GOD (a.k.a. THE BARBARIAN HORDE) – Forefathers: A Spiritual Heritage

GOD (a.k.a. THE BARBARIAN HORDE) – Forefathers: A Spiritual Heritage

GOD (a.k.a. THE BARBARIAN HORDE) – Forefathers: A Spiritual Heritage

TITOLO: Forefathers: A Spiritual Heritage
ARTISTA: GOD (a.k.a. The Barbarian Horde)
GENERE: Pagan Metal / Folk Metal
ANNO: 2019
PAESE: Romania / Portogallo
ETICHETTA: Earth And Sky Productions

Se il mondo non si fosse rivelato nella sua forma complessa che ora conosciamo e se non fosse per l’intricata meccanica della natura anche noi non avremmo potuto essere ciò che siamo oggi, senza la forte eredità tramandata nei secoli dai nostri antenati.“.

Oltre alla passione per la storia della loro gente, questo è forse il motivo principale per cui i GOD, il barbaro gruppo Folk Metal rumeno – uno degli “anziani” dell’ondata Metal del Paese – sono tra i pochissimi diventati entusiasti di celebrare l’eredità dei loro antenati. Composto da alcuni dei migliori musicisti, tutti con precedenti attività musicali, il gruppo ha attualmente sede a Iaşi, l’antica capitale del paese, un monumento di cultura in sé. Durante la sua tumultuosa esistenza, i GOD cambiarono il loro orientamento musicale dagli esordi Gothic Metal (come apparivano nel primo album, From The Moldavian Ecclesiastic Throne) fino ad auto-definirsi “Barbarian Metal“, etichetta che li avvicina a nomi come Finntroll , Amon Amarth, Eluveitie, Arkona e Moonsorrow. Sebbene non abbia mai avuto la possibilità di incontrare nessuno di questi, la band ha avuto ancora grandi aperture, suonando accanto a giganti del genere musicale, come Moonspell, Napalm Death, Belphegor, Eternal Tears Of Sorrow, Agathodaimon e altri. Sebbene lo stile musicale sia cambiato con il passare degli anni, i temi concettuali nella musica della band sono rimasti gli stessi: si riferiscono principalmente alla storia e allo stile di vita del popolo rumeno, dal popolo della Dacia ai grandi Voivoda, dai grandi guerrieri della nazione alle divinità che adoravano. Tutte queste cose si riflettono bene nell’equipaggiamento della band, nei vestiti, negli oggetti di scena usati (spade, archi, corna) o nella scelta degli strumenti musicali, nonché nell’energia che caratterizza le loro esibizioni dal vivo. Dai primi tre Demo datati 1994, 1995 e 1996 (la triade Iconografic: Your Eyes, The Eye Of Superior Knowledge e The Antropomorphic Image) passando per i primi full-lengths (il già citato From The Moldavian Ecclesiastic Throne del 1997, Sublime del 1998 e Aura del 2002) la band, tra cambi di formazione, maturazione artistica, cambi di rotta, EP, compilation e split ha costruito una solida discografia che giunge sino all’ultima fatica del gruppo: Forefathers: A Spiritual Heritage (Earth And Sky Productions, 2019). Dopo una intro pressoché anonima e approssimativa,  l’iniziale suite intitolata Chemarea strămosilor (The Call Of Ancestors) trova la sua giusta dimensione in un susseguirsi di flauti, archi, chitarre acustiche e percussioni tribali, molto cinematografiche, che ben si sposano con l’attacco elettrico più roccioso e i continui cambi di velocità che spostano l’attenzione ora su un verdeggiante paesaggio collinare ora all’interno di una rissa da osteria in uno sperduto villaggio ora in un’ipotetica marcia di guerrieri. Unica pecca? Il cantato; mischiare canti puliti al growl e a linee vocali più “aspre” crea troppa confusione. Terminata la corposa traccia iniziale si prosegue con Licoarea zeilor (Ayle, Nectar Of The Gods). Se prima l’idea di trovarsi dentro una taverna era inserita in mezzo ad altre suggestioni, con questa seconda traccia si viene letteralmente lanciati su un pesante banco di legno, tra boccali e rimasugli di selvaggina mentre tutto intorno si inneggia a inni tribali di guerra e canzoni goliardiche in un continuo passaggio da echi pagani e rimandi Folk. Un turbinio di accelerazioni e rallentamenti che letteralmente ubriaca e lascia stesi sul pavimento fino a che non si viene trascinati nella danza finale. Danza che continua fino al trance mistica con Datina mesagerului (The Messenger’s Rite), niente sferzate elettriche, solo melodie folkloristiche, goliardia e ritmi sostenuti. Stessa prosecuzione, ma più orientata verso Ayle… per la title-track Străbunii (The Forefathers) ma con una dose extra di sfacciataggine e un uso più equilibrato del mix di canto pulito e growl rispetto alle tracce precedenti. Il coinvolgimento è totale in questa quarta canzone e un plauso va al connubio tra una parte di intermezzo semi-acustica e la cavalcata elettrica trionfale che costituiscono la parte finale del brano. Accade poi qualcosa che difficilmente ci si aspetterebbe, si scopre che l’opener a un suo sequel: Legea pământului (The Code Of The Lands). C’è però una differenza sostanziale che non passa inosservata, tutto giocato su una maggiore coesione tra Folk Metal e Pagan Metal, dall’alternarsi di strumenti acustici ed elettrici, ai cambi repentini di ritmo e velocità, al connubio tra clean growl; non vige più la confusione e l’approssimazione della suite iniziale.  La conclusione (ufficiosa) dell’album è affidata a Triburile infioratorilor codrii (Tribes Of The Frightening Forests). Nientemeno che la classica “summa totale” di tutti i pezzi precedenti, ma intrisa di una cospicua dose melodica molto ariosa e aperta che amplifica maggiormente la veste Folk della band e le dà modo di esprimersi con maggiore forza. Il ruolo di ultima traccia viene lasciato a Alma Mater (cover dei Moonspell) la quale viene rivisitata inglobando all’arrangiamento originale (che viene mantenuto integro, senza eccedere in modifiche che vadano a snaturarlo) il volto Folk Metal a marchio GOD che trasporta l’atmosfera originaria dei Moonspell su di un piano quasi più aulico.

Questo quarto album della band rumena (con attuale base, stando alle cronache, in Portogallo) è un ottimo manifesto Pagan / Folk Metal, con qualche lacuna in alcuni punti (dove segnalato) ma con un grande spirito combattivo e una grande verve compositiva.

VOTO: 78 / 100

TRACKLIST:

  1. Chemarea strămosilor (The Call Of Ancestors)
  2. Licoarea zeilor (Ayle, Nectar Of The Gods)
  3. Datina mesagerului (The Messenger’s Rite)
  4. Străbunii (The Forefathers)
  5. Legea pământului (The Code Of The Lands)
  6. Triburile infioratorilor codrii (Tribes Of The Frightening Forests)
  7. Alma Mater (Moonspell cover)

LINE-UP:

Constantin “Castor” Lăpușneanu – Voce
Eugen “Gelu” Lăpușneanu – Chitarra
Ciprian Bogdan “Pomo” Pomohaci – Basso
Teodora Albu – Flauto di Pan
Emanuel “Manu” Filip – Tastiere
Robert Ulian – Batteria / Percussioni

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