BREETHOVEN – Le Grind Guignol [EP]

BREETHOVEN – Le Grind Guignol [EP]

BREETHOVEN – Le Grind Guignol [EP]

TITOLO: Le Grind Guignol
ARTISTA: Breethoven
GENERE: Symphonic Pornogore
ANNO: 2020
PAESE: Italia
ETICHETTA: indipendente

Uno vorrebbe provare a navigare in Internet senza rischiare di voler pigliare a testate il muro ogni due secondi, regà. Davvero, vorrebbe. Invece, è come camminare per strada e pretendere che NESSUNO ti fermi per chiederti soldi, firme o cercare di appiopparti qualcosa “A BUON MERCATO”. Certo. Immaginate, potete: siete là bellamente a farvi i cazzi vostri quando “oh oh, quanto sei bello, che stile che hai!! Bella felpa, anche mio cugino e il mio ex compagno d’asilo Domenico ascoltavano i Judas PRAISTEN!! Dai me la metti una firma contro le serre abusive di barbabietole in Alaska??” – “Ciao, siamo dell’associazione Orfanelli Poveri ma Belli! Ce lo hai un cuore? Certo ehehe sennò saresti uno zombie! Ma tu non sei uno zombie, sei un bel ragazzo che vuole aiutare i bisognosi! Mi dai il tuo IBAN??” – “Ciao ti interesserebbe provare la nostra sigaretta elettronica di ultima generazione? Progettata dalla NASA, praticamente non hai né tabacco né essenze, ti limiti a fare PIIIII in questo ca**o di fischietto ogni volta che hai voglia di fumare, così chi è intorno a te ti picchia per il fastidio!! Idea gagliarda, vero?” et similia.
Ora, fate finta a tormentarvi non siano certi ammirevoli filantropi e scienziati, ma tizi borchiuti e lungocrinuti che dopo manco un secondo di conoscenza virtuale, subito partono sparati in pompa magna presentandoti le loro misure, che nemmeno Bob Malone a seguito di un “ciak, si gira”.

Esempi esemplificativi:

1) “CIAO \m/ Eccoti il mio progetto THRASH GROOVE HARDCORE che guarda al passato pur proponendo un suo stile! Ci chiamiamo “Società Maledetta” ed il concept del nostro esordio “LI MORTACCI DEL NUOVO ORDINE MONDIALE” parla dei politici che ci arrubbano i soldi ogni giorno e della dittatura silenziosa dei mass media \m/ fammi sapere che ne pensi \m/”

2) “ciao. Siamo Satan, Cerbero e Devil e suoniamo True Norwegian Black Metal. Siamo di Maccarese. Viviamo a HELL NORVEGIA e abbiamo studiato presso UNIVERSITY OF BLACK METAL. Ascolta qua la nostra demo che si intitola semplicemente demo. Ti piace? Sei ganzo. No? Sei un poser di me**a”

3) Heilà boy, siamo gli SPARAFLESH LUST, SLEAZE GLAM METAL DI L.A. CALIFORNIA (dove L.A. sta per LugAno e “California” è probabilmente il nome di una piscina comunale, ndr) metti il like alla nostra pagina e ascolta il nuovo singolo “Your Ass is on the Table”!!

Una giungla, ragazzi, una giungla maledetta. Ed io, la voglia di appendermi alle liane gironzolando in perizoma lungo la vegetazione locale proprio non ce l’ho… o meglio, preferisco non trovarla. Ero pronto ad accogliere la meravigliosa idea di seguire un corso di Hacker per deficienti, carpire le basi della scienza della frode informatica ed impossessarmi di Facebook, per fare in modo che i suddetti esempi di musicista molesto si ritrovassero una foto di Waffles il gatto con su scritto “HAI FINITO IMBECILLE” come propic… ma poi scorro per sbaglio la bacheca e sotto i post di Satan (Gedeone Pizzocarruti) e Johnny Flash (Giovanni Lampioni) scorgo la luce (NO GIOVANNI, NON C’ENTRI). Pare che sia uscito finalmente il secondo EP dei BreethovenLe Grind Guignol. Non mi faccio illusioni: mi stropiccio gli occhi, mi calmo, un paio di respiri profondi, un bel bicchiere di Ferrarelle con una palla di gelato al tamarindo, metto su la sigla del Costanzo Show e provo a rileggere. Sì. LE GRIND FOTTUTISSIMO GUIGNOL e finalmente ogni pensiero negativo sparisce come Phil Anselmo quando si sente chiedere “documento, per favore”. Debbo dirvi la sincera verità, attendevo un seguito di Bree Che Dire con lo stesso hype con il quale Jules e Vincent attendevano l’arrivo di Winston Wolf. Ed è proprio così che mi sono immaginato i Nostri semper noster ed il loro ritorno sulle scene: in smoking, tranquilli e con l’aria di chi sa esattamente in che casino ti trovi, avendo già la soluzione pronta.

“Tu sei (nome a caso) giusto? È casa tua, questa? Siamo i Breethoven, risolviamo probreemi”

Ed eccomi qua con la mia copia di Le Grind Guignol, pronto a coccolarmi un EP che finalmente rimette sul ring la voglia di suonare “de core” senza star troppo a badare ad eccessive formalità. Sto parlando benissimo, mi complimento da solo. Regia… una sfumatura un po’ più grezza, grazie. Stavamo a dì, questo nun è un disco mortacci vostra e de chi nun ve lo dice, è NA SPREMUTA DE SANCUEEEEE!!!!
…CA**O MI AVETE REGOLATO IL BURINOMETRO SU MATTIOLI IN “FRATELLI D’ITALIA”. UN PO’ MENO. GRAAAAZIE. Ecco, ci siamo. Dicevo, un progetto che solo in apparenza dovrebbe risultare scanzonato ma che, a conti fatti, riesce ad apparire più sincero ed autentico di tanti altri messi su a tavolino, con la bilancia ed i dosaggi curati al millimetro. A cominciare da un artwork che già di per sé risulta una vera e propria dichiarazione d’intenti, realizzato dalla bravissima Beatrice.  Deragliamo un secondo dal discorso musicale: vi consiglio di seguire vivamente il suo account instagram, Kre Fenrir. E siccome provengo da quei magici posti in cui se qualcuno ti “CONSIGLIA” di fare una cosa è meglio che tu la faccia, non esitate a vedermi con il dito puntato da fottuto zio Sam, che vi dice “i want you for following Bea on Instagram”. Dicevamo, un artwork che ritrae il sommo Ludovico Van. Cosa volere di più, come biglietto da visita? E già da ora i più malenchi peli del vostro intero plotto dovrebbero drizzarsi, oh fratellini. Su e giù, come malenche lucertoline, su e giù.  Si inizia alla grandissima con Breentro che praticamente si commenta da sé. No, non è un modo carino per dire che il pezzo è bello, i Breethoven si stanno davvero commentando da soli. E quanto ca**o siete severi, Settimi che non siete altro. Cioè, un pezzo fighissimo che voi distruggete così? Dicendo che Stella pare una cornacchia quando la sua voce è descrivibile come l’urlo ancestralmente terrororrorifico panico della madre di tutte le Banshee? Cosa dobbiamo dire, poi? Che le tastiere di Antonella c’entrano col metal più di quanto ci siano mai c’entrati i Six Feet Under? E Ivano… IVANO. I tuoi assoli di basso sono bellissimi. Ricorda che il basso si sente quando a suonarlo è gente come te. Ecco, immagina quest’ultima frase pronunciata con la voce del maestro Miyagi. O John Kreese, decidi tu, basta che te ne convinca. Poi oh, il lavoro alla chitarra di Nicolò è decisamente sopra la media. Tastiere senza dubbio, pur non snaturando il senso del genere proposto. E detto papale papale, pare che il nostro chitarrista stia suonando con la stessa foga con la quale Jason passerebbe a fil di lama un branco di teenager campeggiatori.  Al di là del metateatro autoironico il risultato è comunque convincente ed il brano, nella sua brevità, ha sicuramente un bel mordente. Ottimo modo per rompere il ghiaccio, si passa subito a Errori in Bree Flat. Concordo col me stesso di qualche secondo fa: più Antonella e meno Chris Barnes, grazie. L’inserimento delle tastiere è ancora più studiato e calibrato di quanto si sentisse nel precedente EP, donando ad ogni pezzo un’aura ancor più particolare. Un brano che… oh, almeno al suo inizio non sfigurerebbe di certo nella OST di un cazzutissimo / disturbante / a basso costo slasher movie. Sapete, una di quelle pellicole tipo Una Notte al Cimitero, laddove l’ignoranza regna disumana e non puoi volergli male. Cioè, gli vorrebbe male chi è cresciuto con pezzi de fanga come Babadook, per dire. Un andamento disturbante reso “misterioso” (non mi viene il termine tecnico quindi pigliatevi la metafora) dall’ottimo uso della tastiera, che sfocia poi in una bordata disumana nella quale si reinserisce uno scream malatissimo, placato solamente dal ritorno delle voci fuori campo del gruppo. Sul pezzo, sul pezzissimo e praticamente convincente quanto Raoh a cavallo di Re Nero che ti ordina di scansarti, Antonella sta minacciando di chirurgia dentale improvvisata una voce rea di aver chiesto “cos’è sta roba”. Ci pensa Ivo ad intervenire, placando gli animi e donandoci una spiegazione convincente e soprattutto ben articolata di quanto stia accadendo. Praticamente, Pingu che legge gli effetti indesiderati e le avvertenze dell’aspirina effervescente, con toni alla Piero Angela nel mentre di un’erotica spiegazione dell’arte minoica. IVO E GLI ATTACCHI DI XENOGLOSSIA, SEI FORTUNATO CHE PADRE AMORTH NON POSSA INTERVENIRE… anche se il “BASTA STRONZATE” di Antonella risulta altrettanto convincente. Di lì si torna a picchiare duro fino alla fine del pezzo, al quale segue una breve parentesi dominata da un bel motivetto accomodante, sulle note del quale i nostri due eroi discutono amabilmente sul da farsi. Quindi, chi scriverà la fuga? Ivo si dice più portato per la nobile arte della spesa proletaria, dunque a sobbarcarsi l’immane fatica sarà proprio Lei, la Sberla suprema che terrorizza anche l’occidente. E via con Sonata in Bree Major, un brano in cui al solito si martella fortissimo e Stella riesce nella magnifica impresa di rendere terrificanti dei semplici “la la la”. Pigliate la voce sussurrata della main theme di Suspira, quella che lallallava a sua volta. Ecco, iniettategli una buona dose di Glen Benton e ditele che la carta di credito si è smagnetizzata. Otterrete l’effetto Orfeo al contrario: se al suono della dolce dolcissima voce dell’antico guerriero cantore anche i draghi si placavano, qui è proprio la voglia di non far incazzare chi canta a farla da padrona, per cui tutti ci calmiamo seduta stante e ce ne stiamo buoni buoni ad apprezzare un’ugola che sicuramente dona al contesto una spinta più che decisiva. Tutto procede meravigliosamente violento e… momento. Momento. Che ca… REGIA??? SENTO I BLAST BEAT MA SENTO UNA FISARMONICA. O meglio spero lo sia perché figure di m***a non voglio farne. Ci siamo capiti?? PURE UN VIOLINO??  Che acca… debbo ballare issalto diccapretto o cosa? Boh, ma sti ca**i, una virata danzereccia improvvisa che… funziona. Funziona, è allegra, spezza, ti fa venir voglia di prendere gente random sottobraccio e darsi in allegria a balli popolari. Manco il tempo di riprendermi che subito arriva InebreeateviC’è un qualcosa di strano nell’aria e no, non stiamo parlando del tizio che vive appunto nell’aria di cui ci parla Gabry Ponte. Sta per accadere qualcosa, Stella sembra volerci avvisare in maniera molto pacata e gentile del prossimo manifestarsi di una strana essenza… ed ecco che Antonella ed Ivo risolvono il mistero da bravi Tom&Ponzi, con l’ultimo che ci rassicura circa quella strana elettricità che percepivamo distintamente con ogni senso del nostro corpo. Scuse accettate, Ivà. La prossima volta che sganci AlfonssSSSSSSssssso, però, avvisaci prima. Dopo l’atto eroico dell’ammissione di colpa ci si lancia in una bella sfuriata in cui violino e tastiere fanno ancora una volta la loro comparsa, forse per mitigare la densa coltre di gas di scarico post-digestione venutasi a creare dopo l’incidente di pocanzi. Mitigare un paio di Pokeball, visto che tutti paiono come in preda al morso di uno Spinarak sotto barbiturici ed è nuovamente Ivano a prendersi carico della questione, con un laconico “ragazzi, state bene?”. Parrebbe di sì, visto che nella successiva James LaBree CO’ STO VIBRATO MELODICO!!! LUI DOVEVA CANTARE LISA DAGLI OCCHI BLU!!! LIIIIISAAAA DAGLI OCCHI BLUUUU SENZA LE TREEEECCE LA STESSA NON SEI P… (***@@ààààà##### la regia si scusa per la momentanea invasione di Richard Benson, vi preghiamo di rimanere in attesa per non perdere la priorità acquisi….) ci siamo, rieccoci qui. Scusate, tutto risolto. Dicevamo, un pezzo breve che fa di effetti elettronici in stile retrovideogioco il suo punto di forza. Intrippante a dire poco, immaginate di giocare un partita a Super Mario dove non c’è Super Mario ma state allegramente sfidando Yog Sothoth a chi fa più canestri con i cadaveri dei Mi-Go negli anelli di Saturno. Ecco, so che potete farcela. Un brano breve e particolarissimo, che ad un certo punto si ferma e lascia spazio alle lamentele di Nicolò. Perché non un semplicissimo 4/4?? Perché non siete Phil Rudd e questo non è l’ennesimo disco degli AC/DC. Un minimo di comprensione, daje. Anche perché quel che segue dopo potrebbe tranquillamente assurgere a manifesto programmatico dell’intero progetto Breethoven. Furia Grind, innesto di violino suonato direttamente da Erich Zann (pardon, dalla bravissima Veronica Manfrin) e solamente un bree bree bree  ripetuto all’infinito. Questo, questo ci piace. Nella sua semplicità, Breecore è un brano che riesce a dire molto più di tanti altri. Prendete nota, regazzini in lettura: SUONATE QUEL CHE VI SENTITE DI SUONARE, non cercate per forza di darvi un tono copiando questo e quello. Perché poi parete tanti Sandro Curzi senza né arte né parte. Al contrario dei Nostri che, invece, ci sanno fare ed in maniera egregia. Oh Oh Oh, ho detto EGREGIA. Comunque sì, il senso del discorso è questo: si stanno divertendo come non mai ed è impossibile non farsi trascinare in questo vortice di assurdità. Soprattutto quando parte Breetushka e…. e la malinconia mesta t’assale ghermendoti con artigli freddi come il nero cappio armato di falce. Or poserai per sempre stanco mio cor, or ch’e l’ultima vana illusione morta e sepolta giace sotto i resti d’un antico cipresso affinché il sonno della morte sia men duro. Eccomi a rimirar coll’animo madido di pianto un orizzonte sfocato perso nelle nebbie della noia, dello spleen capitano d’un battello ebbro scosso dalle temeste d’un’antica solitudine. Accidia, mia compagna in queste notti d’amari calici, accogli il tuo ultimo figlio prediletto e congiungi al crepuscolo della vita l’ultima illusione ch’ancor rimembra fasti ormai lontani. Cosa? No, ragazzi, non sono impazzito né tanto meno sto cercando di farmi notare da Mauro Petrarca. Tutta colpa di Breetushka che con questa carica doomeggiante alla The Black ultima maniera riesce a renderti di colpo la persona più riflessivamente triste del pianeta terra. E meno male che ci avete inserito dei cori messianici, regà, perché nei momenti più concitati avrei detto di trovarmi a tu per tu con gli Anathema. “Questi so veramente bravi, Mà…” eh lo so, Lee. Lo so! Soprattutto Irene (correte ad ascoltare i Bloody Unicorn, appena finito di leggere questa recensione) in sede di clean vocals, riesce ad ammantare il tutto d’aura ancor più messianica, dotando il brano di un sapore quasi arcano, mistico, perduto nel tempo. Cioè, come da titolo, un pezzo che avrebbe dovuto ricordare i Batushka (quali dei 3000 attualmente esistenti?) e finisce con il citare tutt’altro. Almeno per me. Oh, avrò ragione o torto ma se avrò torto non avrò ragione e se avrò ragione non avrò torto. Quindi, facciamo che ho ragione. O magari torto. Si perdono pezzi nella successiva Breeless. Bella bordata Death Grind in stile Impetigo Mortician ma senza i bree. Sono finiti i Bree!! Cioè? Sono finiti. Cioè?? Non ci sono più bree!! Come sarebbe?? Non ce ne sono! Cioè?? È questo che volevi dire?? BREEEEE!!!! Tu sei Robb?? Ma chi ti ha messo questo nome? Qualche metallaro quarantenne?? BREEEEE!!! Drammi di Re Robert a parte, anche i ragazzi sembrano piuttosto perplessi ed il cugino di Ivano conferma. Perciò, retromarcia e recuperiamo i bree dispersi. Breeverse e si ritorna indietro nel tempo!!! Rumore di nastri avvolti al contrario e (a causa di un effetto collaterale dovuto a Breeverse Marek è stato improvvisamente catapultato nella Milano da bere degli anni ’80 ed è attualmente impegnato con De Sica, Boldi, Calà e Greggio sul set di Yuppies, giovani di successo. È riuscito a portare con se una copia di Le Grund Guignol da adoperare come chiave di volta per il ritorno al presente. La data del ritorno è fissata a discrezione del recensore).

Rieccomi qui, amigos. Figa la milano degli anni ’80 ma ho paura di essermi perso chissà che eventi. Ah? Nulla è cambiato? E Temptation Island va ancora in onda? Eeeeh. Prima di riascoltarmi Breeverse e tornarmene in un’altra epoca, lasciate che vi dica solo una cosa. Cercando d’essere seri. Perché certamente i Breethoven posano il loro essere sulla volontà di far leva su di una comicità che per quanto schietta, sincera e particolarissima, non può certo non strapparti una risata lasciandoti consapevole di aver a che fare con una band di ragazzi simpaticissimi. Un discorso a parte. Proprio perché, almeno a parer mio, non può sussistere comicità se dietro di essa non si celi, per l’appunto, sincerità. Quella dei Nostri non è musica studiata a tavolino, riciclata nella fucina di mille battute trite e ritrite o nella volontà di strappare una risata sfruttando i tormentoni del momento. Proprio no: come accaduto per Bree Che Dire, anche in Le Grind Guignol assistiamo alla pura e semplice volontà di esprimere una parte della propria anima. Perché se è vero e conclamato il fatto che questi ragazzi siano coinvolti in proggetti musicali totalmente agli antipodi di questa realtà, è altrettanto vero che la loro poliedricità li abbia portati a donare la vita ad una situazione che fa della spontaneità il suo punto forte. Questo, sono i Breethoven: il sanissimo cazzeggio nato per puro caso in sala prove, dalla sinergia di compagni di avventura / sventura intenzionati ad esprimersi al meglio delle proprie possibilità, volendo semplicemente mostrare una parte di loro. Spero di non essermi espresso troppo alla Gualtiero Cannarsi, perché il concetto di base mi pare abbastanza semplice. Ovvero: seguite il loro esempio, imbracciate gli strumenti, fregatevene di tutto e tutti… E SUONATE. SUONATE IN TUTTA LIBERTÀ. Perché se questo giovane combo può darci una piccola lezione, non è solamente di tipo musicale. Il coraggio di aver fuso fra di loro suoni normalmente inconciliabili dovrebbe già parlare di per sé… ma ancor più forte è, definitivamente, il coraggio di essere se stessi. Questa, la lezione da apprendere prima di imbracciare qualsiasi tipo di strumento.

VOTO: AAAAAH PIÙ DI OTTOMILA, ACCIPICCHIA!!!!!!

TRACKLIST:

1. Breentro
2. Error In Bree Flat
3. Breenterludio
4. Sonata In Bree Major
5. Inebreeatevi
6. James LaBree
7. Breecore
8. Breetushka
9. Breeless
10. Breeverse

LINE UP:

Ivano “Ivo” Lo Iacono – Bass, Composition and Social Media Manager
Antonella “Antosberla” Fiani – Keyboard, Orchestration and Composition

Features:
Stella Lauricella: Metal Leading Voice, Talks
Nicolò Faettini – Guitars, Mix & Mastering, Video Editing, Talks
Veronica Manfrin: Violin
Irene Eva Scapin: Clean Voice in “Breetushka”
Emiliano Bez: Composition in “Breetushka”

WEB:

Breethoven

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marek

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