BLODIGA SKALD – The Undrunken Curse

BLODIGA SKALD – The Undrunken Curse

BLODIGA SKALD – The Undrunken Curse

TITOLO: The Undrunken Curse
ARTISTA: Blodiga Skald
GENERE: Folk Metal
ANNO: 2020
PAESE: Italia
ETICHETTA: Soundage Productions

 

Terza fatica in studio e nella fattispecie secondo full-length per i romani Blodiga Skal, realtà “orchesca” del Folk Metal nostrano. L’orda non si ferma ed i predoni zannuti, a tre anni di distanza dall’apprezzato Ruhn, decidono finalmente di concederci (e concedersi) un bis; un prodotto decisamente interessante ed in qualche modo dotato di una marcia in più rispetto al suo predecessore. Quest’ultimo, fondamentalmente parlando un platter di tutto rispetto, un buon disco, abbastanza distante però dalle migliorie sonore apportate in The Undrunken Curse, oggetto della nostra recensione. Ben più massiccio e corposo, dotato di un’identità meglio ancora definita se paragonato al passato. La proposta rimane ancorata su di un metal a tinte Folk, decisamente coinvolgente ed impossibile da tenere a bada. “È festa”, come direbbe la PFM e di certo i motivi “danzerecci” presenti lungo questi solchi non si fanno detestare, anzi. Il lato più “bucolico” e “godereccio” tipico del genere è presente come base dalla quale iniziare. “Iniziare cosa?”, direte voi? Un discorso certamente più complesso – e qui giungono i primi elementi di novità – paragonando la proposta odierna con quella che fu tre anni fa. Proprio perché, bisogna dargliene atto, i nostri orchi sembrano voler rendere la propria musica sicuramente più personale e ragionata, rispetto a tanti altri gruppi a loro affini. Un panorama, quello folkloristico, purtroppo inflazionato e troppo spesso dominato dalla voglia di imitarne gli esponenti più famosi. Se persino i Korpiklaani hanno voluto però accantonare il loro essere più scanzonati per dare un saggio di quanto possano risultare maggiormente profondi ed interessanti (l’ultimo Kulkija ne è l’esempio lampante), questo dovrebbe farci capire più di qualcosa. In una scena troppo imitante, dunque, The Undrunken… giunge come una boccata d’aria fresca, presentandoci la bellezza di undici tracce colme di ottimi spunti e trovate in un certo senso lontane dalla prima incarnazione del sound presente in Ruhn. Lontane, certo, ma non per questo rinnegate. In quanto il passato è pur sempre il ponte d’oro che collega il presente con il futuro, volenti o nolenti. Parlando del lato più squisitamente selvaggio, i Blodliga ruggiscono ancora, creando un sottobosco estremo di tutto rispetto, degno di una banda d’orchi decisa a procacciarsi tanta succulenta carne umana. Clave alla mano, i membri del gruppo mostrano chiodi e zanne senza remore, terrorizzando la foresta ed inducendo chiunque alla fuga. Il tutto è però più ragionato, come dicevamo, nonché mitigato da un sapiente gioco di melodie – la parte più smaccatamente Folk – che in questo disco raggiunge vette incredibilmente alte, trasportando l’insieme verso una sfera ben più complessa del semplice “divertiamoci coi violini e le fisarmoniche”. Proprio perché le orchestrazioni presenti, degne dei Finntroll più audaci, suonano dannatamente curate e soprattutto studiate alla perfezione. Una vera e propria cura del dettaglio atta ad arricchire ogni brano di una carica evocativa vibrante e personale, donandogli vita propria, rendendolo un episodio a se stante capace di risplendere il doppio se ben collegato ai suoi “simili”. Merito di un collaboratore d’eccezione, che risponde al nome di David Logan. Compositore pluri premiato con all’attivo collaborazioni per grandi marchi come DisneyUbisoftSony Computer Entertainment, curatore in questo disco non solo delle orchestrazioni ma anche e soprattutto dei lavori di mixing e mastering. Insomma, una mano esperta capace di dare ai Blodiga spunti più che significativi. Decisamente un’ottima collaborazione, dato sì che la pennellata di Logan rende i suoni limpidi e squillanti, piacevolissimi all’udito ed affini alle produzioni di successo più recenti. Non l’unico ospite, vista e considerata anche la presenza di Keith Fay, autentico veterano della scena Folk mondiale, mastermind degli irlandesi Cruachan. La sua essenza è presente nel brano Yo-Oh the Sail is Low, pezzo che per forza di cose spicca grazie alla collaborazione scaturita con il famoso chitarrista. A rendere il progetto ancor più convincente (come se ce ne fosse bisogno) è inoltre la presenza di un vero e proprio concept alla base dei brani, una storia che gli orchi hanno pensato di racchiudere in un libro da rilasciare in seguito, per spiegare meglio i testi ed il significato narrativo di ogni brano (e non vi racconto troppo… altrimenti vi perdete il gusto delle cose!). Non vi basta? Potrei aggiungere anche una componente visiva di tutto rispetto, dominata da un artwork per il sottoscritto degno di un disco dei Manilla Road o della copertina di un numero a caso de “La spada selvaggia di Conan“. Menzione d’onore, in tal caso, per l’artista Jan Örkki Yrlund. Insomma, un progetto audace e coraggioso: ospiti importanti, concept avvincente, un libro, suoni maturi e particolarmente curati, uno slancio significativo verso lidi più coraggiosi. I Blodiga Skald del 2020 hanno tutte le carte in regola per lanciarsi verso un radioso futuro e The Undrunken Curse rappresenta in questo senso il biglietto di sola andata verso la gloria. Ad Maiora!
            VOTO: 85/100

TRACKLIST:

1. The Curse
2. Yargak
3. Sbabobo
4. Estelain
5. Spirits of Water
6. The Sacrifice
7. Tourdion
8. To the East of Sorrow Town (Circus of Pigsley)
9. Fugue
10. Yo-Oh the Sail Is Low
11. Never Leave a Friend Behind

LINE UP:

Tuyla “The Glorious One” – tastiera, fisarmonica
Vargan “Shepherd Tamburine”
– batteria
Ghâsh “Barbarian Know-All”
– chitarra
Rükreb “The Noble One”
– basso
Axuruk “Jejune”
– voce
Yindi “Servant of Anor’s Flame”
– violino, voce femminile

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marek

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