BARBAROSSA – The Weight of Void

BARBAROSSA – The Weight of Void

BARBAROSSA – The Weight of Void

TITOLO: The Weight of Void
ARTISTA: Barbarossa
GENERE: Thrash / Death Metal
ANNO: 2020
PAESE: Italia
ETICHETTA: indipendente

A Marek… questi menano!!! Ce lo sai, questi menano!! The Weight of Void non è un disco, È ‘NA SPREMUTA DE SANCUE!!!
Ok, la mia coscienza da un po’ ha la voce di Mattioli… ma non è questo il punto. Il punto è… che ha già detto tutto lei. Lui. Insomma, avete capito. Perché davvero, miei cari drughi, proprio non potrei inquadrare i Barbarossa meglio di così. Possenti, maneschi, torreggianti. Non guerriglieri privi di logica… dei veri e propri signori della guerra. Tuttavia, sono pur sempre un arcidemone di recensore terribile.. per cui, mettiamoci comodi e partiamo dall’inizio. Adocchiai questi bravi ragazzi parecchio tempo fa. Anno Demoni 2016, il loro EP He Who Walks Alone riuscì a sorprendermi non poco per via della rara intensità che riusciva a trasmettere. Lo acquistai immediatamente, facendone mia una copia ed aspettando con ansia – ascolto dopo ascolto – che un full length uscisse fuori a confermare quanto di buono io avessi percepito. Eccomi dunque giunto al 2020, con la consapevolezza di aver visto giusto; e soprattutto, di aver fatto bene a scommettere su questa giovane compagine veneta. Detto senza mezzi termini: questi ragazzi sanno realmente ciò che fanno. E quando dico “lo sanno”, intendo proprio quel che leggete. Non una frase fatta tanto per, non un’opinione vacua campata per aria. Consapevolezza dei propri mezzi, idee vincenti, fondamenta solide. Qualità imprescindibili per un disco che possa, debba e soprattutto voglia suonare convincente. Mi permetto di aggiungere, qualità invidiabili per un gruppo sulla piazza da relativamente poco. L’anagrafe non è mai stato un problema insormontabile, lo sappiamo bene; eppure, i “mali” della gioventù sono spesso palesi e certamente giustificabili, viste e considerate tutta una serie di palesi circostanze. “QUESTA VOLTA NO!“, urlerebbe Ricciardone Benson, ed ha ragionissima. Proprio perché “The Weight of Void” riesce a sommare in sé tante sfaccettature, tante anime estreme collegandole fra di loro in maniera precisa ed equilibrata, col piglio di musicisti preparati e navigati. Oggettività e soggettività, dopo tutto la musica è come la cucina. C’è chi preferisce la pizza Marinara con mille kg di aglio e chi con l’equivalente in rosmarino di ciò che i Mötley Crüe tirarono su col naso durante il tour di Shout at The Devil. Gusti sacrosanti e nessuno ci mette becco. La “scienza culinaria”, però, parla chiaro: equilibrare gli ingredienti per fare in modo che i sapori si percepiscano sì distintamente… ma che assieme collaborino per la riuscita di un piatto perfetto, senza cozzare fra di loro. Scusate la dissertazione in stile Parodi, ma quel che volevo dire è esattamente questo. Si sentiva sin dagli albori, si toccava distintamente con mano quanto la proposta dei Barbarossa fosse fondamentalmente eterogenea. La grezzaggine del Death vecchia scuola, sensazioni più vicine al “moderno” Melodeath, senza tralasciare la loro anima Thrash. Più un qualcosa, un quid di Black più vicino all’avventura europea in senso lato che non solamente scandinava. Ecco, riunire sotto un’unica egida un sound così tentacolare non è affatto facile. C’è chi prova, chi preferisce eccedere in un senso anziché in un altro – sempre seguendo i suoi gusti -, chi proprio non riesce. Quest’ultimo non è proprio il caso dei Nostri, i quali riescono sorprendentemente nell’impresa di realizzare un disco che non solo convince, ma riesce a farsi apprezzare proprio per l’equilibrio che sussiste fra le varie parti. Esempio puro e concreto, posto agli inizi: il brano Medusa. In quattro minuti scarsi, ‘sti veneti teutonici riescono a sintetizzare perfettamente ciò che furono i primi Amon Amarth, mandandoli a sbattere contro i Vader e legando il tutto con un percepibilissimo sentore Death/Thrash in stile Torrao/Mittleburn. Ed è soprattutto il lato più melodico e “tranquillo” del brano a renderlo del tutto irresistibile, il frangente che lo avvia alla conclusione, donandoci un’opera a dir poco magniloquente che non ha paura di mostrarsi per quello che è. Ovvero, un ponte d’oro fra storia e presente. Un sound per nulla pretestuoso od eccessivamente pompato, che non pecca di strafare o di altre ingenuità. È un discorso che potrebbe continuare per molto, cari drughi. Ogni brano brilla di luce propria e mostra le stesse meravigliose caratteristiche, in un crescendo di estremo e maleducazione, tenute a bada da un songwriting generale che mostra sicuramente quel che i Barbarossa sanno esprimere, dal punto di vista tecnico. La titletrack assurge a vero e proprio manifesto programmatico del tutto, senza dimenticarsi di brani come Of Blood and Ash nei quali respiriamo persino l’aria dei Marduk. Quel che cerco di dirvi ormai da un po’, è: non è possibile che dei ragazzi così giovani suonino consapevoli e determinati come autentici veterani della scena. Proprio per questo motivo non è possibile  che voi non siate lì a far esplodere questo platter nel vostro stereo. Prendetevela pure comoda, tesoti. Mentre “The Weight of Void” se ne sta lì sugli scaffali e voi perdete tempo con le dita nel naso, fate un torto alla vostra scena. E non ho paura di dirlo. Troppe, troppe volte lodiamo il vuoto e la mediocrità, basandoci sul trend del momento o su quel che va per la maggiore. Troppe volte lasciamo indietro ragazzi come i Barbarossa; che, per quanto mi riguarda, dovrebbero stare in cima, guardandovi dall’alto. Gli elementi perché questo disco possa strapparvi più di un apprezzamento ci sono tutti: un disco roccioso, concreto, equilibrato, in cui la furia cieca dell’estremo viene rilasciata a mo’ di fluido esplosivo, spaccando tutto con eleganza; tecnica strumentale invidiabile, grande gusto per i riff, ottimo lavoro solista. Cosa dovrei dirvi, di più? Che la copertina è stata disegnata da kre.fenrir (vi ho lasciato il suo nickname IG. Così avete scuse, filate a rendervi conto di quanto è brava)?. Mi prendo una pausa dalla scarica di argomentazioni. Volete ancora di più? Forse dovrei minacciarvi? Sarei disposto a farlo, se non fosse che “The Weight…” non ha bisogno di spintarelle. Sa farsi amare da sé.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                              VOTO: 90/100

TRACKLIST:

1. The Wine and the Fog
2. Medusa
3. From the Earth
4. The Weight of Void
5. Of Blood and Ash
6. Combustione
7. Saturnus Throne
8. Dearth

LINE UP:

Amedeo Paolini – batteria
Lorenzo Telve – basso e voce
Davy Scarpellini – chitarra


WEB:
Barbarossa

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marek

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