La Storia dei Death SS (1987 – 2020)

La Storia dei Death SS (1987 – 2020)

La Storia dei Death SS (1987 – 2020)

TITOLO: La Storia dei Death SS (1987 – 2020)
AUTORE: Steve Sylvester, con Gianni della Cioppa e Stefano Ricetti
ANNO: 2020
PAESE: Italia
CASA EDITRICE: Tsunami Edizioni

Teso ed insicuro, lo ricordo sin troppo bene, mi accingevo a scambiare due chiacchiere con lo Steve nazionale in occasione della presentazione de “Il Negromante del Rock”, sua primissima ed ufficiale autobiografia. Capitemi, in quel momento si stava realizzando il sogno di una vita. Ero letteralmente cresciuto con la musica dei Death SS e ad essi avevo consacrato la mia primissima band, cercando di seguirne i princìpi scenografici e concettuali, cercando di ricreare a mia volta una sorta di compagine “orrorifica”, mosso squisitamente dalle mie passioni. Nella fattispecie, lo splatter più marcato ed il culto di Ross Bay, ma sto divagando. Tornando a noi, la cornice era quella della Melbook Store di Firenze, ove un Marek decisamente intimorito e colmo di rispetto nei riguardi di una presenza forte, vigorosa e carismatica cercava in tutti i modi di barcamenarsi alla bell’e meglio. Un uomo, Steve Sylvester, certamente tutto d’un pezzo, stoico nel suo apparire ed al contempo gentile ed estremamente pacato. Un aura di mistero a tratti impenetrabile mista ad una certa sicurezza, sia personale sia “trasmissibile”. Questo è quel che percepii, sicurezza. Esattamente, nel preciso istante in cui mi scusai con il noSStro per il non potermi sedere, dato il cavo del microfono troppo corto. Non volevo rimanere in piedi, cercavo di risultare quanto più naturale possibile. Detto papale papale: me parevo pinocchio. Stavo rischiando di portarmi dietro l’amplificatore in una scena fantozziana, ma ci pensò una sua risata così genuina e rasserenante a mettermi tranquillamente a mio agio. In me si accese come una scintilla e tutto svanì come per magia. Un bel respiro… e via con la tanto agognata, CHILOMETRICA domanda che volli porgli. Foto assieme, dediche su “…in Death of Steve Sylvester” “Panic”, quattro chiacchiere scambiate al volo anche nel post-presentazione. Lui giustamente indaffarato per via del firma copie (tutti hanno avuto la loro opportunità senza problema alcuno), io con un treno in partenza da Firenze verso Roma, con conseguente viaggio su di un pittoresco regionale notturno. Stringevo forte la mia copia de “Il Negromante…” e pensavo: “ci sarà mai un seguito?”. Ero convintissimo della cosa, del resto certe Storie (con la “S” volutamente maiuscola) non lasciano mai il tempo che trovano; meritando necessariamente d’essere narrate nella loro interezza, per quanto possibile. Ed un’epopea come quella dei noSStri, inutile dirlo, non potrebbe trovare la sua totale esplicazione neanche in una collana di enciclopedie. Per quanto personale, intima, sentita, vibrante essa sia. Non basta leggere dei Death SS per capire i Death SS, bisogna “essere” i Death SS. Calarsi totalmente nei panni della mummia, del vampiro, dello zombie, della morte, del licantropo, del fantasma dell’opera. E proprio come fu per “Il Negromante del Rock”, quella che abbiamo fra le mani risulta tutto fuorché una lettura “disascalica”, un libro scritto “tanto per”. Con la stessa energia, La Storia dei Death SS (1987 – 2020)va ad immettersi sulle rotte già solcate dal primo spettrale vascello, continuando esattamente da dove il discorso era stato interrotto. Dunque una grande componente di intrattenimento mista alla felice convivenza di stili disparati, dal più colloquiale al più descrittivo. Ed attenzione, per “intrattenimento” non intendo certo un tipo di spettacolo leggero o frivolo. Decisamente il contrario: un libro che “intrattiene” poiché una volta iniziato non riesce più a farsi lasciare sul comodino, tanto è il materiale messoci a disposizione e tanta risulti la passione letteralmente trasudata da ogni capitolo. Come uno splendido film d’autore, questo secondo volume ci tiene incollati ad ogni pagina, curiosi di scoprire ogni volta il proseguo delle varie vicende, desiderosi di comprendere il vero valore di ogni opera firmata Death SS. Quanto sangue, sudore, fatica, risate e litigate si celino dietro ogni nota, ogni artwork, ogni maschera, ogni orpello e scenografia teatrale. La narrazione risulta scorrevole e piacevolissima, sia nei momenti più intensi che spensierati: la mia immaginazione dipinge uno Steve in piena notte, comodamente adagiato su di uno scrittoio antico, armeggiando con calamaio e penna d’oca, à la Dylan Dog. Proprio perché ogni episodio, ogni periodo della band, ogni avvenimento ed ogni aneddoto risultano raccontati con un piglio accattivante e personalissimo, veritiero, fuoriuscente dalla memoria e dal cuore del nostro artista, senza alcun filtro. Un gran modo di approcciarsi al lettore, rendendolo estremamente partecipe quasi si trovasse in quel momento a bordo di un tour bus folleggiando con questa meravigliosa horror crew. Quel che abbiamo fra le mani, quel che sfogliamo non è solamente una raccolta di “making of” dei vari album da “In Death of Steve Sylvester” “Rock n Roll Armageddon”, anzi. “La Storia…” è un meraviglioso viaggio ricco di episodi particolari, curiosità bizzarre, momenti drammatici, esaltanti, mozzafiato ed avvincenti nel loro dipanarsi. Dalle follie compiute in tour ai meticolosi allestimenti di scenografie e coreografie, dai momenti più intimi e personali a quelli condivisi con i fan, dai dettagli tecnici celati dietro ogni disco passando per spaccati di assoluta autenticità della scena dell’epoca: tutto viene raccontato con il cuore e la passione vera, sanguigna, schietta, di chi è stato a titolo definitivo uno dei grandi protagonisti della musica (e non solo) tricolore. Tante citazioni fra pellicole e band, ottimo modo per allargare gli orizzonti di chiunque risulti recettivo e voglioso di informarsi su varie realtà, approfondendo discorsi ed aprendone di nuovi. Momenti di purissima comicità (il modo in cui Steve descrive la “classica festa di capodanno”. Ne vogliamo parlare? Così come degli scherzi e delle bravate compiute in tour) alternati ad autentici spaccati degni di un inquietante film dell’orrore (desolate campagne inglesi, apparizioni, fenomeni al limite del paranomale), passando per l’allestimento certosino di ogni situazione riguardasse sia lo studio che il tour (mai vista tanta professionalità e cura del dettaglio in un contesto nostrano. Posso dirlo apertamente), il tutto tenuto ben saldo dalla dedizione totale al proprio progetto. Dedizione vera, passione e devozione totali. Il secondo capitolo di questa fantastica storia ci fornisce dunque un degno prosieguo di quanto letto ne “Il Negromante del Rock”, non risparmiandosi censure “da fascia protetta” ed anzi risultando sempre sincero e veritiero, permettendo di farsi apprezzare sia dai fan storici che da quelli dell’ultim’ora, desiderosi di informarsi circa una delle band simbolo della Nostra penisola e non solo. Una delle poche, pochissime a potersi fregiare del titolo di orgoglio italiano. La sezione “dicono dei Death SS” posta in chiusura, in fondo, mista ad una sorta di post-fazione in cui Steve riflette sul vero significato della parola “successo”, parlano da sole. Il fatto che un artista del genere abbia voluto raccontarci quel che tanti sognavano di poter ascoltare, leggere… risulta già di per se stesso un evento straordinario. Non possiamo dunque non essere grati a Steve nonché alla sinergia venutasi a creare con due autentici colossi del giornalismo musicale italiano, come Stefano Ricetti Gianni Della Cioppa, per quanto possiamo sfogliare e custodire gelosamente. Nunc et Semper, in saecula saeculorum.

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marek

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