KALDVARD – Dømt Til Bål Og Brann

KALDVARD – Dømt Til Bål Og Brann

KALDVARD – Dømt Til Bål Og Brann

TITOLO: Dømt Til Bål Og Brann
ARTISTA: Kaldvard
GENERE: Black Metal
ANNO: 2019
PAESE: Norvegia
ETICHETTA: Indipendente

Kaldvard (antica parola norvegese che significa freddo /gelo), è il nome dato alla band da uno dei suoi due fondatori: Kaldr. La storia del gruppo ha inizio da una fine: Galge, dopo cinque anni di militanza alla voce nella Black Metal band Gravdal, si era reso conto di non avere più nulla in comune con la musica. Lasciare la band era stata una decisione difficile da prendere, ma per lealtà nei confronti della band stessa e per rispetto verso i fan, se ne andò per mancanza di ispirazione e per il fatto che non riusciva tenere il passo con i suoi compagni, sempre attivi e sempre pronti a sfornare pezzi nuovi. Passarono gli anni prima che Kaldr contattasse Galge per proporgli di partecipare ad alcuni brani che stava componendo. Nella mente di Galge, il desiderio che un giorno sarebbe tornato alla musica, se si fosse rivelata un’opportunità, non si era mai spento e ascoltando ciò che gli veniva proposto si rese conto che il giorno era arrivato; questa era la via del ritorno, questo poteva aprire un universo di nuove possibilità e collaborazioni. Con questo presupposto, Kaldr e Galge danno forma alla loro prima canzone, Blåfrosset I Tid, uscita nel 2018. I due componenti si sentirono di nuovo pervasi da un’energia da troppo tempo rimasta assopita e senza lasciar passare troppo tempo, diedero subito vita ad un secondo brano: Savn Med Hat. La rinnovata passione permette ai due di realizzare subito il debutto ufficiale intitolato Fossegrimens Pant (2018) seguito rapidamente dal secondo full: Dømt Til Bål Og Brann (2019), che ha visto il duo voce e chitarra trasformarsi in un trio con l’entrata in gioco del bassista Ingve. Un album che mette in risalto una grande ricerca riservata a soluzioni sonore atmosferiche e dai tratti ritualistici su cui vengo incastrati secondo un disegno (fin troppo) preciso i vari tasselli del mosaico strumentale; una serie di riffs e vocals che ripercorrono la prima scuola del Black Metal miscelati a sequenze ritmiche alternate tra il blast-beat e il Black’N’Roll; una sorta di matrimonio tra Antimateria e Carpathian Forest dove i secondi dominano sui primi. La combo formata dall’introduttiva Infered e da Nådeløs I Land è un chiaro esempio di questa scelta stilistica dove regna una cura quasi maniacale degli arrangiamenti i quali fanno avvertire una certa mancanza di “indipendenza e istinto“, ma la sana cattiveria che ne esce è comunque coinvolgente e di buona forgia. Atmosfera e velocità dei primi due brani iniziali che vanno ad alternarsi a due brani in opposizione, Shield Wall e la title-track Dømt Til Bål Og Brann, veloce il primo e più atmosferico il secondo (dove le linee vocali iniziali, per quanto possa sembrare assurdo, ricordano fortemente i Rammstein). La seconda combo esce già molto più riuscita della prima anche se l’andamento degli arrangiamenti resta invariato ed è facile intuire come varierà il pezzo. A distinguersi leggermente, seppur non mutando l’impronta dell’album, è Lynderhorn, che dei rimandi ai già citati Carpathian Forest ne fa un punto di forza dando vita ad una canzone più sanguigna e meno prevedibile, più corposa e viscerale. Ne segue un mero riempitivo come The Executioners Diary, brano evitabile che a parte una fase iniziale di buon gusto con un bel tratto evocativo tra voci sussurrate e melodie semi-acustiche finisce per sfociare in un Black dai tratti melodici che non coinvolge e lascia dei dubbi a fine ascolto. Forse se inserito diversamente nell’album, ad esempio tra le due canzoni iniziali, con qualche modifica, avrebbe ottenuto una resa migliore, ma all’avvicinarsi delle battute finali finisce per stonare e creare uno stacco eccessivo. La conclusiva Tilbake, prosegue sui canoni della precedente ma ne infarcisce i suoni con una infusione azzeccatissima di echi Folk alla Windir (più improntati alla melodia e alla leggerezza) che trascinano e trasportano in un paesaggio onirico di gran classe dove le ritmiche assaporate nei minuti iniziali del disco si mischiano a riffs acidi e ad un cantato tra il pulito e lo scream che amplifica l’ottima atmosfera di questo brano finale, recuperandone la parte che si era andata leggermente a perdere con la penultima traccia. Un finale che scatena una forte emotività e lascia senza parole.

Un buon album, ben composto ed eseguito, forse troppo pulito e levigato, dove le distorsioni della chitarra si avvertono appena e il riffing principale dei vari pezzi ne soffre un po’ ma che comunque riesce a convincere subito fatta eccezione per The Executioners Diary.

VOTO: 75 / 100

TRACKLIST:

  1. Innferd
  2. Nådeløs I Land
  3. Shield Wall
  4. Dømt Til Bål Og Brann
  5. Lyderhorn
  6. The Executioners Diary
  7. Tilbake

LINE-UP:

Kaldr – Chitarra
Galge – Vocals
Ingve – Bass

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