STEALTH – F.S.T.

STEALTH – F.S.T.

STEALTH – F.S.T.

TITOLO: F.S.T.
ARTISTA: Stealth
GENERE: Heavy / Speed Metal
ANNO: 2020
PAESE: Italia
ETICHETTA: Red Wine Rites Records / Italian Thrash Attack

Settembre 2019. L’inizio di una sinergia che lega indissolubilmente quattro musicisti intenzionati a rinverdire i fasti dell’Heavy Metal che fu. Quello più veloce e sanguigno, maggiormente ancorato al sound più tipicamente ottantiano, tralasciando (per fortuna) l’indigestione “Power” alla quale abbiamo forzatamente dovuto attenerci, almeno negli ultimi anni. Penso a questa o a quell’etichetta più o meno grossa e nota, intenta a propinarci l’ennesima trovata in stile Powerwolf Sabaton, facendo credere ai più giovani che quello sia il vero “classic sound” al quale rifarsi. Ovviamente e per fortuna, non è così. E se ci dovesse essere un momento in cui dovrei sentirmi fiero dei miei gusti e delle mie inclinazioni, ebbene… la stesura di questa recensione sarebbe esattamente il momento tanto anelato. Perché, inutile girarci intorno, gli Stealth rappresentano un vero e proprio alfiere del sound più nudo, crudo, schietto e diretto, decisamente tradizionalista ma suonato con tanta determinazione e convinzione da non rappresentare una semplice “operazione recupero”. Nomi già noti nell’underground metal nostrano, ragazzi sinceri ed appassionati con alle spalle già diversi progetti musicali, Simone, Irian, Ricky ed Andy giungono in questo 2020 a dar voce alla propria rabbia ed alla volontà di suonare più veloci e rumorosi dell’inferno, salendo sul bombardiere, sorvolando minacciosi i cieli delle nostre città con fare guerrafondaio e perentorio. F.S.T., sigla che in gergo aereonautico vuol dire “primo” (“first”, per l’appunto) è un demo dalla durata esigua: cinque tracce di cui una intro, non certo un minutaggio gargantuesco, eppure quanto basta per dissipare ogni dubbio circa la formula proposta lungo questi solchi. Puro, semplice e fottutissimo Heavy Speed suonato come si conviene, da una band realmente appassionata e conscia dell’influenza preponderante dei numi tutelari del genere scelto. A cominciare dalla copertina che ritrae, per l’appunto, un aereo. Elemento di certo non sconosciuto alla cultura visiva e concettuale prettamente Heavy: basterebbe pensare a brani come 747 Strangers in the Night dei Saxon od al celeberrimo Bomber, capolavoro indiscusso dei Motörhead. Addentrandosi nell’ascolto, poi, tutto viene definitivamente a galla. Intro accende i motori, letteralmente, in quanto udiamo indistintamente un bolide alato mettersi poco a poco in moto, pronto a decollare. I motori ruggiscono, il mezzo prende quota ed è pronto a spadroneggiare fra i cieli, da metallico predatore. Veniamo quindi traghettati verso la possente Release the Fire. Siamo pronti a far fuoco assieme agli Stealth ed ecco che veniamo immediatamente travolti da una chitarra in puro stile Riot. Rifferama che tira in ballo il sempiterno Thundersteel per un brano che beneficia anche di un ottimo lavoro in fase ritmica, nonché di una voce carichissima ed energica. Non abbiamo un cantato limpido e squillante, bensì un’ugola sporca e capace di graffiare, perfettamente a braccetto con la bordata Heavy Speed qui proposta. Potremmo fermarci qui ed urlare “PROMOSSI!”, but the show must go on… ed ecco Night Creature a manifestarsi in tutta la sua arroganza. Potenza sfoderata subito dopo una intro molto cadenzata, dall’andatura contenuta e quasi ammaliante nel suo palesarsi. Proverbiale quiete prima della tempesta, visto e considerato che dopo una manciata di secondi i Nostri si lanciano a perdifiato lungo binari prettamente maideniani. Eco del periodo Di’Anno si fanno largo a gomitate, un refrain anthemico si ritaglia imperioso il suo spazio e la fase solista detta legge, sottolineando quanto anche l’Heavy britannico (e vorremmo ben dire!) sia stato fondamentale nello sviluppo del sound degli Stealth. Il lato B della demo si apre con l’omonima F.S.T., che ancora una volta chiama in causa il compianto Mark Reale sfoderando un sound più U.S. oriented, tirando in causa eco dei Liege Lord ben mescolate ad altre sensazioni più british riconducibili a gruppi come Atomkraft et similia. Altro grande brano, preludio verso una chiusura d’eccezione: ci pensa infatti Stealth a porre fine alle ostilità, brano ancora una volta grezzo e ruvido in stile Running Wild primissima maniera, oscillante fra un Gates of Purgatory ed un Branded and Exiled, senza scordare l’onnipresente verve Maideniana a fungere da collante. Termina così una demo, lo ripeto, non certo mastodontica a livello di minutaggio e quantità di brani proposti… ma trasudante qualità da ogni dove. Penso e ripenso ossessivamente a quanti monoliti ci siano stati propinati nel corso degli anni, quasi obbligandoci ad urlare al “capolavoro” solo perché questo e quel disco sforavano le due ore di durata con suite lunghe una quaresima, infarcite di ogni tipo di sperimentalismo pedante e peggio ancora fine a se stesso. Sembriamo quasi soggiogati al dover sottostare al concetto di “mole”. Se un qualcosa dura tanto e reca in sé ogni tipo di guazzabuglio sonoro presentato senza soluzione di continuirà, è per forza un capolavoro. Proprio no, soprattutto andando a verificare le intenzioni con le quali un disco od una demo vengano proposte. Troppo stesso assistiamo alla nascita di lavori capaci unicamente di saziare l’ego degli stessi musicisti, in cerca questi ultimi di un qualcosa che possa dargli un tono o fornirgli un’apparenza grazie alla quale attirare qualche allodola. Dall’altro lato della barricata, invece, abbiamo gli Stealth. Affilati come un coltello, tosti, veloci, desiderosi di mangiarsi vivo il proprio strumento e soprattutto di non accontentare i vizi di niente e nessuno. Una band che con quattro brani effettivi riesce a dire quanto e più di tanta altra gente, dispersiva e prolissa. La sincerità posta alla base del progetto, l’amore per determinate sonorità, la voglia di lasciare il segno suonando ciò che piace senza doversi a tutti i costi riciclare in una veste non consona: ingredienti che fanno di F.S.T. un prodotto vincente e senza dubbio degno di essere ascoltato. Non posso né voglio subito gridare al “miracolo”, ma tralasciando l’esordio dei Neanderthal Noise Machine, l’Heavy Speed di vecchia scuola rischia di vivere dei nuovi anni d’oro grazie a formazioni come questa che oggi vi ho proposto. Con la speranza che i Nostri riescano ad andare avanti proponendoci ancor più materiale da ascoltare. Faccio il tifo per gli Stealth e per chi come loro abbia voglia di tornare a suonare per passione, non per accontentare il solito circolino di intellettuali. Un sincero in bocca al lupo!

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                VOTO: 80/100

TRACKLIST:

1. Intro instrumental
2. Release the Fire
3. Night Creature
4. F.S.T.
5. Stealth

LINE UP:

Simo – Basso
Irian
– Batteria
Rick
– Chitarra
Andy
– Voce

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marek

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