BIRTH OF AURORA – Sapere Aude

BIRTH OF AURORA – Sapere Aude

BIRTH OF AURORA – Sapere Aude

TITOLO: Sapere Aude
ARTISTA: Birth of Aurora
GENERE: Progressive Death Metal
ANNO: 2020
PAESE: Italia
ETICHETTA: indipendente

Un concept interessante, posto alla base di un disco, può fare la differenza. Una convinzione che nessuno potrà mai togliermi dalla testa, una credenza in me profondamente radicata, in quanto grande amante delle storie in musica. “Di parte”, direte voi. E forse un po’ di ragione l’avete eccome, miei cari drughi. Lasciate che vi spieghi, tuttavia. Non disdegno certo un album per così dire “normale”, lungo la cui tracklist tanti episodi eterogenei arrivano a narrarci a loro volta tante storie nelle storie. Ritengo difficile, però, non cedere al fascino di una forte idea “totalizzante”, in grado di raggruppare in sé ogni singola traccia, quasi fossimo a teatro assistendo ad uno spettacolo in più atti. Capirete dunque perché la forte personalità del progetto Birth of Aurora abbia destato la mia curiosità, spingendomi verso l’approfondimento di questo Sapere Aude. Che già dal titolo, debbo dire, si presenta più che bene. Due parole, un motto latino pregno di significato e dalla forte carica ottimistica. “Osa esser saggio!“, espressione attribuita dapprima al poeta Orazio e di seguito resa famosa dal filosofo Immanuel Kant, reo d’averla eretta a motto esplicativo dell’epoca dei Lumi (leggasi: Illuminismo).

Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!

Queste le parole di Kant, il quale aggiunse: “Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessa è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro”

Qual è, dunque, la base del concept di Sapere Aude? Esattamente la ferrea volontà di muoverci liberamente attraverso il mondo, spogliandoci di ogni preconcetto ed influenza esterna. Scoprire la vita, analizzarla, scandagliarla, esplorarla con sguardo adamitico puro ed innocente. Come fossimo appena nati e dunque intenti a dare un nome ad ogni cosa o sentimento, vedendolo e provandolo per la prima volta. Lo scoppio di un’Aurora magica ed inaspettata, l’inizio di una nuova vita da trascorrere non più rintanati in un bunker di comodità, bensì curiosi e ricettivi, messi in discussione, desiderosi di apprendere. Un tema di forte attualità eppure mai troppo affrontato come si deve, in questa sede concretizzato da una sperimentazione sonora di stampo Prog. Death Metal. Apre le danze una breve intro strumentale dal titolo Sopor Fratrem Mortis EstIl sonno è il fratello della morte, come a rimarcare quanto lo stato di torpore emotivo ed il disinteresse in generale siano per forza di cose portatori di morte e smarrimento, quasi le nostre vite fossero immerse in un sonno perpetuo dal quale è impossibile svegliarsi. Sussurri perpetui e suoni d’oscure orchestre fanno di questa breve intro un piccolo “incubo” dalla valenza fortemente catartica. Mediante uno stato di paura e sgomento riusciamo a liberarci d’ogni fardello, siamo dunque pronti a coninciare. Ci svegliamo, ci rendiamo conto dell’inizio del nostro percorso, della nostra volontà di conoscere. The Awakening non si fa attendere, ed eccoci svegli e desti per affrontare l’inizio effettivo del disco. Un brano ben diviso fra vecchia e nuova scuola, con eco dei Cynic prepotenti e percettibili soprattutto nelle parti più melodiche ed acustiche, nonché nei virtuosismi. Per quel che concerne la componente più aggressiva, i Nostri sembrano chiamare in causa i pilastri Atheist Death, in un “compromesso” decisamente ben riuscito. Forza, violenza, esatro, espressività. Un biglietto da visita che miscela perfettamente la voglia di brutalità ed il colore, il virtuosismo donato al tutto dal volto più tecnico e sperimentale. Acustiche delicate dal flavour mediterraneo aprono la seconda traccia, Dreaming The Great Rebellion, subito resa arrembante e prepotente dal sopraggiungere di chitarre elettriche tritaossa. Quel che ci ha sempre circondato non può più rappresentarci. È ora di agire, di destare quante più anime possibili, spodestando la tirannia del sonno dal suo trono di menzogne. La musica (per fortuna!) non cambia: i Birth of Aurora mettono a disposizione il loro intero arsenale per la buona riuscita di un pezzo vivace e mai monotono, dalla struttura variegata e mai banale. Un tanto di Technical Death Metal, qualche spruzzata di Alternative, gli ingredienti per la ricetta vincente sono amalgamati alla perfezione donandoci un risultato finale da stella Michelin. Apertura che sconfina nell’Avant Garde per la traccia Three Gates of Knowledge, sfociando in seguito nell’episodio di maggior aggressività dell’intero platter. Il viaggio è iniziato, fra mille ostacoli e prove da superare. Sta a noi apprendere con sincerità ed innocenza, da ora in poi. Nessun maestro a parte i nostri sensi, la nostra capacità di vedere il tutto mediante uno sguardo puro e non soggiogato da alcunché. Un brano che fa del “massiccio” il suo credo, pur non disdegnando frangenti più “drammatici”, non per questo risultando meno appetibile od interessante degli esimi colleghi. Interessante e molto valido il lavoro in sede ritmica, chiamato a sorreggere l’estro dei talentuosi chitarristi. Un’impresa non da poco! Così come lo è mantenere alto il tiro anche in fase di chiusura, cosa che a Falling Between the Awareness of Existence, momento clou del viaggio intrapreso, il raggiungimento della conoscenza più pura, la fiaba narrata direttamente dal nonno di tutto il Sapere. Un brano che condensa in maniera ottima ogni aspetto dei Nostri, spianando la strada alla conclusiva Birth of Aurora. Un piccolo quanto pregevole lavoro elettronico che sembra mimare in maniera veritiera i movimenti / giochi di luce del meraviglioso fenomeno naturale, ponendoci al cospetto di un nuovo inizio.

Un lavoro intenso e senza dubbio pregno di intimità e personalità. I Birth of Aurora si fanno apprezzare sin dal primo ascolto; persino da chi, come al sottoscritto, è abituato a vivere con gli occhiali da sole e la bullet belt fieramente attorno alla vita. Che siate amanti dell’estremo o del “tecnico”, poco cambia. La storia narrata da questo quartetto suona quanto più contemporanea possibile, indagando senza ipocrisie o banalità all’interno del vasto campo minato della coscienza umana. Un messaggio positivo, espresso mediante l’uso di un’Arte senza freni o paletti eccessivamente “confinanti”. Sappiamo cosa ascoltiamo, eppure molte sfumature riescono nell’impresa di allontanare prepotentemente Sapere Aude alla mera catalogazione archivistica. Brani vibranti e colorati, a metà fra il concreto e l’onirico. Uscire fuori dal modo, come diceva San Juan de la Cruz, per pervenire là dove non v’è più modo. Missione compiuta!

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      VOTO: 80/100

TRACKLIST:

1. Sopor Fratrer Mortis Est
2. The Awakening
3. Dreaming the Great Rebellion
4. Three Gates of Knowledge
5. Falling Between the Awareness of Existence
6. Birth of Aurora

LINE UP:

Diego Laino – chitarra/voce
Daniele Cozzolino – chitarra
Umberto D’Onofrio – basso
Giulio Galati – batteria

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marek

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