Vis Ira Maerŏr – Soul S Chain

Vis Ira Maerŏr – Soul S Chain

Vis Ira Maerŏr – Soul S Chain

TITOLO: Vis Ira Maerŏr
ARTISTA: Soul S Chain
GENERE: Symphonic Black/Neoclassical Black Metal/ Cinematic Gothic Metal
ANNO: 2019
PAESE: Italia
ETICHETTA: Indipendente

Forza e Dolore.
Musica estrema e spirito gotico.
Embrione di scuola nord-europea, ma spirito tutto italiano.
Oggi più che mai scendiamo nelle viscere delle emozioni umane più macabre.
E lo facciamo con stile: uno stile crudo, ma profondamente romantico.
Con un Ivo che gioca in casa. Decisamente.
I Soul S Chain sono una band proveniente dall’Emilia Romagna. Come anticipato prima, sono un gruppo fortemente influenzato dalla scuola gotica europea e dal Black Metal delle medesime zone: Svezia, Norvegia e limitrofi. Il tutto condito dalla musica classica, neoclassica e sinfonica.
Una delle scelte stilistiche più rischiose della musica estrema, a meno che non si abbia un’idea realmente chiara.
Il concept ruota sulla fragilità dell’uomo davanti alla scelta del potere. L’uomo è disposto a sacrificare tutto in cambio del potere e della possibilità di comandare, anche se ciò potrebbe mettere a repentaglio la sua stessa vita.
Ed è così che Christopher, valoroso conte e condottiero intento a dominare su tutto il regno di Ultimatya, decide di acquisire il potere della distruzione e dell’immortalità cedendo la sua anima a Damien, una forza demoniaca che si impossesserà di lui divorandogli progressivamente l’umanità. Durante la campagna bellica il suo acerrimo nemico Tyngar decide di invadere il castello del condottiero, momentaneamente scoperto, per violare fino alla morte Lilia, l’amata di Christopher. Tornato al castello, Egli si trova davanti a un bivio esistenziale: lasciar morire il suo amore, o dividere con lei la maledizione, rendendola immortale ma al contempo destinata ad una vita inumana.
Probabilmente contro ogni aspettativa per il lettore, il protagonista sceglie la prima soluzione, stando accanto all’amata nel suo ultimo respiro; il condottiero giurerà vendetta e partirà alla ricerca del suo nemico, il quale diventerà bersaglio della sua incontrollabile ira e obbiettivo finale della sua campagna bellica, e non solo.
La maledizione è metafora di suicidio spirituale ciclico che porterà a rivivere all’infinito i ricordi (intesi come le stanze del castello), fin quando Christopher riuscirà ad entrare nell’ultima stanza, quella in cui è presente lo spirito di Lilia.
E’ con queste premesse che andremo a leggere di questa storia che è permeata, tralasciando per un momento la musica, dallo spirito esteta di natura wildeiana e da uno ubermensch d’annunziano di reinterpretazione prettamente gotica.
L’album si apre con Adventum Nequitas, simboleggiando l’ira di Christopher e come questa renda lui, e l’umanità intera, fragile e bramosa dinnanzi all’opportunità del potere, inteso in senso assoluto. Damien prende voce, spiegando in latino che “Affinché Christopher possa dominare in tutto il regno, il demone diventerà protagonista del suo percorso, che affinché egli possa avere dei prigionieri di cui disporre, il demone terrà prigioniero il suo cuore, che affinché egli possa vivere tra le epoche, il demone vivrà oltre ciò che lui era” [ripetizioni tenute appositamente per fedeltà verso la versione originale in latino] .
Arriviamo dunque a Preludio Alla Dannazione: il matrimonio mefistofelico tra il conte e Damien ha inizio, nonostante Lilia manifesti forte disapprovazione chiedendo all’amato di non “decedere all’odio”. Richiesta posta invano, come si coglie da una citazione in flashforward di quello che sarà poi l’ultimo brano dell’album. A partire dalla citazione, il climax ritmico supportato dai blast beat descrive perfettamente il mood del momento. I nostri hanno messo in chiaro le loro scelte musicali: cinematici, ricchi di pathos e, melodicamente, di sfumature musicali molto dettagliate.
Terza traccia: Risveglio nella morte. Il sound estremamente tragico rende perfettamente la presa di coscienza della maledizione e della sua ciclicità, il tutto rafforzato dallo scambio di battute tra Christopher e Lilia:
Non ho più lacrime per lavare le mie mani pregne di peccato”/”Il tuo cuore infranto riassapora il dolor. La scelta dell’odio ha salvato Ultimatya, ma hai perso me“.
Il dramma più greve è ormai irrimediabilmente realizzato.
La titletrack ha adesso un peso ancora maggiore poiché Christopher non trova la forza di entrare nella stanza del suo amore perduto: la morte di lei è l’unica vera maledizione; sotto delle soluzioni musicali ancora più cinematiche, Damien gira il coltello nella piaga, e attraverso dei dialoghi da ambo le parti maschili ed una strumentale delicata, serafica e macabra al contempo, il pathos dell’opera ha raggiunto ormai la vetta. Il mood agrodolce e nostalgico è degna rappresentazione della più grande delle perdite.
Lilia è il racconto di come ella viene trovata nel letto. Le ritmiche appositamente confuse atte a spiegare in maniera coerente il confondersi dei sentimenti di Christopher sono sorrette da veementi tensioni armoniche e per una costante alternanza tra angoscia e violenza. Un pezzo decisamente raro di cui quest’album, e non solo, ha bisogno.
Giungiamo dunque a Vento Di Guerra, “diviso in tre parti”: la prima (L’uomo è il demone) che allude al potere crescente della potenza del conte tramite le arti oscure, supportato da un crescendo musicale particolarmente fortificato dalla narrazione; la seconda (Piegato alla furia) migliorato dall’utilizzo di una dose massiccia di musica classica; la terza (Fino alla fine), in cui il protagonista compie la sua vendetta contro l’acerrimo nemico, decorato da dettagli macabri che non lasciano spazio all’immaginazione, neanche dal punto di vista musicale.
L’Insidia Di Damien è forse il plot twist della storia: Ultimatya si scopre essere, dal principio, il teatro della volontà del demone. musicalmente la track è più scandita, più ritmata, meno Extreme Metal se così posso dire, come chiara e scandita è ormai la presa di coscienza del conte nei confronti della sua maledizione.
Penultima traccia: Liberaci Dal Male. Lo spirito di Lilia ammonisce tetramente la scelta di Christopher attraverso una intro vocale maestosa che fungerà da ring role per la chiusura dell’album, dal momento che le linee melodiche della chiusura dell’album saranno utilizzate in maniera simile, in veste di reprise musicale.
Siamo giunti dunque alla fine, e la citazione flashforward di cui ho parlato prima è proprio il titolo dell’ultimo brano, ovvero Speranza, Una Perfetta Menzogna.
Christopher si dispera e chiede perdono, ma non riesce a trovare neanche una traccia di purezza del suo animo, ormai andata perduta. Alla fine della sezione metal, trova finalmente la forza di sfondare la porta dell’amata: i due si giurano amore eterno. Ma è tutto inutile, e il condottiero torna nel suo loculo con tristezza, consapevole che quello sarà il luogo dove rinascerà invano per il resto della sua vita; il tutto supportato da un beauty and the beast  con la meravigliosa voce di Beatrice Bini da far sussultare le pietre miliari della scena gotica internazionale.
Nell’outro, la reprise generale del tema e delle melodie principali.
Cosa dire in linea generale dell’album che non sia già stato esplicitato precedentemente?
Una cosa stilisticamente molto particolare. L’album è ricco di musica, intersezioni, soluzioni musicali elaborate… ma è un album dritto. Prevalentemente in 4/4. Ebbene sì, un ascolto non approfondito o di qualcuno che supporta genuinamente la scena senza imbracciare uno strumento [chiaramente non è un demerito, si può essere intenditori e apprezzatori senza suonare e suonare non dà la certezza di capirci di più, dico solo che suonando l’attenzione finisce per cadere inevitabilmente su elementi diversi della musica], potrebbe reputarlo un album artificioso e complesso, ma i nostri sono riusciti a creare un’opera a tutto tondo senza scomodare scelte storte, Progressive o Avant-Garde. Avrebbero avuto la possibilità di pompare il tutto fuoriuscendo addirittura dal metal. Non hanno saputo farlo? Non sono stati in grado?
No. La verità è che non ne hanno avuto bisogno.
Hanno optato per una linea essenziale e sono riusciti nel loro intento senza fregiarsi di inutili soluzioni (prettamente ritmiche e strutturali) che sarebbero state mero riempitivo. Sfido qualsiasi altra band a rendere un lavoro così cinematico e operistico in queste condizioni e con questa coscienza.
Touche ragazzi, io vi ascolto e vi vedo, e spero che in quanti più possibili colgano questa umiltà di fondo, perché è da qui che si riconosce chi sussurra la bellezza da chi la urla in maniera inelegante.
Lo stesso discorso può essere applicato alle scelte melodiche, sui cui punta l’album. Ad un primo ascolto il lavoro può sembrare ripetitivo, con gli archi che sviluppano tensioni e li risolvono, giocando per tutto il lavoro nello stesso modo. Ma isolando le varie melodie, le soluzioni sono molto più varie e si chiarificano ascolto dopo ascolto.
Ci sarebbero potuti essere molti più “trucchetti del mestiere” come più reprise, più scarnificazioni e riprese delle melodie e dei temi su momenti diversi dei brani dell’album, o anche più autocitazioni, perché il lavoro dei Soul S Chain è terreno fertile per tutto ciò. Ma qui si è deciso, seppur con molta cura, di raccontare una storia. E io, come loro, ho sempre diffidato da chi ripete le cose più volte, dal momento che se una cosa è chiara, lo è da subito. Alla prossima!

In questo castello lucente
Ti avverto e ti sento
Ma sei solo un’ombra invisibile
Che sfugge dal mio calore

VOTO:90/100

 

 

TRACKLIST:

01. Adventum Nequitas
02. Preludio Alla Dannazione
03. Risveglio Nella Morte
04. Vis Ira Maerŏr
05. Lilia
06. Vento Di Guerra pt.1: L’uomo è il demone
07. Vento Di Guerra pt.2: Piegato alla furia
08. Vento Di Guerra pt.3: Fino alla fine
09. L’Insidia Di Damien
10. Liberaci Dal Male
11. Speranza, Una Perfetta Menzogna
(12. Outro)

LINE UP:

Ephesian Zap – Voce, Chitarra
Bennez – Guitar
Syton – Bass
Vehuel K – Drum

Beatrice Bini – Ruolo di voce femminile di Lilia

WEB:

https://www.facebook.com/soulschains/

Ivo

ivano

Mi occupo da anni di recensioni e interviste (anche bilingue) in ambito Metal. Recensisco su Metal Winds solo previo invio del disco fisico in questione. Polistrumentista per Vereor Nox, Padulo, Breethoven e Social Media Manager per i Liquid Fear.

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