Galatea – Unalei

Galatea – Unalei

Galatea – Unalei

TITOLO: Galatea
ARTISTA: Unalei
GENERE: Progressive Rock/Folk Rock/Metal/Cantautorato
ANNO: 2020
PAESE: Italia
ETICHETTA: Indipendente

 

Gli anni passano, ma quando  il talento, la passione e l’impegno durano, i risultati sono incredibili.
La frase non è stata scelta a caso, dal momento che questa non è la prima opera dell’autore che recensisco. “Reduce” di una perla dell’underground italiano tra le più preziose (Taedium Vitae), Federico Karim Sanna, aka Unalei, è tornato con un nuovo full length dalla qualità non inferiore all’opera precedente.
Galatea è un ibrido di origini ed influenze dell’autore, dove gli argomenti del concept e le lingue usate sono particolarmente varie e tutte perfettamente contestualizzate, accompagnate dalla sua concezione di cantautorato, musica classica, folk, progressive, sino a piccoli momenti di metal estremo.
Mi aspettavo un grande risultato, ed infatti sono sceso personalmente da Padova in treno fin Roma per assistere alle registrazione di un’opera che alla fine, come sospettavo fortemente, non mi ha deluso.
Direi, a questo punto, di entrare finalmente nel merito.
L’album si apre con La bussola, intro che suonerebbe familiare al secondo ascolto dell’album dal momento che, aggiunta successivamente, è un frammento iniziale della rivisitazione di Anarada, brano proposto subito dopo.
La prima vera traccia è per l’appunto Anarada, figlia legittima dei poemi greci più noti. Ispirata alla mitologia greca, rappresenta il canto alla musa dell’opera, e richiama fortemente una danza rustica davanti al fuoco, dove umano e divino si intrecciano intimamente -la musa, in questo caso, è la guida che l’autore vorrebbe accompagnasse l’ascoltatore- . Il brano è stato composto su più chitarre e parte di quelle elettriche sono state tolte prima della registrazione finale; per i più attenti, il solo di chitarra è un chiaro tributo ad una band. Vi viene familiare? Perché se avete pensato a Where dead angels lie dei Dissection ci avete preso!
Il terzo brano e il quarto sono collegati ed il loro background storico e musicale è molto denso: andiamo per gradi.
Odense è la citta di nascita di Hans Christian Andersen, autore della fiaba “La piccola fiammiferaia”, pubblicata nel 1848 dall’autore. Tuttavia, la data coincide anche con la formazione della confraternita dei pre-raffaelliti. Al contempo la melodia è un canto natalizio della quale paternità non abbiamo certezza. Musicalmente parlando, inoltre è riconosciuto come canto popolare irlandese ad uso di un coro cattolico (1743-1744).
Nonostante la diverse ipotesi e provenienze culturali, l’autore sceglie di collocarne la storia alla vigilia di Natale, ed è la perfetta colonna sonora di una città di epoca vittoriana durante una sera di pioggia. Nella reinterpretazione di Federico è presente una citazione alla canzone di Anastasia: ci troviamo in mezzo tra Olanda e Russia e nonostante La piccola fiammiferaia sia uscita settant’anni prima della rivoluzione d’ottobre, l’artista immagina che sia proprio Anastasia Romanov a scappare dalla rivoluzione d’ottobre e a vivere vendendo fiammiferi in Olanda: versione più che lecita dal momento che l’autore ha trasposto in maniera molto dettagliata non solo la sua idea di musica, ma anche quella di concept della storia. Difatti vi sono una serie di elementi di spartito che a mio parere meritano una menzione. Anche qui, come in diversi altri brani, le chitarre sono state sfoltite rispetto al comporto armonico iniziale. Inoltre, vi sono diverse discese cromatiche tra gli accordi e il piano, studiato con i suoi crescendo, si incrocia con le sezioni armoniche creando quelle che sono le visioni della protagonista nella storia; singolare il modo anche in cui è evidenziata la drammaticità della morte della nonna della protagonista e come viene rappresentato musicalmente lo scontro tra terreno e ultraterreno: il cambio di tonalità da Mi minore a Fa minore (tonalità della morte) è accompagnato da un accordo dissonante che prende le note più importanti di entrambe le scale usate, creando un pathos incredibile rinvigorito dall’uso del doppio pedale.
Alla fine del brano vi è un giro di pianoforte strumentale: tuttavia nel libretto risulta un verso in più. Il verso non è stato cantato poiché l’autore ha voluto dare la possibilità all’ascoltatore di cantarlo come questi preferisce.
Quando vi dico che questo artista è oro, credetemi davvero.
Possiamo dunque passare a Gloria, uno dei migliori brani dell’album. E’ stata pensata per essere artisticamente interattiva, nel senso di essere canticchiabile e far in modo che, una volta ascoltato, possa assumere nuove forme nella mente degli ascoltatori,  in maniera naturale e non invasiva. E la cosa incredibile è che ciò funziona in maniera inaspettata. Interamente costruita sulla triadi e sulle sue evoluzioni, il ritornello è stato preso da una delle celebri colonne sonore di Tomb Raider (più precisamente il terzo brano della colonna sonora originale) e ha all’interno un solo improvvisato da Massimiliano Pagliuso dei Novembre.
E durante la realizzazione di tutto questo, io c’ero. Più precisamente accanto a Fabio Fraschini, produttore di Unalei  e bassista dei Novembre.
Sì, il team era di un certo livello.
Si continua. Azalea. Il brano nasce da una visione: qual è la vita perfetta? Probabilmente un posto isolato, magari montagna, bosco o campagna, in otium latino, dove magari vi si celebra un matrimonio con un essere femminile quale una ninfa, o semplicemente un essere magico.
Vi è la triste consapevolezza che l’amore vero è molto probabilmente una menzogna, un sentimento che l’uomo mortale non potrà mai riuscire a provare.
Nel clamore della tempesta nessuno può sentire i tuoi lamenti in mio onore, e il tuono ruggente il tuo chiedermi ancora”… beh, lo si può comunque provare a vivere, giusto?
Portagioie è “semplicemente” una melodia che l’autore ha voluto creare per carillon: non per questo meno valida degli altri brani.
In Livida le influenze sono chiare: Novembre, De Andrè, Lucio Battisti. Il pezzo è inoltre accompagnato dall’elegantissimo fretless di Fabio Fraschini.
“Livida” è semplicemente il rapporto con la vita, dal momento che di botte ne prendiamo, tutti, indistintamente, e attraverso il rapporto col dolore l’arista sacrifica parte dell’energia vitale in cambio di arte. Qualcuno tempo fa ha detto che l’arte non nasce dalla tranquillità e dalla pancia piena. Chissà.
NB:
la frase “Per tutta la mia vita ed oltre questa vita” è tratta dai dialoghi tra Derek e Odette, i protagonisti de “L’Incantesimo del lago”, che vive nell’opera come trasposizione de “Il Lago dei cigni” di Tchaikovsky.
Ci avviciniamo verso la fine dell’opera con Aurea Mediocritas: il testo è quello di “Il re dagli occhi grigi” di Anna Achmatova” che funge da ponte per l’ultimo brano dell’album: Lola.
Lola è un pezzo particolarmente ricco di strumenti acustici: è la storia di un amore promesso, contornata da chitarre acustiche, maracas, tamburello, bongo, bastone della pioggia ed altri. A detta di molti è il pezzo più “vecchia scuola” dove sono presenti elementi del metal estremo quali blast beat scream. Brano che sarebbe stato bene anche nel precedente lavoro.
Conclusi gli inediti, il lavoro si chiude con due reinterpretazioni, rispettivamente di Anarada e di Lola. La prima riarrangiata su pianoforte con principalmente un lavoro di post produzione in studio e una registrazione senza click ed editing, la seconda segue invece una struttura reinterpretativa più classica.
Tra Taedium Vitae e Galatea i processi maturativi sono stati notevoli: difatti l’ultima fatica targata Unalei è un lavoro più maturo e scritto in modo più ordinato, motivo per il quale può essere ritenuto un lavoro migliore. Tuttavia, nonostante l’opera precedente sia un po’ più grezza e a tratti immatura, ha un gusto di unicità che può avere solo un ottimo lavoro con delle imperfezioni. D’altronde la perfezione, a me, ha sempre annoiato. Il trucco è fare come Unalei: avvicinarcisi molto, senza mai raggiungerla.

 

VOTO:95/100

 

TRACKLIST:

01. La bussola
02. Anarada
03. Odense, December 24th, 1848
04. The little matchgirl
05. Gloria
06. Azalea
07. Portagioie
08. Livida (Amore o Morte)
09. Aurea Mediocritas
1o. Lola
11. Anarada ( slow version)
12. Lola (Acustic Live)

 

LINE UP:

 

Federico Sanna – vocals, guitars, piano, keyboards, composition
Fedenco Moderno – bass
David Folchitto – drum (live session member)

 

WEB:

https://www.facebook.com/unaleiofficial

Ivo

ivano

Mi occupo da anni di recensioni e interviste (anche bilingue) in ambito Metal. Recensisco su Metal Winds solo previo invio del disco fisico in questione. Polistrumentista per Vereor Nox, Padulo, Breethoven e Social Media Manager per i Liquid Fear.

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