Bloody Unicorn – OF MONSTERS UNDER THE BED (EP)

Bloody Unicorn – OF MONSTERS UNDER THE BED (EP)

Bloody Unicorn – OF MONSTERS UNDER THE BED (EP)

TITOLO: Of Monsters Under The Bed
ARTISTA: Bloody Unicorn
GENERE: Melodic Death
ANNO: 2019
PAESE: Italia
ETICHETTA: Indipendente

 

E’ sempre bello vedere nuove realtà. Nonostante il grosso impegno, tempo, e gli innumerevoli sacrifici che bisogna compiere per tenere su un progetto, per fortuna c’è chi non molla. E -in un certo senso- sento una particolare responsabilità mista a onore nel poter parlare del primo tentativo di una nuova band di proporsi sulla scena italiana: a maggior ragione, se questa si trova nelle zone in cui vivo.
I Bloody Unicorn sono una band Melodic Death Metal padovana che, dopo cambi di line up e imprevisti di varia natura, riescono a rilasciare la loro prima release: Of Monsters Under The Bed. Il progetto, che vede all’interno membri di band come Barbarossa e Canticum Diaboli, è formata da Irene “Eva” Scapin alla voce, Davy Scarpellini alle chitarre e Lorenzo Telve alla batteria.
Decidono, una volta definita la formazione, di cambiare il precedente nome da Azra’il a, per l’appunto, Bloody Unicorn.
L’EP è composto da una intro strumentale e da altri cinque pezzi che ben definiscono la proposta dei nostri: un Melodic Death equilibrato, non sperimentale né troppo concentrato sul fattore tecnico, ma non per questo privo idee. Iniziamo!
Il lavoro è un concept sulla natura umana e sui danni che questa può produrre nei suoi epiloghi peggiori e dei mostri che questa può generare.
E’ un lavoro  introspettivo ma al contempo esplicito, con una buona contestualizzazione tra musica e testi.
Prima traccia dopo la intro orchestrale Rising Of The Dormant Mind è Crushing Down, singolo col quale i nostri si sono fatti conoscere ancora sotto il precedente nome di Azra’il. Riregistrato e sistemato ulteriormente in vista della release completa, può essere considerato il “manifesto della band”, ovvero il prototipo di suoni e soluzioni musicali che la band adotta: ispirata ad una stand up comedy sulla depressione della nota Sabrina Benaim,  il brano sovrappone ed alterna continuamente violenza, melodia, cantato in clean ed estremo, il tutto arricchito con transizioni più eteree ed evanescenti. Giungiamo così a Running Out Of Time: aggressività e doppio pedale costante la fanno da padrone. La melodia non è mai tralasciata, tuttavia mantiene il giusto spazio subentrando dove è necessario e non risultando mai invadente. Non è poi così strano pensare a questa traccia come particolarmente cruenta, dal momento che la tematica tratta la perdita delle memorie e dell’identità a causa di una malattia degenerativa, seguita dal feroce desiderio di morire per ritrovarsi, speranzosamente, sotto un’altra identità.
Giungiamo dunque alla titletrack, a mio parere miglior traccia assieme alla precedente: musicalmente più completa, così come altrettanto completo mi è arrivato il relativo nocciolo tematico. Of Monsters Under The Bed non rappresenta propriamente i demoni sotto al letto intesi come creature che ci tormentano nel buio la notte quando stiamo per addormentarci: sono i nostri difetti, che se non curati possono diventare i nostri peggiori nemici. In sintesi: i mostri siamo noi. Se le tematiche precedenti posso risultare più complesse, Faith è concettualmente più accessibile, nonostante l’importanza del topic rimanga altrettanto saliente, così come più lineare ed accessibile è anche il brano a livello musicale: gli astri e la terra si fidavano di noi, e noi li abbiamo delusi, una delusione senza speranza di recupero, condita anche da riferimenti alla guerra, causa non solo dei danni al pianeta, ma anche, ovviamente, ai suoi stessi abitanti.
Ultima traccia, Forgiven; musicalmente una buona ripresa dei vari stilemi presenti durante lo svolgimento dell’EP, riprende la mancanza di speranza del brano precedente rivalutandola potenzialmente e cambiandola. Dunque i nostri decidono concludere il loro lavoro con un messaggio positivo, che io ho voluto immaginare come una maturazione personale parallela a quella musicale sviluppata durante l’elaborazione dell’EP. D’altronde, come accennato prima, a causa di cambi di formazione e di vari imprevisti in itinere, la band ha impiegato ben più di qualche mesetto prima di poter vedere concretizzato finalmente il loro lavoro in un formato fisico.
Chiarite adesso le sfumature musicali e i temi che i Bloody Unicorn hanno deciso di mettere in risalto, passiamo in rassegna pro e contro a livello specifico. Prima a livello individuale, seguito subito dopo da quello di team.
Alla voce Irene ha dimostrato un’ottima padronanza del cantato estremo e una buona padronanza del cantato in clean e la batteria eseguita da Lorenzo è suonata bene e strutturalmente esegue il suo compito; il basso funge da riempitivo per il muro di suono, il che lo rende “sufficiente”: uno sviluppo maggiore dello strumento a mio parere avrebbe potuto arricchire la struttura generale dell’opera. Le chitarre sono composte ed eseguite bene sia sul versante ritmico sia su quello melodico. -Nella spiegazione dei contro concluderò il discorso strumentale-
Passiamo ora al profilo generale.
La produzione è buona, gli strumenti suonano per come dovrebbero, quindi abbastanza puliti ma non troppo, esattamente come richiede questa interpretazione del Melodeath -a mio parere-.
La composizione e l’armonia sono semplici, mantenendo una coerenza interna con l’idea musicale di fondo: la band non intende strafare rischiando un miscuglio di robe non necessarie al funzionamento dell’EP. Fare roba complessa non è quasi mai realmente funzionale se non vi è un’idea di fondo che necessiti di soluzioni musicali artificiose: in questo la band ha adempito perfettamente al compito.
Altro punto a favore della band: i testi comunicano in maniera valida il messaggio e mi sono arrivati nella loro chiarezza, dandomi anche degli spunti interpretativi personali che ho distribuito nella recensione.
E se una cosa mi arriva, per me l’obbiettivo è raggiunto.
Voglio essere sincero: c’è “solo” un contro nell’esordio. Uno, che tuttavia ha un peso abbastanza considerevole e che voglio analizzare in tutta la sua completezza, in quanto dei complimenti fini a se stessi un musicista se ne fa ben poco. Il contro riguarda lo sviluppo dei temi e delle melodie.
Le soluzioni melodiche sono abbastanza acerbe e talvolta non evolvono come potrebbero e dovrebbero, rendendo inefficaci alcune parti delle canzoni. Voglio chiarire dettagliatamente questo mio pensiero.
Quando una melodia è realmente efficace? Sono molte le risposte che possono essere date, e diminuiscono qualora decidiamo, per una volta, di spostarsi su un versante leggermente meno soggettivo, seppur non totalmente oggettivo.
Le melodie efficaci, tra le tante risposte, sono quelle che possono essere suonate su più generi, su più strumenti e a velocità diverse, che hanno una tonalità di riferimento e sulle quali possono essere eseguite delle reinterpretazioni. Come rapportarsi dunque singolarmente? La voce di Irene talvolta raggiunge quest’obbiettivo, talvolta no. Si badi bene: la critica rivolta è solamente alla melodia a livello armonico, non alla qualità della voce. Quindi, in pratica, alla consapevolezza della sequenza degli intervalli, ovvero la sequenza cronologica delle singole note. La critica più “aspra” mi sento però di farla alle tastiere: suonano bene, ma sono inserite per “fare della musica”:  acerbe, senza sviluppo e perdono di senso sia nell’EP che, eventualmente, isolate. Sono statiche e vi è assenza di movimento delle voci, mentre in un genere come questo dovrebbero avere “vita propria” anche senza la struttura metal di fondo. Il nostro cervello, riempito di ascolti più o meno consapevoli durante il corso della vita, elabora quella moltitudine di possibilità attraverso la quale una melodia diventa efficace. Facciamoci caso: quasi quotidianamente sentiamo musica nuova. Quando ciò accade e iniziamo a percepire una melodia, immaginiamo come questa melodia potrebbe concludersi e, se ciò accade, proviamo gratificazione, piacere e rinforzo e siamo motivati nel sapere il nome del brano. Accade anche a chi non ha mai preso in mano uno strumento: questo succede in quanto, nel corso del tempo, si sono sviluppati modi “migliori” di evolvere delle melodie. Il che non significa scopiazzare sempre la stessa scala a seconda del genere in quanto questo è un processo interattivo musicale generato da un continuo feedback tra gli strumenti, bensì [significa] andare a ridurre il numero di soluzioni “perfette” nel mentre la melodia si avvicina alla fine. Quando la melodia è efficace, in musica si dice che “risolve bene”, cattura la nostra attenzione, rimane in testa e ci colpisce, tavolta lasciandoci pensare “E’ finita proprio nel modo in cui speravo, anche se è la prima volta che la sento e non ricordo canzoni simili.
Of Monsters Under The Bed, a volte, è un aeroplano che continua la corsa sulla pista quando la canzone pretende un decollo col giusto tempismo.
C’è da tenere presente però un’altra cosa: è un esordio. E spesso, l’esordio, è una sorta di test della band verso se stessa: quindi benvengano gli errori e la mancanza di precisione su alcune variabili.
E il retrogusto per quanto mi riguarda è proprio quello di Faith, ovvero della speranza: visto l’enorme potenziale, sono sicuro che sentiremo un lavoro maturo già nella prossima release.

 

VOTO:68/100

TRACKLIST:

01. Rising Of Te Dormant Mind
02. Crushing Down
03. Running Out Of Time
04. Of Monsters Under The Bed
05. Faith
06. Forgiven

 

LINE UP:

Irene “Eva” Scapin – Voce
Davy Scarpellini –
Chitarre
Lorenzo Telve –
Batteria

 

https://www.facebook.com/bloodyunicornofficial/

 

 

Ivo

ivano

Mi occupo da anni di recensioni e interviste (anche bilingue) in ambito Metal. Recensisco su Metal Winds solo previo invio del disco fisico in questione. Polistrumentista per Vereor Nox, Padulo, Breethoven e Social Media Manager per i Liquid Fear.

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