EULOGY – Dismal

EULOGY – Dismal

EULOGY – Dismal

TITOLO: Dismal Demo
ARTISTA:
Eulogy
GENERE:
Death Metal
ANNO: 1992
PAESE:
Stati Uniti
ETICHETTA:
Indipendente

 

Ok ragazzi è successa una cosa assurda e credo che sia uno di quegli eventi, che è giusto raccontare nell’introduzione di una recensione. Ok reggetevi, per davvero perché siamo a livelli di Twin Peaks/The Twilight Zone qua. No guardate che sono serio, non vi sto prendendo per il culo, queste sono robe che ti SCONVOLGONO, che ti fanno svegliare come una persona profondamente cambiata, che ti spingono verso un’odissea interiore che porta ad una vera e propria evoluzione dell’individuo sia psicologica che fisica. Il segreto dell’immortalità è nulla, i misteri dell’universo sono miseria a confronto. Il tessuto stesso della realtà che percepiamo e di quella che non percepiamo sono bazzecole di fronte alla totale e trascendentale notizia che sto per darvi. Pronti? Bene. Io non mi assumo la responsabilità legale di niente eh, vi avverto. Va bene, allora siete pronti?

Sono vivo.

E dopo la sconvolgente realtà, vi do il benvenuto in questa nuova bella bellissima recensione estiva.

Questa volta ho deciso di essere più emozionale e meno tecnico. Più fresh e “swag”, come quelle robe che ascoltate voi giovani, tipo ‘Lil Angels. No non ho voglia di stare sempre lì a dirvi come sono tutti i riff o cazzate del genere. “L’orecchie l’avete”, dopotutto. E se siete sordi allora… Perché state leggendo? Ad ogni modo e denunce per discriminazione a parte, siccome stiamo parlando di un breve ma intenso massacro di demo, è giusto affidarsi alla brutalità delle sensazioni invece che alla ragione di quelle robe da chi ascolta Prog. Ed è cosa assai facile con la demo di oggi: la band si chiama Eulogy (quelli di Tampa) e la loro Dismal è una chicca che poteva essere portata alla luce solo dalle avide mani dissotterratrici della Kens Death Metal Crypt, canale YouTube che vi consiglio se anche a voi piace scavare dei bei fossoni nella storia dell’underground Death Metal Americano (e da poco, anche internazionale). Il disco (o la cassetta, forse è più giusto dire così) si apre con Dismal, il primo muro di cadaveri che ci troviamo a fronteggiare. Le costanti sono la velocità e la ferocia con cui il brano si sviluppa, anche nelle sezioni meno furiose sui bpm, c’è una prepotente aggressività. Il riffing parla in modi sinistri e tesse delle melodie caotiche e serpeggianti, come da tradizione del Deathrash/primo Death Americano di quegli anni. Anche se in questo caso l’atmosfera è decisamente più pesante, come un enorme golem costituito da rimasugli di carcasse e terra di cimitero. Ottima produzione, i suoni sono abbastanza standard per l’epoca ma servono bene il fine, Ottimo il basso nel mix, batteria giustissima e poco invasiva, chitarre ben bilanciate, voce al posto giusto. Niente di questa demo sembra non essere al servizio della più pura violenza sonora. E la cosa è assai sospetta, fammi un po’ vedere la formazione… SANTA MERDA JARRETT PRITCHARD! Per chi non lo sapesse si tratta dello stesso Jarrett che adesso suona la chitarra nei Brutality e se non sbaglio ha militato anche negli Exmortis! Adesso i pezzi iniziano a tornare. Dov’eravamo? Ah sì alla seconda traccia. Perish The Screams non cambia la formula di una virgola e ciò mi permette anche di parlare di quanto sia insana la parte vocale di questa demo. Superficialmente uno potrebbe dire: “Sì Wolf ma gli Hellwitch li ho sentiti anche io, così come i Morbid Saint e gli Epidemic e i Cannibal Corpse, che cosa cambia?”. Vi rispondo subito: cambia il modo con cui la metrica si incastona nel riffing. Oltre ad una buona qualità vocale, la stesura del testo sulla musica è fantastica. Non sembra ma la scelta delle parole è un punto cruciale nella scrittura di un testo, poiché anche esse hanno una certa musicalità, un certo tono, un certo tempo. Qua tutto cade al suo posto e in certi passaggi rimango anche piacevolmente stupito dalla scelta vocale. Mi domando chi sia la bestia che c’è dietro il microfon… DANNAZIONE JASON AVERY! Sì, QUEL Jason Avery, colui che ha sostituito Corpsegrinder nei Monstrosity, quello di In Dark Purity! Mio Bafometto, questa formazione è incredibile! Gli altri componenti (Mike Bearden al basso, Clayton Gore alla batteria e Jay Medina alla chitarra) hanno in comune, a parte una band che non conosco chiamata Pulchra Morte, un altro progetto. Tale Angel Trumpets. Ora sono decisamente curioso. Tornando a noi, la seconda traccia di questa demo presenta anche una bella intersezione più alla Suffocation o alla Baphomet, di sicuro gradita anche se non esattamente necessaria visto che la monotonia di sicuro non esiste in questa tempesta di lame che costituisce il songwriting. Chained Are Their Souls ci accoglie con un sorriso sardonico ed un coltello nella mano nascosta dietro la schiena. Ottimo pezzo con quel tono costante di nero Doom che ci gasa SEMPRE. Tutti e tre i pezzi presentano una buona strutturazione ma questo ultimo colpo di scure è di sicuro quello che più si avvicina ad un riffing nettamente più complesso rispetto alla norma: meno alla Brutality di Screams Of Anguish e più alla Monstrosity di Imperial Doom. Che poi andrebbe bene in ogni caso eh, solo che hanno voluto per forza di cose gasarmi nei modi più estremi possibili, a quanto pare. Traccia di inquietudine pura quest’ultima, che fa davvero sfoggio delle capacità compositive della band. Un turbine costante che ti si pianta nel cervello come quando ti chiamano alle 3 del mattino ma tu stai dormendo e la mattina dopo ti svegli e vedi la chiamata persa, solo che è tardi ormai e nessuno risponde fino ad almeno due ore dopo e tu sei lì che MUORI dal terrore e dalla perdita di sangue inflitta dalla potentissima autoflagellazione con una pesante catena di ferro arrugginita ed incrostata. Sì potrei avere dei problemi di ansia ma la sensazione è quella e ciò mi convince a pieno.

Così come inizia, questa Dismal Demo finisce: improvvisa e devastante. Un lavoro ben fatto e confezionato, perso nel mare dell’indifferenza e riportato alla vita grazie ai supporter veri come Ken Escobedo di Kens Death Metal Crypt. Sono abbastanza convinto nell’affermare che non c’è stata troppa giustizia per quanto riguarda quella scena Metal ed una riscoperta non farebbe male. Furono anni magici gli anni novanta, per chi come me ha sempre cercato un qualcosa in più, un apice estremo. Solo che come tutte le cose “esacerbanti”, non tutti sono volenterosi nel capirle o seguirle, nello spendere le energie che richiedono, nell’apprendere quella conoscenza di cui necessiti per apprezzarle o semplicemente, non posseggono un’attitudine adatta. Vorrei invitare chiunque oggi ascolti generi come lo Slam o il Brutal a tornare indietro alle origini di queste correnti. Fidatevi di un Black Wolf decisamente boomer: non sono solo il low tuning e i breakdown che fanno la pesantezza. E c’è un certo fascino nel ritrovare quei punti in comune, nel capire da dove provengono e nell’ampliare un minimo il proprio bagaglio culturale. Per concludere, io di grossi difetti non ne vedo sinceramente. Probabilmente, il mancato lancio fra “i big” è una motivazione più irrazionale che tecnica. Andiamo, sapete di cosa parlo: di quando quella razzaccia che sono i recensori scrivono: “Non posseggono quel qualcosa in più”. Non dico che sia una scusa per pararsi il culo quando non si sa cosa dire, anche se lo è. Però sapete a volte c’è qualcosa che non clicca, qualcosa che non ti convince a pieno e forse non è un fenomeno così razionale. Magari sì, forse le sonorità sono state un mix fra band non esattamente campioni di vendite, o magari sarà stato un qualcosa dettato dal tempo, dal quando si entra in contatto con certe cose. Troppo prima e non lo capisci, troppo dopo e lo vedi scontato. Uniamo il tutto ad un po’ di menefreghismo ed abbiamo un bel cocktail di schifo. Bisogna però sottolineare che comunque sto speculando, non so il reale perché, non so come mai questi Eulogy di Tampa in Florida non abbiano mai rilasciato un album nonostante sulla carta avessero tutto. Sta di fatto che oggi sono tornati in attività, forse spinti sia dalla voglia di suonare che dall’ondata di revival Death Metal odierna e che questa Dismal demo si merita davvero tantissimo, sicché il voto sarà MOLTO alto e voi dovreste davvero ascoltarla. Beh dal vecchio Wolf per oggi è tutto, se il caldo non mi avrà, ci rivediamo alla prossima recensione, fra circa un millennio visti i miei tempi attuali. Vi lascio con una colta citazione intellettuale bella che proprio ti fa commuovere: “Bucaioli, c’è le paste”. Cosa ha a ché fare con la recensione? Nulla ma ho fame.

A presto.

VOTO: 90/100

TRACKLIST:

1. Dismal
2. Perish The Screams
3. Chained Are Their Souls

LINE UP:

Jason Avery – Voce
James Medina – Chitarra
Jarrett Pritchard – Chitarra
Mike Bearden – Basso
Clayton Gore – Batteria

LINK:

Bandcamp

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Black Wolf

black-wolf

Maniaco del Metal Estremo, musicista in Burial, Carrion Shreds e NecroCommand, avido macinatore di date e headbanger dal cervello bruciato.

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