NAPALM DEATH – Throes of Joy in the Jaws of Defeatism

NAPALM DEATH – Throes of Joy in the Jaws of Defeatism

NAPALM DEATH – Throes of Joy in the Jaws of Defeatism

TITOLO: Throes of Joy in the Jaws of Defeatism
ARTISTA: Napalm Death
GENERE: Grindcore/Death Metal
ANNO: 2020
PAESE: Regno Unito
ETICHETTA: Century Media Records

Ne è passata di acqua sotto i ponti dal seminale Scum, eh? Un disco di rottura con il panorama musicale dell’epoca che oltre ad aver inventato e sdoganato un nuovo genere musicale, ha sin da subito suscitato reazioni estreme e contrastanti. Il resto è storia, come si suol dire. Una storia che tutti conosciamo: l’affinamento del Grind con il successivo e storico F.E.T.O., la svolta Death Metal con Harmony Corruption, il tremendo declino avuto nella seconda metà degli anni ’90 per poi riesplodere con quel concentrato di rabbia sonora qual’era The Enemy Of The Music Business.
Dopo l’exploit conosciuto nel 2000 con quel perfetto trait d’union tra il Grindcore delle origini ed il successivo Death Metal più strutturato, la carriera dei storici grinders è continuata con una serie di lavori più o meno buoni (con lavori vincenti e convincenti come Leaders Not Followers Part 2 e Time Waits For No Slave)  ma con una certa immobilità stilistica, che seppur abbia ottenuto sempre risultati più che dignitosi stava cominciando seriamente a stancare, come hanno dimostrato la raccolta di inediti  Coded Smears And More Uncommon Slurs e gli ultimi due lavori in studio che, seppur discreti, dopo l’esaltazione iniziale sono stati messi da parte.

Cinque anni sono passati dall’ultimo Apex Predator e possiamo dire che seppur non stiamo di certo parlando di un capolavoro, i Napalm Death non hanno certamente “cazzeggiato” e sono tornati in grande forma. Throes of Joy in the Jaws of Defeatism è senza dubbio un lavoro come sempre violentissimo, nel quale i Napalm Death danno più spazio alla componente Death Metal, con canzoni leggermente più lunghe e complesse rispetto al passato. Anzitutto bisogna necessariamente sottolineare la performance assolutamente brillante del batterista, che sa dare quel quid in più grazie alla sue ritmiche dinamiche e fantasiose rendendo i brani Death/Grind un qualcosa di molto più complesso, non certo un semplice mestiere svolto svogliatamente. Per non parlare poi  del vocione del sempre più incazzato di Barney, che risulta essere spesso incisivo e caratterizzanti
Elementi che da soli non farebbero gridare al miracolo, in grado però di intersecarsi perfettamente con tutta una serie di sorprendenti episodi fortemente influenzati dai Killing Joke (avete letto bene!), in maniera del tutto sorprendente. Ecco quindi che i Napalm Death implementano in maniera convincente (seppur con qualche ingenuità, bisogna pur dirlo) elementi sonori tipici del Post Punk britannico e atmosfere al limite dell’Industrial: sicuramente una peculiarità capacissima di donare al tutto una bella ventata d’aria fresca, spiazzando l’ascoltatore e fornendogli sicuramente più appigli e voglia di andare avanti nell’ascolto, decifrando di volta in volta le varie influenze ben mescolate nell’impianto generale. Ecco dunque che la particolare sonorità apportata dall’idioma francese e il basso distorto di Joie de ne Pas Vivre dimostrano in maniera lampante quanto vi ho appena detto.
Altri episodi che sanno stupire in maniera molto positiva li troviamo poi nei cambi ritmici e di atmosfera della feroce Fluxing of the Muscle, il deathgrind di Contagion che nel ritornello rimanda ai Voivod più sperimentali o la marcia apocalittica di Amoral che in pratica è un pezzo degli ultimi Killing Joke finito qui.. per sbaglio! Di contro, Invigorating Clutch è un pezzo al limite del Groove Metal con una intro Industrial ma forse leggermente incompleto, assieme alla conclusiva e blanda A Bellyful of Salt and Spleen (che vuole bissare Joie de ne Pas Vivre in chiave decisamente più lenta ma senza riuscirci, risultando insipida e poverella) Gli episodi più deboli del lavoro, tuttavia non proprio da condannare in senso totale.
Il resto del disco si barcamena agilmente nelle classiche sfuriate a cui i nostri ragazzi ci hanno abituato nel nuovo millennio, seppur con un sound più orientato al Death Metal, con una serie di pezzi sì classici, ma sempre molto coinvolgenti. Pezzi come la doppietta iniziale o la title track diventeranno dei futuri classici in sede live, grazie ad un guitar work sempre molto ispirato.
Un lavoro frenetico ed iracondo, oltre che discretamente vario e coraggioso: speriamo vivamente che le nuove pesanti influenze possano essere ulteriormente sviluppate in futuro e che di conseguenza, questo Throes of Joy in the Jaws of Defeatism, possa fungere da apripista per una nuova fase di carriere dei Napalm Death non risultando solamente un fuoco di paglia.
Uno di quei ritorni storici che sicuramente farà discutere vista la voglia di osare, ma che al contrario di altri lavori (Testament e Deep Purple soprattutto) vince e convince per la musica contenuta in questi solchi e non tanto per il nome che porta in copertina.

Voto:75/100

Tracklist:

01. Fuck the Factoid
02. Backlash Just Because
03. That Curse of Being in Thrall
04. Contagion
05.  Joie De Ne Pas Vivre
06. Invigorating Clutch
07.  Zero Gravitas Chamber
08. Fluxing of the Muscle
09. Amoral
10. Throes of Joy in the Jaws of Defeatism
11. Acting in Gouged Faith
12. A Bellyful of Salt and Spleen

Line Up:
Mark Greenway – Voce
Mitch Harris – Chitarrista
Shane Embury – Basso
Danny Herrera – Batteria

Web:
https://www.facebook.com/officialnapalmdeath

 

 

 

 

Sebastiano Dall'Armellina

sebastiano

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