GODLESS AGENDA – Death Awaits You All

GODLESS AGENDA – Death Awaits You All

GODLESS AGENDA – Death Awaits You All

TITOLO: Death Awaits You All
ARTISTA: Godless Agenda
GENERE: Death Metal / Thrash Metal
ANNO: 2019
PAESE: Norvegia
ETICHETTA: Indipendente

Esistono zone del mondo che, musicalmente parlando, sono più feconde di altre per impronte e stili specifici, anche se si tratta di “generi” ad alta espansione. Aree che hanno assorbito le diverse scuole e le hanno accoppiate geneticamente con il loro background territoriale tirandone fuori un nuovo esemplare che avesse tratti ispiratori precisi, ma con un graffio diverso. Quasi una rilettura semantica di suoni e tematiche, portate su un nuovo piano estremo. Uno di questi casi potrebbe essere la one-man band norvegese Godless Agenda. Progetto Death / Thrash Metal nato nel 2013 che si ispira a nomi quali Slayer, (primi) Metallica, (primi) Sepultura, Death, Sodom e Kreator. Una prevalenza di scuola americana e sudamericana e una spruzzata di scuola europea, quello che resta da scoprire è se ci sia – o meno – il tocco personale. Per scoprirlo possiamo solo far partire la prima release: Death Awaits You All. Lo start viene affidato direttamente alla title-track: Death Awaits You All. Lo spauracchio dell’album derivativo, senza tocchi personali, sembra dissolversi rapidamente a favore di una partenza schietta (forse troppo artificiosa per quanto riguarda le parti di batteria) e grezza dove spiccano i riffs ferruginosi e le vocals cavernose che fanno di questa prima traccia un concentrato di rabbia e intenti sanguinosi. Il leggero rallentamento nella parte finale prima dell’ultimo sprint si rivela un’ottima soluzione per inasprire ulteriormente il pezzo. La successiva Kill The Cockroaches è puro Thrash Metal del Nuovo Mondo con voce e qualche parte di chitarra Death. Ben confezionato ed eseguito; il tiro tiene bene per tutta la durata e il brano convince alla perfezione (i patterns risultano meno artificiali e meglio inseriti nella ritmica). Nel leggere il titolo della terza traccia viene subito in mente un riferimento evangelico, una frase vista sui murales di alcuni oratori o fuori dalle scuole gestite dagli “enti curiali”, ma appena parte il pezzo l’idea che il riferimento sia totalmente diverso è pressoché immediata. «Let the little children come to me and they will see. I’ll show you heaven’s gates, just put your trust in me. Let us shed our earthly cloak and become one with God. It’s between you and me, so don’t you tell a soul», non occorre farne la traduzione per capire a quale piaga facciano riferimento queste parole ma se non bastasse ecco cosa urla il coro «Wicked man of God. Celibacy code. Steal their innocence. With no consequence.» – e ancora – «Sexual predator, preying on the weak. Ruthless violator, submission they seek. Obstruction of justice, to protect the church. Protect the guilty and silence those they hurt.»; credo che ora si capisca fin troppo bene. Una denuncia lanciata nella maniera più diretta di sempre. Let The Little Children Come To Me è potente e vibrante; solida e lanciata a tutta velocità e spara il suo messaggio con tutta la violenza possibile. Questo probabile odio verso le “moderne” religioni (se prendiamo a riferimento la terra natale di questo progetto e la sua storia ancestrale) ha un suo proseguo in Fear Me (Inch Allah) (titolo piuttosto rischioso di questi tempi). Una canzone molto più complessa, che si articola sotto più aspetti, strumentalmente e vocalmente: si va dal Death / Thrash tagliente e serrato ad un passaggio melodico, arioso e acustico che muta anche la vocalità che passa dal growl ad una sorta di recitato luciferino per poi lanciarsi nel Death più puro tra ritmi incalzanti e riffs arrugginiti per tornare ancora una volta nella melodia più trasognata con cui portare a conclusione la traccia. Strutturalmente, il brano più completo del disco fino a questo momento. La terna formata da Rising From The Pits, The Legacy Of Man e Devoured From Within non aggiungono ulteriori ingredienti alla ricetta di questo disco. Tre buoni brani Thrash e Death con la giusta dose di cattiveria, velocità, aggressività e potenza ma senza guizzi (l’ultima parte dell’ultima traccia di questa terna non dice nulla che non sia già stato detto) che facciano spalancare gli occhi una seconda o una terza volta come accaduto con Fear Me (Inch Allah). Resta comunque il fatto che il coinvolgimento resta invariato e l’headbanging che si scatena spontaneamente ne è la prova tangibile. L’album si chiude con una brevissima e accorata dedica all’attuale inquilino della Casa Bianca: The Ballad Of Donald Trump. Quaranta secondi di elogi e complimenti su un veloce tappeto sonoro per il Presidente degli Stati Uniti in carica.

Debutto di ottima fattura, che come si diceva in apertura, riesce a prendere ispirazione dai grossi nomi e ne fa buon uso per creare un’impronta personale che dia modo di apprezzare il graffio di canta e suona senza scadere nella mera copia o nell’arrangiamento facile cucito sopra a soluzioni già scritte.

VOTO: 80 / 100

TRACKLIST:

  1. Death Awaits You All
  2. Kill The Cockroaches
  3. Let The Little Children Come To Me
  4. Fear Me (Inch Allah)
  5. Rising From The Pits
  6. The Legacy Of Man
  7. Devoured From Within
  8. The Ballad Of Donald Trump

LINE-UP:

Øystein Bjerkan – Tutti gli strumenti / Voce

 

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