Fallen King Simulacrum – Harkane

Fallen King Simulacrum – Harkane

Fallen King Simulacrum – Harkane

TITOLO: Fallen King Simulacrum
ARTISTA: Harkane
GENERE: Symphonic Death/Symphonic Black
ANNO: 2020
PAESE: Italia
ETICHETTA: Dusktone

 

In questa fresca giornata di ottobre ho il piacere di scrivere sulla terra che ormai da svariati anni mi accoglie, parlando di una delle band più rappresentative del luogo circa la scena metal estrema.
Dopo diversi live di un certo livello e piccole pubblicazioni precedenti, presento il primo album degli Harkane, che hanno accompagnato i palchi veneti e non solo per diversi anni.
Questo lavoro va considerato una sorta di macchina del tempo e l’ascoltatore è coinvolto in un viaggio attraverso i secoli. Un viaggio che si immerge nella leggenda, tra personalità contese realmente vissute, divinità dimenticate, culti quiescenti, il tutto raccontato attraverso la musica ritualistica e claustrofobica degli Harkane.
Il lavoro si apre con Requiem for a heretic: da subito è possibile cogliere le influenze dei Behemoth; melodie cruenti senza lasciare indietro la componente sinfonica – marchio di fabbrica dei nostri – che, seppur di sfondo, risulta perfettamente inquadrata nel loro piano musicale. Caligula, subito dopo, presenta quel tipo di dissonanze sul blast beat che personalmente mi colpiscono sempre, alternate a sezioni ritmiche che strizzano l’occhio alle sonorità dei Septicflesh, il tutto cavalcando quell’eredità che i nostri hanno portato sin dai primissimi loro lavori.
NB: il fatto che io noti somiglianze con altri gruppi del genere non allude minimamente alla mancanza di personalità del progetto, anzi ritengo che ricreare le atmosfere dei grandi del genere attraverso un personalissimo stile sia motivo di merito e di lode.
Dajjal
, che non avevo mai avuto modo di conoscere come personaggio, viene qui presentato con uno dei brani di punta dell’album: uso evocativo del doppio pedale e del tremolo picking, con un finale maestoso nel quale sinfonia e violenza si intrecciano in modo elegante. Davvero di gran classe.
Il lavoro degli Harkane procede con Hidden amongst the ruins of Ur. Unire potenza e ritualità non è un lavoro semplice: tuttavia è una soluzione che la band ha fatto propria, dimostrandolo dai lavori precedenti e confermandolo in quest’ultimo. Possiamo definire questo stilema come il manifesto della band.
Passando attraverso l’intermezzo La fraude des siecles giungiamo alla titletrack. un livello sinfonico di pregiata qualità si incastra in un ritualismo pompato dall’essenziale, senza inutili orpelli musicali, il tutto condito da un background cinematico perfettamente contestualizzato. Non risulta difficile comprendere perché è stata pensata per essere la titletrack. Non vedo l’ora di sentirla dal vivo.
Siamo arrivati alle ultime tre tracce e Dakhma, coerentemente al suo contesto, si presenta un po’ più orientale, riprendendo la stilistica classica degli Harkane, tenendo però a mente anche i punti forti dei migliori lavori dei MelecheshNemontemi torna alle soluzioni precedenti, presentandosi granitica di impatto e dando l’idea, come la titletrack, di essere particolarmente efficace su un palco ed Howler in darkness è un’ottima chiusura, un “riassunto arricchito” delle idee precedenti, con un utilizzo della voce femminile che personalmente ho adorato.
Tra le considerazioni critiche mi sento di parlare di un ottimo album in un genere dove, negli ultimi anni, non sempre si sono viste idee di qualità.
Inoltre c’è da precisare un’altra questione, che non definirei nè un pro, nè un contro: non è un album che può essere compreso a primo ascolto. Certi dettagli e certe sfumature che l’intero genere porta obbligatoriamente con sè necessitano almeno di un terzo o quarto ascolto, che per fortuna ho avuto l’accortezza di intraprendere; altrimenti mi sarei perso una maturazione che ascolto dopo ascolto collega in maniera coerente un contesto che inizialmente può sembrare poco pronunciato.
Per quanto riguarda i contro, mi sento di criticare un elemento che si evince particolarmente dalla seconda metà dell’album: il doppio pedale e i blast talvolta sono usati come filler e non sempre sorprendono come dovrebbero.
Si parla comunque di alcuni momenti che non intaccano troppo il giudizio dell’album.
F.F.O. Behemoth, Septicflesh e Carach Angren.

VOTO:80/100

 

TRACKLIST:

01. Requiem for a Heretic
02. Caligula
03. Dajjal
04. Hidden Amongst The Ruins of Ur
05. La fraude des siècles
06. Fallen King Simulacrum
07. Dakhma
08. Nemontemi
09. Howler in Darkness

 

LINE UP:

 

PAIMON – vocals, guitars, orchestra
KVARN – guitars, vocals
AYSSELA – bass, piano, vocals
DAMNED – drums, percussion

 

WEB:

https://www.facebook.com/harkaneofficial

Ivo

ivano

Mi occupo da anni di recensioni e interviste (anche bilingue) in ambito Metal. Recensisco su Metal Winds solo previo invio del disco fisico in questione. Polistrumentista per Vereor Nox, Padulo, Breethoven e Social Media Manager per i Liquid Fear.

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