LITTLE ALBERT – Swamp King

LITTLE ALBERT – Swamp King

LITTLE ALBERT – Swamp King

TITOLO: Swamp King
ARTISTA: Little Albert
GENERE: Blues Rock
ANNO: 2020
PAESE: Italia
ETICHETTA: Aural Music

In questo 2020 un po’ sfortunato, nonostante tutte le complicazioni sorte a livello di eventi dal vivo a causa della pandemia, abbiamo comunque avuto delle piccole, grandi gioie a livello di uscite discografiche: l’ultimo album dei Paradise Lost sta piacendo a parecchie persone, i Necrodeath hanno rilasciato un Ep tanto piccolo quanto intenso, i Triptykon con Requiem hanno forse fatto la loro mossa nella maniera più sorprendente di tutti e i Katatonia sono riusciti a sorprendere, nel bene e nel male, la maggior parte degli ascoltatoril. Sono solo alcuni degli esempi virtuosi di quello che abbiamo potuto godere in questi mesi, in termini meramente musicali.
Come ogni anno ci sono sempre quelle sorprese inaspettate, anche allontanandosi dal panorama mainstream ed andando a scavare in quelle realtà underground o comunque di nicchia; abbiamo parlato di gruppi famosi a livello internazionale, non dobbiamo tralasciare tuttavia quel che potrebbe rivelarsi parimenti interessante, pur non essendo legato ad un nome blasonato o dall’esperienza pluritrentennale. Ecco, il primo disco solita di Alberto Piccolo dei MESSA è un po’ questo: il perché è dettato dal fatto che l’attenzione e il successo (sempre relativo) che sta ottenendo è assolutamente meritato, vista la qualità che emanano i solchi di questo Swamp King.
Dimenticatevi i MESSA: non troverete né la graziosa voce femminile di Sara (o di qualunque altra cantante), né i chitarroni Drone/Doom opprimenti, gli innesti di Sax, quelle atmosfere così misteriose o concept arzigogolati al suo interno. Bensì, avrete tra le mani un album nemmeno tanto lungo, di Blues Rock dalle tinte Hard e Psych parecchio riuscito.
La title track fa partire il disco in maniere lenta e soffusa, elegante e dimessa: se non fosse per la registrazione “moderna” (ma non troppo e sporca al punto giusto) potrebbe benissimo provenire da un classico Blues degli anni ’30/40. Una buona partenza, non c’è che dire, e già da subito a stupire in positivo è il timbro vocale e l’interpretazione che Alberto Piccolo dà dietro al microfono. Dopotutto, conosciamo bene la sua abilità come chitarrista, risultando prima dell’ascolto un’incognita come cantante. Ogni dubbio viene spazzato via!
Si prosegue poi con una cover e la seconda canzone è Bridge of Sighs di Robin Trower (chitarrista storico dei Procol Harum), momento in cui la vena psichedelica prende forza e coraggio. Il riff portante è molto acido e l’andatura lisergica della sezione ritmica non fa che aumentare il senso di trip che dà questa riuscita e convincente reinterpretazione.
Mean Old Woman è un altro pezzo parecchio malinconico e nostalgico, graziato oltre che dall’ottima prova solista di Alberto (esaltata da suoni caldi e avvolgenti) anche da un ritornello di facile presa, in questo sound d’altri tempi il quale vede esplodere le influenze Blues che egli dona al sound della band madre.
Una tripletta davvero notevole, non c’è che dire; ed ecco che ad aprire la seconda parte del lavoro ci pensa un pezzo strumentale. Blues Asteroid è un sensuale Blues dalle tinte notturne, molto ben riuscito nonostante – a parer mio – si sarebbe potuto osare un po’ di più, magari donandogli un taglio più psichedelico che sicuramente avrebbe reso ancora più onore al suo titolo.
Si arriva ora all’ultimo inedito di Little Albert e, per chi vi scrive, l’apice assoluto di questa prova solista: Maryclaire. Un pezzo sofferto e struggente, da ascoltare rigorosamente al buio. È la vena rocciosa e grintosa tipicamente Hard Rock a stupire e dare forza e vigore al pezzo, con una sezione ritmica versatile che sa passare con disinvoltura da ritmiche docili ad altre decisamente più energiche. Inoltre, nella parte solista finale gli assoli di chitarra vengono sballottati tra i vari canali audio, “rimbalzando” tra le due casse (o cuffie) dando un piacevole senso di stupore e smarrimento.
Si arriva quindi alla sesta canzone, la cover Outside Woman Blues di Blind Joe Reynolds (nel corso degli anni omaggiata anche da titani del Rock come Jimi Hendrix o i Cream). Brano il quale viene rinverdito dalla verve del Rock nonché da una ritmica saltellante che dà una certa presa al brano.
E come brano bonus per le edizioni digitali e in vinile dell’album ,ecco che arriva un altro classico del Blues: parliamo di Hard Times Killing Floor Blues di Skip James, l’unico pezzo semi acustico del lavoro. Ottima la scelta di non fornire una reinterpretazione solamente acustica di questo classico, visto che è proprio il tocco Rock/Hard Rock/Psych a dare personalità a questo lavoro. I piccoli innesti di chitarra elettrica danno una sfumatura ancora più fangosa e meditativa al pezzo facendo chiudere in bellezza questo disco che trasuda una passione vera e sincera(e pure per questo genere, mista ad una cultura in ambito decisamente da sottolineare.
Considerazioni finali, è giusto ribadire come questo disco sia un ottimo esordio solista, facendo sperare per una carriera parallela del nostro nei panni da Bluesman, panni nei quali questo ragazzo ha dimostrato di trovarsi particolarmente a suo agio.
Gli assoli di chitarra sono deliziosi e rappresentano l’elemento più riuscito di questo disco, nonostante anche il basso di Mattia Zambon e la batteria di Christian Guidolin contribuiscano attivamente alla riuscita di questo esordio. Un telaio ritmico spesso minimale e dimesso, capace però di svolgere perfettamente il suo compito dimostrandosi anche più variegato di quel che si potrebbe pensare. Un basso dal suono bello, rotondo e corposo, unito ad una batteria dal sound secco e diretto. Mixando il tutto, un flusso sonoro placido ed ipnotico.
Insomma, nulla di pesante e oscuro o comunque moderno e innovativo: le sensazioni che Swamp King vuole trasmettere (e che sa dare) sono diverse, comunque legate al proprio genere di appartenenza. Aggiungiamo anche il fatto che il lavoro sia poi composto di sei canzoni (sette nell’edizione digitale o vinilica) per trentun minuti scarsi di musica (trentaquattro con la bonus track), che per alcuni ascoltatori possono risultare pochi e far quindi storcere il naso.
Siamo contenti quindi che la Aural Music abbia voluto scommettere su questo lavoro e speriamo che in futuro Little Albert ne faccia altri, anche perché siamo certi che il Nostro abbia sicuramente qualcosa da dire anche in questa veste.

Voto:75/100

TRACKLIST:
1. Swamp King
2. Bridge Of Sighs
3. Mean Old Woman
4. Blues Asteroid
5. Maryclaire
6. Outside Woman Blues
7. Hard Times Killing Floor Blues (Bonus track)

LINE UP:

Alberto Piccolo – Chitarra, voce
Christian Guidolin – Basso
Mattia Zambon – Batteria

WEB:

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Bandcamp

 

 

 

 

Sebastiano Dall'Armellina

sebastiano

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