THY DESPAIR – The Song Of Desolation

THY DESPAIR – The Song Of Desolation

THY DESPAIR – The Song Of Desolation

TITOLO: The Song Of Desolation
ARTISTA: Thy Despair
GENERE: Melodic Death Metal / Symphonic Metal
ANNO: 2020
PAESE: Ucraina
ETICHETTA: Rockshots Records

Nuovo episodio dell’acclamata serie «Epikamelotwish’s Clone Revenge». Dato che la storia da raccontare è lunga, saltiamo il riassunto delle puntate precedenti e buttiamoci a testa bassa in questo nuovo episodio. Protagonisti della puntata i Thy Despair. La band è stata fondata dal chitarrista Nephilim nel 2006 a Kiev. Inizialmente, la band si fece conoscere con il nome di Thoughts Of The Desperate; nome che rivelava tutta l’essenza della disperazione di cui erano pervasi i testi. La prima canzone scritta dal neonato gruppo era in stile Gothic Doom e aveva influenze che raggruppavano Sins Of Thy Beloved, Betray My Secrets, Tristania, Draconian ed Estatic Fear. Quasi immediatamente però, la loro musica muta e si fa più veloce, articolata, scavalcando il concetto di Gothic Doom ma mantenendone le qualità estetiche e atmosferiche che marcano a fuoco l’identità della band. Questo cambio di stile porta il gruppo alla decisione di cambiare il proprio nome in Thy Despair. I primi anni di attività dei Thy Despair si concentrano prevalentemente sull’attività dal vivo. Dopo un singolo rilasciato nel 2011 (Beyond Athanasy), segue un periodo di stop di tre anni e solo nel 2014, con una nuova formazione e nuovo materiale, la band torna a far parlare di sé; al mastermind Nephilim si uniscono il batterista Frozt e il tastierista Nick (già presente nella precedente formazione dei Thy Despair). Successivamente vengono reclutata la vocalist Tatyana Mikhailova (Malinconia) nella quale ricoprirà anche il ruolo di bassista. Nel 2015, sorgono nuovi problemi all’interno della line-up e subito dopo il rilascio del singolo Vilny, la band si prende altri due anni di pausa. Nel 2017, il progetto risorge con una formazione rinnovata: Elin alla voce, Nephilim alla chitarra e alla voce, Strike (Crisis, Black Cat, Lord Of Dust) alla seconda chitarra, Navka (Dolonі, Censor, No Brakes) alle tastiere, Anton (Censor, Black Cat) al basso e Alex (Two Streets) dietro le pelli. Con questo nuovo assetto, il progetto è pronto a ritornare attivo e nel 2018 viene rilasciato il primo EP di tre tracce: The Free One. L’EP basava i suoi testi sulla guerra in Ucraina e per scelta del gruppo venne rilasciato in due versioni, in lingua madre e in inglese. Passano altri due anni e arriviamo all’anno corrente; i Thy Despair giungono infine al debut-album intitolato The Song of Desolation. Album che possiamo catalogare come sequel dell’EP del 2018. La tematica è la medesima e in questo album viene ampliata e completata: «È stata una grande tragedia per la nostra nazione e con queste canzoni abbiamo voluto trasmettere un preciso messaggio: si deve sempre combattere e mantenere la libertà nel proprio cuore e nella propria mente. I testi di altre canzoni, invece, sono ispirati a leggende locali o esperienze di vita. » (Nephilim). Non a caso abbiamo titolato questo spazio «Epikamelotwish’s Clone Revenge», bastano poche note dell’iniziale The Free One per ritrovarsi subito in un mix di Epica, Kamelot, Nightwish con aggiunta di Tristania e Draconian. Un Gothic Metal con apporti sinfonici a tratti tirato con cantato triplo cleangrowl e operistico. L’esecuzione strumentale è di buona fattura ma risulta troppo ancorata ad un sound stra-abusato e le combinazioni di passaggi serrati, rallentamenti e arrangiamenti sinfonici è prevedibilissima. Nella successiva Sabbath si aggiunge un sottile eco degli ultimi Dimmu Borgir che lascia maggior spazio al cantato in growl ma non incentiva più di tanto la parte Death che la band annovera nella sua impronta. Seguono il Gothic sinfonico di Fear And Despair e la total-Epica oriented (anche se ci sarebbe qualche appunto da fare sulle parti liriche del cantato che in alcuni punti mal si uniscono alle vocals in growl) Burned By Love. Piccolo cambio di rotta con Last Breath che presenta una costruzione più varia e personale e la band si distacca, almeno strumentalmente dalle sue ancore di salvezza. Anche nelle parti più spedite, rispetto alle precedenti, l’impronta propria del gruppo è più evidente e il canto maschile è più omogeneo. La controparte femminile delle linee vocali invece non intende spostarsi dai suoi schemi e non è molto in linea con il resto del brano e nel finale diventa quasi inascoltabile. Sullo stesso piano compositivo la successiva War. Un mantenimento di rotta che riesce a tenere salde le briglie qui ottenuto del controllo dell’album. Anche le due voci appaiono più in equilibrio. Fine dell’idillio allo scoccare delle prime battute di Army Of Dead che riporta, sopo una breve intro romantica, l’album ai suoi scenari iniziali infarcendo il pezzo di una maggiore connotazione sinfonica che lo pompa in maniera vicina all’esagerazione. A fare la parte del cattivo rimane il solo Nephilim che con il suo growl roccioso cerca in tutti i modi di contrastare l’atmosfera da Schiaccianoci in chiave moderna che domina questa settima traccia. Avanti così anche per le seguenti Falling Star (che riprende in parte anche Fear And Despair) e Ghost Raider. Arriviamo al gran finale con Falcon. Tutte le soluzioni delle tracce precedenti chiamate a raccolta a costruire, infarcire, condire, mescolare, abbellire e rifinire quest’ultima traccia. Nulla viene aggiunto e nulla viene tolta, tutto viene semmai amplificato e condotto allo spasmo agonistico in un crescendo continuo che porta allo stacco finale dove tutti prendono fiato e le tastiere accompagnano il sipario alla chiusura.

Sarebbe facile chiudere con il classico «Se siete fan di… questo album fa al caso vostro!» ma in questo caso, forse per un’idea balzana, anche i fan delle bands elencate nei paragrafi precedenti avrebbero qualcosa da ridire su questo debutto. Sound forse ancora troppo derivativo e soluzioni, come evidenziato, facilmente intuibili che mischiate agli eccessi di orchestrazioni e duelli vocali non giovano alla resa totale di questo disco. Il graffio del gruppo si perde tra i troppi rimandi e scade nella ripetizione.

VOTO: 55 / 100

TRACKLIST:

  1. The Free One
  2. Sabbath
  3. Fear And Despair
  4. Burned By Love
  5. Last Breath
  6. War
  7. Army Of Dead
  8. Falling Star
  9. Ghost Rider
  10. Falcon

LINE-UP:

Anton – Basso
Strike – Chitarra
Navka – Tastiere
Elin – Voce
Alex – Batteria
Nephilim – Voce / Chitarra

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