poi parto sparato. Convinto più che mai: “È IL GRANDE AMORE DELLA MIA VITA!! E VOGLIO IN QUESTA SEDE RICORDARE I GRANDI MAESTRI DEATHLESS LEGACY, DI CUI TUTTI NOI NON POSSIAMO FARE A MENO DELL’IRRINUNCIABILE CAPOLAVORO SATURNALIASSS…”
SA-TUR-NA-LIA!!
” Scandendo bene ogni sillaba, il presidente mi corregge con fare severo ed imperante.

Ho parlato di getto, col cuore. Ci tengo a specificarlo. Sì, è un preambolo/sogno strambo, ma nessun capo usciere corrotto ha dovuto imboccarmi le risposte per il superamento del test attitudinale. Tornando alla realtà (la sveglia è già suonata da un po’, sono bello arzillo e nel pieno delle mie facoltà psico-motorie), credo veramente che Saturnalia sia un capolavoro. Senza sé e senza ma. Non starò troppo ad allungare il discorso, miei cari drughi; preferisco essere schietto, dando a Cesare quel che è di Cesare. Ed i Nostri, in questo caso, il titolo di imperatori se lo meritano davvero. A partire dalla costruzione di un progetto audace quanto ambizioso, realizzato nel migliore dei modi. Come avrete già intuito dal nome, il concept di Saturnalia ruota intorno all’antica Roma. “Eeeeh Marek!! Ma esistono tante band che parlano dell’antica Roma, dov’è la novità? xd”. Ci starei appunto arrivando, oh fratellino. Un background di certo rodato e ricalcato, all’interno dell mondo Metal. Basterebbe pensare ai nostrani Ade o ai canadesi Ex Deo, tanto per citare qualche nome famoso. Eppure, sussistono diversi e marcati elementi di differenziazione, rispetto ai personaggi tirati in ballo. Primo fra tutti, il lato più squisitamente musicale. Non siamo al cospetto di un Melodeath battagliero ed arrembante, tutt’altro. La situazione è ricondotta verso lidi più calmi ma non per questo meno coinvolgenti. C’è magia nell’aria, espressioni di note oscure ed ammalianti, avvolgenti. Del resto, i Deathless Legacy ci hanno abituati ad un eclettismo stilistico mai troppo “fedele” a sé stesso, in continuo mutamento. Il quale non si smentisce mai, men che meno in una situazione come questa. Un sound sfuggente ed, a tratti, quasi indecifrabile. Steva si conferma una frontwoman dal carisma pressoché infinito: ora aggressiva ora evocativa, perfettamente a suo agio nelle vesti di misteriosa sacerdotessa, perfettamente esaltata da un combo musicale sui generis a dir poco. Partiamo dalla ritmica: precisa e solida eppure non monocorde, anzi; espressiva e variegata, mai scontata o banale. Il lavoro di chitarra risulta eccelso a sua volta, misto ad una tastiera eccezionale ed irrefrenabile, teatrale e colorata, melodica ed oscura. Vi direi che parliamo di un Heavy Metal suppergiù piuttosto “moderno” con innesti tipici di realtà fra di loro agli antipodi, da Antonius Rex Rob Zombie, passando per suoni elettronici molto simili ai Rammstein, con quel pizzico di teatralità mutuata attraverso l’ascolto attento di King Diamond… ma sarebbe semplificare troppo il discorso e svilire forse l’essenza di un gruppo che, dai maestri Death SS, ha imparato la lezione fondamentale. MAI FOSSILIZZARSI. Parole che il buon Sylvester disse anche ad un giovanissimo Marek, emozionatissimo per il suo primo incontro col vampiro; ma sto divagando. Aggiungiamo il fatto, poi, che il disco in sé si presenta come traccia unica. Una suite di ventiquattro minuti. Scelta coraggiosa ed azzardata, tipica di quella sanissima voglia di sfida che tanto fece la fortuna delle nostrane band Prog. Rock, dagli Osanna alle Orme. Arriviamo dunque al secondo elemento che sgancia i toscani da altre band per tematiche affini, inserendo il contesto Roma in un’arte a 360°, non legata solo alla musica. Saturnalia è infatti, nella sua essenza totale, un cortometraggio ambientato ai tempi dei gladiatori e dei legionari, dalla trama ben definita e soprattutto debitore nei riguardi di uno stile ben preciso. Non ho citato Guidobaldo Maria Riccardelli per nulla e non mi sono impersonato in Fantozzi “tanto per”: il film non è nient’altro che un tributo ai fasti del cinema espressionista, una piccola perla ben confezionata e soprattutto fedelissima ai topoi tipici del genere. In particolar modo, le forti espressività e fisicità messe in mostra da un cast decisamente all’altezza della situazione, perfettamente calato in ogni ruolo ed inserito in ambientazioni e scenografie assolutamente ben costruite. Dai fondali ai costumi, tutto è perfetto e sembra rievocare in maniera assolutamente fedele l’ambiente della Roma che fu. Eccezionale anche il lavoro attoriale e dietro la macchina da presa, in quello che è sì un tributo ma anche un’opera assolutamente personale, dalla trama ad alcuni risvolti. I maestri sono tanti e di un certo peso: Murnau, Wegener, LangWiene… Saturnalia è ovviamente un loro figlio legittimo, anche se la Roma esoterica, delle congiure e dei tradimenti messa in mostra non ha potuto fare a meno di rievocare nei miei ricordi un contesto molto simile al ben noto Caligola – La Storia mai raccontata di Joe D’Amato, seppur spogliato dei suoi forti elementi erotici e grotteschi. Quindi, una Roma differente dal contesto eroico e battagliero, inquadrata nelle sue vesti più abbiette e classiste, al contempo misteriose ed occulte. Tradimenti, doppiogiochismo, riscatto, violenza, riti, sacerdotesse, celebranti, elementi sovrannaturali: per una volta abbiamo uno spaccato dell’Urbe più celata e nascosta agli occhi dei più. Dimenticate i trionfi di Cesare, la battaglia di Azio, l’impresa di Cartagine. La forte personalità del progetto è insita anche in questa rivisitazione della caput mundi sotto un’ottica per nulla eroica o “standard”. Le forti contaminazioni spirituali e religiose, antichi rituali, congiure di palazzo e giochi di potere. Un lato mai troppo considerato ma per forza di cose affascinante, tutto da scoprire. Potrei raccontarvi la trama di Saturnalia ma meglio di no. Rischierei di rovinarvi il “gusto delle cose”: il film va visto e decifrato a seconda della chiave di lettura di ognuno, fruito attraverso i nostri occhi e le nostre emozioni. Dunque, fate vostra una copia di questo gioiello il prima possibile. Non ve ne pentirete, fidatevi.  Ventiquattro minuti, un film ed una suite. Nessuna band aveva mai osato tanto, riuscendo nell’impresa. L’ennesima grande prova di un gruppo che non si basta mai e deve, ogni volta, andare oltre. Progredire, avanzare. Ricordo le critiche che mi beccai quando, nel “lontano” 2013, promossi a pieni voti il loro disco d’esordio. Una valanga di sdegni, culminati in frasi tristissime come “Eh, se dai voti alti a questi qui allora cosa dobbiamo dare, ai gruppi storici??”. Ovviamente, pronunciate da gente che “il metallo lo ha vissuto!!111!”, pur essendo rimasta ferma ad un paio di dischi degli Iron Maiden e qualcosa dei Metallica. E nulla contro i Maestri, eh, ci mancherebbe. È il loro fan club a preoccuparmi, mica il musicista in sé che, poveretto, non ha mai chiesto di avere un pubblico del genere. Divago ancora. Ripeto: critiche, critiche e critiche, sebbene non facessero effetto dato sì che non mi mossi di un millimetro, demandando le sorti dei Deathless Legacy alla galanteria del tempo. Quasi dieci anni dopo, mi ritrovo fra le mani un concept come  Saturnalia, la realizzazione di un’idea unica, meravigliosa, culminata con lo “sdoppiamento” di un gruppo che non è più solo gruppo ma anche compagnia attoriale, regista e chi più ne ha più ne metta. Chi aveva ragione, dunque?

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    VOTO: 100/100

TRACKLIST:

1) Saturnalia

LINE UP:

Frater Orion – batteria
Steva – voce
C-AG1318
– basso
Sgt. Bones
– chitarra
Alex Van Eden
– tastiere
Anfitrite
– performer

WEB:
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marek

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