IMMOLATOR – Ars Moriendi

IMMOLATOR – Ars Moriendi

IMMOLATOR – Ars Moriendi

TITOLO: Ars Moriendi
ARTISTA: Immolator
GENERE: Death/Black Metal
ANNO: 2020
PAESE: Italia
ETICHETTA: Masked Dead Records

E un bel giorno arrivano gli Immolator. Non sapevi chi fossero né da dove saltassero fuori. Cerchi, ti informi, scopri tante belle cose. Tipo che, nonostante la produzione discografica al limite dell’esiguo, ‘sti bravi ragazzi pestavano durissimo. Che il loro sound non è assolutamente plasticoso e laccato all’inverosimle: una colata esplosiva di magma, lame arrugginite e cocci di vetro. Dopo tutto, parliamo di Death/Black anni ’90. Ottima annata. Sapevano fare il loro mestiere, sapevano interpretare la parola “estremo” alla perfezione, risultando schietti, genuini e feroci come un loro qualsiasi collega di Belo Horizonte. Parlo al passato, già; la loro epopea pare finita da un pezzo, dato sì che per una sequela infinita di complicazioni, il progetto venne recuperato sotto altre vesti, sotto un altro nome. La Storia, la loro breve storia, merita comunque una piccola menzione d’onore. Perché lo dico? Semplicemente, perché se gli strani eoni fossero volti a loro favore, ora come ora mi ritroverei a parlare di un gruppo caposaldo della scena metal estrema&(nonsolo) tricolore. Condividere il trono con i Necrodeath non sarebbe stato male. Pensieri miei, con i “se” e con i “ma” lontano non si va, o come diavolo recitasse quel proverbio. Nel dubbio, vi spacco la faccia a voi e le vostre yarballe. Dicevo: poche pubblicazioni, qualche demo, tre per l’esattezza. De ProfundisDemonmetal I.N.R.I; alla quale si aggiunge Ars Moriendi, fresca di pubblicazione nonostante risalga effettivamente alla fine degli anni ’90. Rilasciata sotto l’egida della Masked Dead RecordsArs… non pare rilasciare notizie certe sul futuro degli Immolator né su una loro eventuale rinascita. Un’operazione a se stante, da considerarsi come un “regalo” postumo. Una rapida ricerca: in origine, queste quattro tracce avrebbero dovuto far parte di un vero e proprio full-length, purtroppo mai completato o realizzato interamente. Mi trovo in estrema difficoltà, nonostante l’ascolto sia arrivato al numero cento e rotti; questi pezzi mi hanno conquistato ed alimentato pericolosamente la mia voglia di marcio, di violenza. Direte, giustamente: “allora? Che aspetti? Voto alto e ciao”. No, non è così che funziona. Troppi grilli per la testa, troppi pensieri, troppo… beh, dai, lasciatemelo dire: esaltanti… ma diamine! Può darsi sia solo una mia sensazione, eppure non smetto di chiedermi a cosa sarebbe potuto succedere se un disco del genere, in quegli anni, avesse visto la luce. Renderci partecipi della cosa a quasi vent’anni di distanza è crudele, a dire poco. Soprattutto se parliamo nemmeno dell’intero platter, ma di un assaggio. Che per quanto gustoso, sempre un assaggio rimane. È qui che scocca l’ora dei rimpianti, il momento in cui mi perdo nelle mie stramaledette riflessioni nostalgiche. Peroni alla mano e maglia dei Goatpenis indosso, sono pronto per i miei sproloqui. Lo dico senza timore di smentita: un gruppo come questo, oggi come oggi, potrebbe salvare la Nostra scena da tante, troppe derive. In un mare di mediocrità e di giochi per bambini, gli Immolator sarebbero stati i figli bastardi pronti a reclamare il proprio posto in casa, trucidando il cugino figo, vomitando sangue sulla tavola e disegnando pentacoli sui muri. Prede come siamo di progetti costruiti a tavolino e di finzione, imbrogli, questo suono così ruvido e primordiale avrebbe potuto tranquillamente far capire cosa sia il Metal estremo a troppi pischelli cresciuti a pane&marmellata, di contro esaltando chi – come il sottoscritto – voglia ciancicare allegramente chiodi e pugnali. Suonare Death o Black Metal non è un gioco. Serve un’idea, una forma mentis, un progetto vero e forte. Dimenticatevi QUALSIASI stereotipo cerchi oggi come oggi di contenere la carica fortemente eversiva di un genere nato per provocare, disturbare, inquietare. I Nostri amavano l’occulto, l’orrore, le chitarre sanguinolente e le ritmiche trita ossa. Brani come l’opener Unholy Church… Betsey Return e Crown of Thorns suonano esattamente come figlie del proprio tempo, andando a rivangare un passato mai dimenticato. Facendoci capire come gli anni or sono fossero un’autentica fucina di idee, un’empia fornace generatrice di ribelli e contestatori. All’epoca si aveva un coraggio che oggi pare smarrito. Si urlava VIVA SATANA senza paura che la nonna o il fidanzato/la fidanzata storcessero il naso. Insomma, non si voleva piacere a tutti. Questa, la grande forza di una demo del genere. Suonare oltranzista, maledetta, biecamente ferma sulle proprie convinzioni. Occhiali da sole, toppa dei Blasphemy e coltello alla mano: gli Immolator avrebbero potuto, ma non hanno fatto. Perché? Non lo sapremo MAI. Possiamo goderci il loro passato e questa mini resurrezione. Ah, un applauso al medley dei Venom posto in chiusura. Se proprio dovessi trovare un difetto, direi: Buried Alive dovevate suonarla tutta, accidenti a voi.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     VOTO: 99/100

TRACKLIST:

1. Unholy Church… Betsey Return
2. Black River
3. Crown of Thorns
4. Hexensabbat (Interlude)
5. Countess Bathory (Venom cover)


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marek

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