ONSLAUGHT – Generation Antichrist

ONSLAUGHT – Generation Antichrist

ONSLAUGHT – Generation Antichrist

TITOLO: Generation Antichrist
ARTISTA: Onslaught
GENERE: Thrash Metal
ANNO: 2020
PAESE: Inghilterra
ETICHETTA:  Afm Records

Vado subito al dunque: sono all’antica e me ne vanto. Amo la mia birra gelata, il mio televisore a tutto volume e i miei Onslaught stramaledettamente incazzati col mondo intero. Pochi, semplici valori degni d’essere chiamati tali. Mica quelle stron**te che vi insegnano a catechismo, tipo la bellezza della famiglia tradizionale oppure il porgere l’altra guancia. Se vi tirano uno schiaffo, porgete voi l’altra mano. Problema risolto. Ma sto divagando, come mio solito. Dicevamo? Ah, sì. Essere all’antica e tirare schiaffi. Modus vivendi che si discosta totalmente dalla figura iperuranica del boomer quarantenne con la maglietta di Master of Puppets, attenzione. Esatto, proprio lui! Il vetusto poserone che, con gli anni der Messia più sette sul groppone, non riesce proprio a discostarsi da quella decina di gruppi che hanno reso indimenticabile la sua esistenza di ameba con le Adidas e i jeans attillati. Era troppo impegnato a venerare i soliti due o tre dischi, mica poteva accorgersi di quanta bella roba si stesse perdendo. Rivalutare certi gruppi e dunque fornirgli una seconda giovinezza è fortunatamente toccato a noi giovinastri dei ’90s, abbastanza più connessi con l’ambiente circostante e sì, ammettiamolo pure, favoriti dai passaparola tramite internet. Non so voi, ma ho nostalgia dei miei 16-17 anni… di quando bazzicavo la rete trincerandomi dietro nickname del tipo ThePrivateer666 BlazonStone89, cercando disperatamente materiale di questo o quel gruppo infossato. Mi imbattei negli Onslaught relativamente presto, entrando in contatto con quella meraviglia di Power From Hell e di seguito divenendo un grande appassionato di tutto ciò che riguardasse la band di Nige Rockett, a livelli maniacali. Continuavo a chiedermi come diavolo fosse stato possibile il fatto che ‘sti tangheri meravigliosi non fossero riusciti a sfondare come avrebbero meritato, complice poi un secondo ciclo di carriera decisamente sul pezzo e mai sottotono. Si fossero fermati al duo Power / The Force uno avrebbe alzato le mani e constatato l’esistenza del “solito” nome “di culto / di lusso”. Come fu per i Carnivore, pe’ capisse. Destinati a rimanere nella storia con due dischi memorabili e di seguito stoppati per il sopraggiungere di cause forze maggiori. Per gli Onslaught non è stato così, assolutamente. Un silenzio cominciato dall’89 e terminato solo nel 2007,  sino ad arrivare – urlando – ai giorni nostri. Quale fu dunque il loro problema? Lo stesso degli Anvil, in sostanza: tanta sfiga e management non proprio all’altezza della situazione. Volti gli strani eoni, però, i Nostri sono tornati a pestare duro con continuità, regalandoci dischi massicci e ben più che “semplicemente rispettabili”. Nige ha ancora tanti colpi nel suo revolver e ce lo dimostra con questo monumento al Thrash più duro, viscerale ed oltranzista che corrisponde al nome di Generation Antichrist. Non il solito Thrash, non i revival insopportabili con i quali sin troppi pupazzi ci hanno ammorbato nel corso delle ultime decadi. Non parliamo di robaccia tirata per i capelli e laccata peggio del ciuffo di un rockabilly, tutt’altro. Parliamo dell’epopea di un nome che, nel bene o nel male, sgomitando è riuscito ad arrivare al 2020 portando con sé tanta sanissima voglia di far casino alla vecchia maniera, tenendo bene in alto la bandiera dell’odio. Un Thrash, quello di Generation, per nulla inficiato da groove moderni e dunque reso nella sua forma più scarna e primordiale. Battieria che pesta duro, harsh vocals, invettive contro la società e la religione, riffoni possenti come se piovessero. Secchiate di old school lanciateci in faccia manco fossero mutande sporche o sospensori sudatissimi, in the best tradition. Tradizione vera, però. Non finta o de plastica come quella di cui troppa gente dice di farsi portavoce. Ecco, tipo quelli che nelle loro bio scrivono robe come Thrashing since 2007!!!! e poi li ascolti / vedi dal vivo che paiono un incrocio strano fra un kakatua e i Lamb of God. No. No. No No No No, qui parliamo di autentici baluardi del genere giunti dall’inferno a torturarci con la mala novella. Fra i pochi coerenti rimasti ancora in piedi dopo la scomparsa del troppo poco compianto Peter Hobbs. Di un nome che dovrebbe incutere rispetto e paura nei cuori di chiunque e che, molto probabilmente, se la giocherà fino al 31 Dicembre 2020 con i Witches Hammer per il titolo di “disco Thrash dell’anno”. Proprio perché, come è stato per Damnation is My Salvation, anche Generation Antichrist riesce nell’intento di mettere sul piatto un modo ad oggi troppo “dimenticato” di concepire la musica estrema. Della serie: attacchi il jack, pigli e suoni. Buona la prima, come va poi va. Niente perdite di tempo, niente virtuosismi, niente sperimentazioni invasive, niente super manager che storcono il naso dicendo “no, questo al pubblico non piace”. E sti ca**i, del pubblico. Questo è e questo vi beccate.  Volete pogare coi muri? Volete far casino? Volete pigliarvi una sbronza molesta ricordando per filo e per segno ogni torto subito dal giorno di nascita a ieri? Generation Antichrist potrebbe fare al caso vostro e fornire un sanguinolento sottofondo adatto, aiutandovi a scatenare ogni tipo di malsana pulsione e voglia di spaccare la faccia al vostro prof. di Storia Moderna. Docet.

VOTO: 85/100

TRACKLIST:

1. Rise to Power
2. Strike Fast Strike Hard
3. Bow Down to the Clowns
4. Generation Antichrist
5. All Seeing Eye
6. Addicted to the Smell of Death
7. Empires Fall
8. Religiousuicide
9. A Perfect Day to Die (2020 version)

LINE UP:

David Garnett – voce
Wayne Dorman
– chitarra
Nige Rockett
– chitarra
Jeff Williams 
– basso
James Perry
– batteria

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marek

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