PURTENANCE – Buried Incarnation

PURTENANCE – Buried Incarnation

PURTENANCE – Buried Incarnation

TITOLO: Buried Incarnation
ARTISTA: Purtenance
GENERE: Death Metal
ANNO: 2020
PAESE: Finlandia
ETICHETTA: Xtreem Music

Quando l’album che a breve andrò a raccontarvi nel dettaglio (o almeno spero di riuscire a farlo) mi è capitato tra le mani non sapevo che stavo per avere a che fare con una band storica della scena Metal estrema. Quindi, prima di arrivare al disco, occorre fare il giusto preambolo e presentare il grupèp come merita. Trasferiamoci dunque nel profondo Nord del continente europeo e avviciniamoci alla porta del covo dei protagonisti: i Purtenance. La band nasce a Nokia, in Finlandia, nel 1990; inizialmente noti come Purtenance Avulsion, nome con cui registrarono la loro omonima Demo di debutto nello stesso anno e subito dopo la demo, decisero di abbreviare il loro nome in Purtenance. L’anno seguente (1991) la band registrò una Demo che sarebbe diventato un EP per Drowned Prod. (proprietà di Dave Rotten, attuale proprietario di Xtreem Music e cantante degli Avulsed), seguendo lo stesso percorso musicale della loro precedente Demo. L’EP (intitolato Crown Waits The Immortal) ha visto la luce a Settembre di quell’anno in un’edizione limitata di cinquecento copie. Dave, felice della band, ha fatto un’offerta per loro per la prima volta, che il gruppo ha accettato volentieri, vendendo abbastanza bene questo EP e non solo per la promozione che significava, ma anche per la qualità della band e delle loro composizioni. La band era già pronta a diventare uno dei maggiori act della scena Metal finnica (e forse era troppo poco apprezzata ai suoi tempi) e con questo slancio varcò le porte degli MDM Studios per registrare e mixare Member Of Immortal Damnation, debut-album ancora oggi considerato uno dei migliori album finlandesi di Death Metal dei primi anni ’90, con copertina realizzata dal genio di Chris Moyen (Nominon, Incantation ecc…). Debut oscuro e blasfemo come pochi sono stati visti, con un futuro promettente in grado di inserirsi subito all’interno dell’immensa ondata di gruppi di quello tempo. Ma non fu così. Poco tempo dopo l’uscita del disco, la band si sciolse, a causa delle differenze musicali dei suoi membri (come nel caso del chitarrista Toni Honcala determinato a prestare maggiore attenzione alla sua side-band Cough). Nel 2010, l’etichetta statunitense Dark Symphonies ha realizzato un’edizione presumibilmente limitata (che in seguito non lo è stata… era solo un trucco) che raccoglieva in un solo colpo l’album di debutto, il precedente EP e il primo Demo della band in una doppia edizione in vinile, seguita nel 2011 da una ristampa dell’album in CD via Xtreem Music. Lo stesso anno, i Purtenance decisero di riformarsi in trio con i membri originali Juha Rannikko (chitarre) e Harri Salo (batteria) coadiuvati dal nuovo membro Ville Koskela al basso e alla voce. Il nuovo materiale prende forma rapidamente e nell’estate del 2012 viene pubblicato un nuovo mini-CD intitolato Sacrifice The King, nuovamente impreziosito dall’art-work di Chris Moyen e ricevendo un grande benvenuto dall’intera scena nonostante abbia suscitato sentimenti contrastanti tra i fan. Ciò non ha fermato la band che non solo ha continuato a lavorare su nuove canzoni, ma ha anche aggiunto un secondo chitarrista (Ville Nokkelainen) alla propria formazione, in contemporanea, da un lato tornava a calcare il palco e dall’altro registravano il loro tanto atteso secondo album: Awaken From Slumber. Pubblicato nell’Ottobre del 2013 sempre attraverso Xtreem Music in coincidenza con il primissimo spettacolo della band fuori dalla Finlandia al Ritual Zombi Fest di Madrid. Awaken From Slumber mostra il lato più pesante e più oscuro del gruppo e questa volta riceve l’approvazione anche tra i loro fan. A due anni di distanza dall’agognato secondo album, nel 2015, arriva la release del terzo full della rinnovata band finnica, …To Spend The Flame Of Ancient, al quale fa seguito, a distanza di cinque anni e dopo alcuni cambi di line-up, il quarto album: Buried Incarnation. Siamo così giunti al disco che è giunto alla nostra attenzione. Partenza carica di atmosfera, armonie affilate ma soffuse e passo cadenzato per l’iniziale Into The Arctic GloomOpener greve e di connotati angoscianti che si fa più oscura all’ingresso, ben oltre la metà del leitmotiv e quasi sul finale delle vocals che fungono solo da appesantimento della trama del brano e accompagnano al secondo pezzo, Shrouded Vision Of Afterlife; ugualmente greve, atmosferico, affilato e scuro, ove le linee vocali si diffondono come uno spettro e una piaga portando i ritmi ad un lento ma distruttivo aumento della velocità intervallato da repentini cambi di tempo i quali trascinano e confondono. Under The Pyre Of Enlightenment si stacca, seppur di pochi centimetri, da questo andamento atmosferico e spettrale per giocare maggiormente su una malignità più “pura” con intermezzi più aperti e rallentamenti utilizzati come ponte tra le ragionate sfuriate che costituiscono l’anima del pezzo. Grezza e sgraziata e la seguente The Malicious Moon, i suoni delle chitarre, a tratti, sembrano lontani e registrati sotto ad una campana di vetro attraverso un vecchio grammofono al contrario delle vocals e di ritmi di basso e batteria che invece sono molto ben definiti. Un connubio che infonde a questa quarta traccia un’anima precisa e un’impronta definita che la rendono subito il pezzo migliore dell’album. Le successive Lifeless Profoundity e Deathbed Confession appaiono come le due parti del medesimo brano, la prima più cadenzata e la seconda che partendo da quell’idea si sviluppa in una corsa sfrenata intervallata da brevi decelerazioni. Decelerazione che domina per tutta la prima parte della successiva Wrapped In Lamentation fino alla mutazione che la trasforma in un classico del Death più ruvido e sanguigno appesantito da continui cambi di tempo. Come per il duo precedente anche in questo caso sembra di essere davanti a due tracce sinottiche; da Wrapped… si passa, senza stacchi, a Dark Womb Of Nothingness che riprende dalle mosse finali della precedente per proseguire sul percorso dettato dalle prime tracce del disco accentuandone i tratti più tetri e “infernali“. Si arriva alla chiusura con Burial Secrecy; l’arrangiamento ricalca per stile l’iniziale Into The Artic Gloom e per costruzione The Malicious Man, atmosfera, suoni distorti e ovattati, passo lento e pesante, linee di basso marcate, batteria possente e vocals cavernose. Finale che riprende tutti i tratti della tracklist di questo quarto lavoro della band e li lascia liberi di sfogare la loro forza.

Quarto album che rimarca gli intenti della band di proseguire la propria carriera su un appesantimento del proprio sound apparendo ancora più oscuri e sulfurei rispetto ai primi lavori. Operazione riuscita pienamente che incasella una serie di brani che hanno tutta la stoffa necessaria per guadagnarsi gli scranni più alti delle classifiche e far arrivare anche questo disco tra i migliori della scena Death.

VOTO: 78 / 100

TRACKLIST:

  1. Into The Arctic Gloom
  2. Shrouded Vision Of Afterlife
  3. Under the Pyre Of Enlightenment
  4. The Malicious Moon
  5. Lifeless Profoundity
  6. Deathbed Confession
  7. Wrapped In Lamentation
  8. Dark Womb Of Nothingness
  9. Burial Secrecy

LINE-UP:

Aabeg Gautam – Voce / Basso
Juha Rannikko – Chitarra
Tero Aalto – Chitarra
Harri Salo – Batteria

WEB:

Facebook

Avatar

daniele_vasco

Lascia un commento:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *