JANA DRAKA – Where The Journey Begins

JANA DRAKA – Where The Journey Begins

JANA DRAKA – Where The Journey Begins

TITOLO: Where The Journey Begins
ARTISTA: Jana Draka
GENERE: Progressive Rock/Art Rock
ANNO: 2019
PAESE: Italia
ETICHETTA: Indipendente

 

Qualcuno disse -non so quando nè dove con precisione- che si tende a tornare dove si è stati davvero bene. Anche quando, magari, non si parla di un luogo fisico.
Mi ritrovo dunque in quella che considero la mia casa musicale: il mio amato Progressive Rock, senza tralasciare il supporto alla scena nostrana. E infatti qualcuno in Italia suona ancora uno dei generi che ci ha resi celebri negli anni ’70. E quel qualcuno questa volta giunge dal luogo dove risiede parte delle mie origini: la Calabria.
Gli Jana Draka sono una band Progressive Rock/Art Rock nata sulla punta dello stivale, ma attuamente attiva nella Capitale. Senza perderci in uno schematico elenco riassumerò il necessario: il 7 Maggio 2016 esce l’EP Introspection mentre a Giugno viene rilasciato il videoclip del singolo Portrait of Fancy; nel Settembre di due anni dopo il founder Valerio e il chitarrista Danilo si trasferiscono a Roma: qui completeranno la formazione definitiva con la quale pubblicheranno Where The Journey Begins, il loro primo full contenente ben 13 brani.
Gli Jana Draka propongono un Progressive Rock squisitamente melodico con influenze Art Rock e sonorità che è possibile ritrovare in gruppi come Queen, Kaipa, Agents Of Mercy, Karmakanic e i nostrani Banco Del Mutuo Soccorso, Locande Delle Fate e Universal Totem Orchestra.
Dunque iniziamo.
Overture è un’intro teatrale con un suo evidente tema e un altrettanto evidente sviluppo che cattura l’attenzione: esattamente ciò che un incipit dovrebbe fare; un vigoroso susseguirsi di sensazioni che si intrecciano producendo continuamente nuove sfumature. Arriviamo dunque a Coming Home che, delicata, si irrobustisce sul finale strizzando l’occhio al Progressive Metal novantiano. Salem, rilasciata come singolo, non rinuncia né allo spessore sonoro né alla melodia: il tutto accompagnato dalla meravigliosa voce di Sara Mun. Ovvia l’influenza, forse inconsapevole e indiretta, dei leggendari Kaipa di In The Wake OF Evolution e di Angling Feelings.
Siamo così giunti alla quarta traccia The Outsider: con reminiscenze strumentali di band Progressive Rock centro-nord europee come Agents Of Mercy Karmakanic, i nostri scrivono un pezzo prevalentemente strumentale, lasciando spazio a determinati tipi di atmosfere e mettendo consapevolmente le parole in secondo piano.
Come biasimarli: le parole a volte sono superflue.
A Gem’s Last Moment pt.1: non è semplice capire, in sonorità come queste, quando parlare di Progressive melodico o di ballad. Il mio consiglio, in questo caso, è quello di farvi cullare senza troppe domande.
A Gem’s Last Moment pt2: cantare su un pianoforte, se fatto a modo, rimane a mio parere una delle scelte più eleganti nell’Art Rock e nel Progressive. Al resto ci pensa un’altra strumentale non meno bella delle altre. Arriviamo così, non appesantiti per nulla da un lavoro che scorre leggero all’orecchio dell’ascoltatore, a Carcosa, dove un mood più Folk e delle scelte stilistiche che mi ricordano I Giganti del 1971 (Terra In Bocca) sono accompagnate da un’interpretazione vocale particolarmente teatrale.
Non sono sicuro di poter parlare di Suite in quanto non ho visto divisioni in Atti, ma come A Gem’s Last Moment anche Limbo è divisa, seppur in tre parti.
Limbo pt.1 è un chiaro incipit di ciò che andremo a sentire: come la prima parte di A Gem’s Last Moment, crea un’atmosfera profonda e coerente a ciò che verrà presentato nelle parti successive. Ottimo lavoro, anche qui, di nuovo.
Limbo pt.2 è un chiaro esempio di come ammassare soluzioni musicali non porta automaticamente ad un lavoro migliore. Spesso la semplicità e lo scrivere in modo essenziale funziona anche meglio: soprattutto in atmosfere noir tipiche di qualche decennio fa.
Limbo pt.3. Con un richiamo agli Opeth più progressivi, un synth svolazza e attira l’attenzione, mentre la strumentale si evolve, muta e si sviluppa come il concetto del genere richiederebbe. Chiusura del trittico sfruttata al meglio.
Arriviamo dunque alla fine di questa opera, avendo ancora tre brani di cui parlare brevemente prima del giudizio finale. Numero 11: Daydream. Delicata, soffusa, intima. Una voce, una chitarra e poco altro [si trovano] a sorreggere l’eterea interpretazione del cantato, mentre Awaken è un buon riassunto delle qualità trovate nelle tracce precedenti; il tutto chiuso da Notturno, una dolce chiusura che congeda calorosamente l’ascoltatore come, presumibilmente, farebbe un’affettuosa ninna nanna di una madre che saluta il proprio bimbo prima di dormire.
In un album così vario, eterogeneo, poliedrico, virtuoso e ben prodotto come questo è dura trovare evidenti difetti. Eventuali, li relegherei al gusto di un altro ascoltatore: per me il lavoro è pienamente promosso sotto tutti gli aspetti.

VOTO: 90/100

 

TRACKLIST:

01. Overture
02. Coming Home
03. Salem
04. The Outsider
05. A Gem’s Last Moment pt. 1
06. A Gem’s LAst Moment pt. 2
07. Carcosa
08. Limbo pt. 1
09. Limbo pt. 2
10. Limbo pt. 3
11. Daydream
12. Awaken
13. Notturno

LINE UP:

Valerio Magli – Basso elettrico, Contrabbasso, Voce
Danilo Pantusa – Chitarra Elettrica, Chitarra Acustica
Giorgio Belluscio -Tastiere
Federico Aramini -Tastiere
Valentina D’Angelo – Batteria, Percussioni

 

WEB:
https://www.facebook.com/JanaDraka/

Ivo

ivano

Mi occupo da anni di recensioni e interviste (anche bilingue) in ambito Metal. Recensisco su Metal Winds solo previo invio del disco fisico in questione. Polistrumentista per Vereor Nox, Padulo, Breethoven e Social Media Manager per i Liquid Fear.

Lascia un commento:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *