ABYTHIC – Conjuring The Obscure

ABYTHIC – Conjuring The Obscure

ABYTHIC – Conjuring The Obscure

TITOLO: Conjuring The Obscure
ARTISTA: Abythic
GENERE: Death Metal
ANNO: 2019
PAESE: Germania
ETICHETTA: Xtreem Music 

Va bene, questa volta voglio dare un po’ di pepe alle cose. Dovrò finire questa recensione contemporaneamente ad una bottiglia di Pepsi Max zero caffeina. Che è un po’ una sorta di boomer juice travestito no? Voglio dire: la Pepsi è boomer ma siccome sei un genio del marketing allora ci togli gli zuccheri e la caffeina così da poterla vendere ai ragazzini hipsters che si nutrono di Quinoa e proteste inutili, cosa equiparabile ad un Mr. Burns quando si travestì da Secco Jones. Insomma, è un tentativo low cost che permette di attingere ad una manciata di zoomer attenti a temi inutili come vivere a lungo. Patetici. Ok, d’accordo, passiamo alle cose serie… visto che vi servo io per fare cose come sentire un disco. Allora tutti noi sappiamo chi è Dave Rotten e tutti noi conosciamo la Xtreem Music, giusto? No? Mi deludete in maniera costante raga. Dave Rotten è lo storico cantante degli Avulsed, Christ Denied e Holycide ed è sempre stato molto attivo a livello di produzione discografica: Drowned Productions, Repulse Records e dal duemilauno ad ora la Xtreem Music. Quindi abbiamo a che fare con un vero e proprio gigante del settore Metal Estremo. E te vuoi davvero venire da me a dirmi che ti aspetti robaccia da uno così? Certo che no, poiché nel roster Xtreem Music abbiamo ed abbiamo avuto: Sorcery, Adramelech, Necropsy, Cruentator, Disgorge, Maze Of Terror, Rottrevore, The Grotesquery, Daemoniac e moltissimi altri tra cui i V.I.P. di oggi: i Tedeschi Abythic, band Old School Death Metal d’ispirazione Nord Europea formata dal total madman di Leimy (Reckless Manslaughter), Marco Di Bartolo a.k.a. M.D.B. (Ornament Of Thorns, Rex Verminorum, Haimad), Christian Jesko Rüther (The Mistery, Reckless Manslaughter) e Tim Schlichting (Suffocate Bastard, Ornament Of Thorns).

Il gruppo ha debuttato sulla scena nel duemilaquindici con l’EP denominato A Full Negation Of Existence per passare poi, al rilascio di due album nel giro di due anni: Beneath Ancient Portals nel duemiladiciotto e Conjuring The Obscure nell’ormai deceduto duemiladiciannove e protagonista di questa recensione. Degni di nota gli artwork della band, non riesco a trovare informazioni sull’autore ma mi sembra che la mano sia la stessa. Ora però: apriamo sta bottiglia. Quasi non sento la differenza con la Pepsi normale ma c’è qualcosa che non va, è una sensazione diciamo, come di targeting demografico. E visto che ho iniziato a tracannare sta roba, iniziamo anche con la recensione prima che il mio fegato decida di suicidarsi.

Il disco parte con un classico intro ambientale composto da sound effects vari e voci. Nulla di nuovo sotto al sole ed è cortissimo, quindi se sia necessario o meno non abbiamo il tempo di capirlo che subito le possenti mani sotto forma di riffs di Eternal Chaos Will Rise, ci si avvinghiano al collo come uno slasher movie dei tempi d’oro. La canzone non è che un bridge in realtà, con un solo main cantato ed un paio di intermezzi, tutto arrangiato su tempistiche medie. Discreta ma nulla di entusiasmante. Carina la chiusura tornando sulle campionature. Order Of The Gash è già più sulle giuste corde, sempre con tempi molto cadenzati e medi ma i riffs sono abbastanza buoni da non fartelo notare più di tanto. Sembra già ovvia la scelta di preferire un’atmosfera più sinistra e malata, piuttosto che caotica e diretta, con la distensione tipica di uno di quei cattivi pianificatori e pazienti, un Hans Gruber piuttosto che un Alex DeLarge. Ancora una volta si torna sulle campionature prima di essere investiti da Shrouded In Perpetual Darkness. Ottima intro, bello il groove del principale cantato ed interessante la stesura dei riffs seguenti che aggiunge una levigatura in più al già tagliente filo di questo album. Ne approfitto anche per divagare un attimo sull’aspetto mixing e mastering: i suoni mi piacciono, ovvio, ed è indubbia la sostanza all’interno della performance strumentale di M.D.B., Christian e Tim, tuttavia sento un discreto taglio di frequenze. I suoni risultano un po’ troppo privi di armonicità nonostante gli armonici si sentano bene, probabilmente chi ha curato il mastering ha scelto di chiudere qualche frequenza bassa o medio/bassa sulle chitarre il ché rende sì il prodotto più scuro ma toglie spessore in contrapposizione. Il basso invece è stato “boostato” parecchio lasciandogli quasi tutto il lavoro sulle basse e facendo spiccare non troppo bene il suono. Non è un brutto mastering o un brutto mix ma se uniamo ciò a dei riffs mastodontici piuttosto che veloci ed incalzanti, non è esattamente il massimo dell’esaltazione per i miei gusti. La voce di Leimy d’altro canto suona davvero bene e comunque il tutto è legato contestualmente. Tornando al brano, entusiasmanti le intermissioni vocali alla Morgoth, inaspettate devo dire ma piacevoli. Prima di atterrare su Ruins In A Wasteland Of Visions si torna sulle campionature, mi sembra indubbio che le parti di intro/outro siano state usate come ponte fra brano e brano, e devo dire che se prima mi sembrava solo un veloce cliché, adesso non mi dispiace l’idea visto che la collocazione è abbastanza originale. Vengono esposte le più schiaccianti influenze della dottrina della morte Tedesca con l’intro di Ruins In A Wasteland Of Visions grazie a quella melodia decadente di Asphyxiana memoria che suona come fuoco proveniente dal cielo. E cambiamo pure cantante con l’introduzione a sorpresa di Ulrich Kreienbrink, reduce degli Ingurgitation Oblivion. Bella la sezione corale, il gioco creato mixando varie vocalità dona una bella varietà e si toccano delle vene atmosferiche paragonabili a quelle di Gothic dei Paradise Lost. Ma nettamente più chad e meno virgin. In genere album che vanno ad improntarsi verso una certa estensione del loro riffing mi risultano nettamente più noiosi rispetto a Conjuring The Obscure, che riesce a farmi stupire di essere arrivato già a metà album, risvegliandomi dalle maglie nere della propria trance ipnotica con l’intro di basso di Drifting Among Shadows. Ottimo, non ci sono mai abbastanza sezioni solo basso per i miei gusti! Particolarmente gasante come canzone nonostante la formula sia la stessa anche se più Doom. Sarà l’impressionante muro di anime sofferenti che ci intrappola in un asfissiante stato di trascendenza inumana a sortire tale effetto. O il fatto che sono a metà Pepsi Zero Max. In genere, più mando giù una normale soda e più mi accorgo del deterioramento interno che i miei organi perdurano. In questo caso mi sembra quasi di non sentire nulla, come se fossi in una camera di deprivazione sensoriale. Chissà cosa ci mettono per farla senza caffeina o zuccheri. Ad ogni modo ottimo brano, il mio preferito del mucchio finora. Peccato solo che la batteria sia un po’ bassa di volume su toms e sulla grancassa. Si sente, sì, ma non come dovrebbe secondo il mio “bullissimo” parere. Niente male anche la sezione con le armonizzazioni che fa da pre solo. La parte solista è molto di decorazione devo dire, come le altre ma sono disposto ad accettarlo in quanto le ritmiche macinano carne ed ossa più del tritacarne studentesco in The Wall. Coronation By The Burning Winds ci accoglie sempre in maniera strisciante e sempre dopo campionature in Tedesco di qualcosa che potrebbe essere un film come potrebbe benissimo non esserlo. Essendo ignorante in lingue straniere non posso dirigere la vostra opinione… voglio dire, non posso ragguagliarvi sulle fonti. Heheh, ve la siete bevuta eh? Danzate pedine, danzate! Tornando a focalizzarci sul brano, i tempi dei riffs sono sempre gli stessi, c’è sempre l’onnipresente vibe di un Trey Azagthot un po’ più Doom. Che non è negativo. Shadows Of Becoming Might è la settima e penultima traccia all’interno del disco e se avete qualche speranza che presenti qualche diversità rispetto al resto del lavoro, quelle speranze sono accontentate. E cambiamo di nuovo vocalist! Questa volta alle briglie dei versi infernali c’è Mark Friedrichs dei Selfdevoured, l’apostata abissale che ci ha dato una “sneaky breeky” anteprima della sua presenza in Shrouded In Perpetual Darkness ascende al trono della tirannia vocale e da una direzione inattesa all’album. La canzone ritmicamente parlando è enorme ma colpisce veloce, come una carica di Balrog provenienti direttamente dalle fetide viscere laviche delle fortezze di Melkor. Arrivati sul fondo della bottiglia di Pepsi, ci da il colpo della grazia Let the Purge Begin. Il growl questa volta diviene lo stesso che ci si potrebbe aspettare da un Arcidemone dei 9 Inferi poiché, udite udite, abbiamo un altro cantante, Marcel degli Anam, band di cui conosco solo il nome arrivatomi attraverso le mie segrete ed oscure fonti. So che fanno Technical Death quindi non sono da confondere con quei vecchi boomers Irlandesi che suonano, guarda caso: Folk. Caos totale nei riffs con quegli elementi Doom e Black di contorno che creano un ammasso di devastazione così immondo da non poter essere testimoniato senza scendere nella follia più pura. Il riffing è così fitto che scarica la sua forza cinetica dalle casse direttamente sul tuo brutto muso. Roba che ti manda al pronto soccorso con qualcosa di rotto. Si chiude con un outro campionato questo Conjuring The Obscure e ragazzi, di sicuro mi ha sorpreso!

Dalle sezioni campionate usate come collante alle collaborazioni inaspettate alla divisione in piccoli capitoli, questo disco è quasi come un idra di differenti tipi di brutalità. Ora, che ci piacciano le sorprese o meno, sappiamo che il pubblico difficilmente ha interesse nel capire un album, quindi presentare un po’ il concetto base del disco fornisce un’esperienza migliore per come vedo le cose io. Perché molti dettagli possono andare persi ad un primo giro di disco e ciò non porta ad un riascolto. C’è il rischio che venga bollato come un altro generico album della revival Death Metal di questi tempi e ciò è un peccato perché il lavoro è molto valido. Le idee ci sono, l’esecuzione è buona, il confezionamento del prodotto non è il massimo nonostante il mio amore incondizionato per il suono HM02 e tutto ciò che riguarda la motosega Svedese/Finalndese degli anni novanta ma il cambio di passo delle ultime due tracce lo dimostra. E questo è un punto paradossalmente a sfavore, perché se un ascoltatore medio perde interesse dopo mezza canzone, bollando il resto come “tutte uguali”, di sicuro non si metterà ad ascoltare il resto del disco ma bensì passerà oltre. Ed è per questo ed altri aspetti minori che non mi sento in facoltà di dare un voto troppo alto. Certo, qualcuno potrebbe dire che un disco del genere è personale, le bands fanno il cazzo che vogliono ed inoltre può accontentare una vasta gamma di fruitori, dando atmosfere cupe, riff pesanti, caos e melodie contorte in un solo pacchetto che tutto sommato non è così insormontabile, vista la durata di trentacinque minuti e spicci. Ed io non posso darvi che ragione. Difatti per chi avrà la pazienza e l’elasticità di carpire le vere intenzioni di questo disco, oltre che i suoi segreti, la ricompensa non sarà per niente male. Sta quindi a voi decidere cosa fare ma in ogni caso un grosso plauso alla band e a tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questo album, non fate gli idioti e dategli una possibilità.

Beh la Pepsi Zero Max è finita, mi sento sporco (o meglio, pulito) ed ho bisogno di almeno una bottiglia di whisky per riequilibrare i livelli di schifo esistenziale. Date un ascolto agli Abythic ed alzate una pinta per un vecchio boomer come me, alla prossima!

VOTO: 78/100

Tracklist:

1. Eternal Chaos Will Rise
2. Order of the Gash
3. Shrouded in Perpetual Darkness
4. Ruins in a Wasteland of Visions
5. Drifting Among Shadows
6. Coronation by the Burning WiNds
7. Shadows of Becoming Might
8. Let the Purge Begin

Line Up

Leimy: Voce
M.D.B.: Chitarra
Christian Jesko Rüther: Basso
Tim Schlichting: Batteria
Marcel: Voce (Ospite)
Mark Friedrichs: Voce (Ospite)
Ulrich Kreienbrink: Voce (Ospite)

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Black Wolf

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Maniaco del Metal Estremo, musicista in Burial, Carrion Shreds e NecroCommand, avido macinatore di date e headbanger dal cervello bruciato.

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