MARKO HIETALA: una chiacchierata sul lavoro solista ‘Pyre of the Black Heart’

MARKO HIETALA: una chiacchierata sul lavoro solista ‘Pyre of the Black Heart’

MARKO HIETALA: una chiacchierata sul lavoro solista ‘Pyre of the Black Heart’

A gennaio, prima della versione inglese del suo album solista ‘Pyre of the Black Heart’, abbiamo avuto l’occasione di avere ai nostri microfoni Marko Hietala (Nightwish, Tarot). Purtroppo l’intervista arriva con un grande ritardo, a causa di problemi tecnici dell’intervistatrice, che si scusa sia con NeeCee Agency che con Marko stesso.

L’intervista stessa è partita con un intoppo tecnico: il registratore aveva smesso di funzionare, facendoci perdere la prima domanda, ma ve la riassumiamo: dopo i saluti e gli auguri di buon anno, abbiamo chiesto a Marko come mai l’album fosse stato prima pubblicato in finlandese e, solo un anno dopo, in inglese. Ci ha riferito che, a causa di problemi tecnici (a quanto pare saranno parole ricorrenti in questo documento), la versione inglese tardava ad uscire. Dal momento che erano già stati programmati dei concerti in Finlandia, si è deciso di dare precedenza alla versione in lingua madre, per poi ri-programmare con calma l’uscita della versione inglese.

Andiamo avanti con il resto delle domande!

Trovi più facile scrivere in inglese o in finlandese, tua lingua madre?

Le mie emozioni mi hanno aiutato a tradurre con più coraggio le parole alla versione inglese. In questo caso, direi che il finlandese stava “nutrendo” la parte inglese. Mi piacevano entrambe le versioni. Mi piacciono le parole, le amo.

Perciò possiamo dire che per te non fa differenze scrivere in inglese o in finlandese, perché ami le lingue che stai usando? Credo sia ottimo per un artista, perché dovrebbe essere più facile così, forse.

Sì, tiene il mio cervello al lavoro. Credo che, se continuo a fare queste comparazioni per me stesso, magari troverò altre cose. Anche questo è ispirante e dà energia.

Dove trovi ispirazione quando scrivi? Hai qualche rituale quando si tratta di comporre brani?

No, non proprio. Sono un osservatore, qualsiasi cosa io veda o senta può darmi ispirazione. Posso ritrovarmi ispirato dalla lacrima negli occhi di un bambino a cui sono appena state negate le caramelle al supermercato. Dipende dalla situazione, se percepisco qualcosa cerco di tenerlo in testa finché non posso mettermi giù a scrivere. Questo è il mio metodo. Dal momento che tengo sempre i miei strumenti nelle loro postazioni a portata di mano, ogni volta che mi siedo sul divano nel mio salotto posso prenderne uno e vedere cosa ne esce fuori. Questo aiuta anche la musica a uscire, a sperimentare cose nuove, a cambiare strumenti. Ho sempre avuto fiducia del fatto che, se ho un pezzo in mente, trova il modo di venire fuori.  Negli ultimi due mesi sono stato molto pigro. Ho fatto due mesi di tour natalizio (Raskasta Joulua, ndr), ma ero cantante in mezzo ad almeno altri quattro cantanti ogni sera, quindi è stato abbastanza semplice e non c’era una grande responsabilità. Me la sono presa comoda, ho provato nuove cose alla chitarra e avevo anche già qualche idea per dei brani.

Capisco. Credo che ciò sia visibile anche nel tuo album solista. Quando l’ho ascoltato ho pensato fosse molto profondo e forte, le parole non sono casuali. Posso capire quello che mi stai dicendo.

Grazie! Perché questo è ciò che diventano molti album solisti, dei brani che non ce l’hanno fatta con la band principale e ci sono delle ragioni per questo. Nessuna offesa, va bene lo stesso.  Questa è roba che ho salvato in attesa del tempo giusto e di amici che potessero aiutarmi. Stavolta è stato Vili Olilla alle tastiere e Tuomas Wäinölä alle chitarre, che è finito per registrarne la maggior parte e a diventare il produttore dell’album. Questi ragazzi mi hanno aiutato così tanto, che non posso ringraziarli abbastanza. Conosco questi ragazzi da un po’, almeno dieci anni, sono dei musicisti versatili, con molta immaginazione, posso gestire tantissime cose. Quando gli ho chiesto di aiutarmi con quest’album sono arrivati subito. Senza di loro, tutte queste idee non sarebbero mai state realizzate, hanno avuto anche lo spirito di un’interpretazione personale, perché anche loro volevano un album che suonasse più intimo. Questo ha portato ha delle atmosfere e dei suoni più vari, anche decadi di influenze musicali diverse messe insieme.

Avere delle persone alle spalle credo sia una delle chiavi per avere un buon lavoro da far uscire. Possiamo sentirlo…

Infatti. Poi Anssi (Nykänen, ndr) è arrivato per suonare la batteria, perché Tuomas Wäinölä non voleva essere una così grossa parte del lavoro, così lo abbiamo chiamato e glielo abbiamo chiesto. Anche lui è un ragazzo che ho conosciuto quando avevo quindici anni, lui ne aveva sedici ed eravamo in una sorta di Rock-Pop-Jazz Musical camp per una settimana.

Noi sappiamo che hai una passione per l’ingegneria del suono, hai preso parte alla fase di mixaggio e mastering del tuo album?

Non ho preso troppo parte a quella fase. Come ho detto prima, il chitarrista Tuomas Wäinölä ha una partership con uno studio a Helsinki e io vivo a duecento chilometri da lì, e buona parte dell’album è stato ri-registrato lì, anche molte delle voci. All’inizio aveva detto che avrebbe provato a mixare, queste sono state le sue prime parole. Lui conosce molti professionisti nel settore, ha chiesto loro molti consigli sulle frequenze eccetera, ha iniziato il processo e suonava bene. Così gli ho detto “ok, è tuo”. Così è come il chitarrista del progetto solista è diventato anche il produttore del progetto.

Quando hai una persona di cui fidarti, fidati e basta.

Sì, esatto. Sono davvero felice di aver trovato questi ragazzi, sapevo già com’erano, ma è stato bello vedere come si sono interessati e come sono entrati nel progetto. Ci sono alcuni pezzi di musica che sono stati scritti con i ragazzi, come in The Voice of My Father. Tuomas ha scritto l’intro di Star, Sand and Shadow.

Tra poco inizierai con un tour (Febbraio, ndr) in circa un mese, ma non toccherai l’Italia stavolta. Ci sarà la possibilità di una data futura?

Sì, posso dire in totale onestà che vorrei venire. Se il progetto parte bene, non vedo ragioni per cui non dovrei venire in Italia. Amo fare show, se ci sarà l’occasione, se qualche promoter ci contatta e ci schedula, non ci sono problemi.

Vorrei chiederti… Leggi i feedback sul tuo lavoro in internet o guardi il pubblico e ti basi su come reagisce durante i live?

Oh, dipende. Non posso interessarmi così tanto ora, mi conosco troppo bene. Però, ad esempio, se è successo qualcosa di palesemente sbagliato durante lo show e il resto è andato eccezionalmente bene, sarei interessato a vedere se qualcuno se n’è accorto. Qualcuno se n’è accorto? Leggi e aspetta.

Siamo ormai alle ultime domande… Qual è la domanda più strana che ti abbiano mai fatto? Spero non sia una delle mie

Fammi pensare… Non so se è la più strana, ma sicuramente è stata strana per me, alla fine è stata veramente assurda: “Puoi darmi il tuo numero di telefono, il tuo indirizzo, anche i numeri di telefono e numeri di telefono di tutti i tuoi compagni di band? Così posso mandarvi le cartoline di Natale e chiamare ogni tanto per salutare”.

Questo è stalking.

Sì, l’ho trovato strano. Non pensavo che qualcuno potesse chiedere una cosa del genere.

Ho sentito di persone che cercano in internet queste informazioni, ma non pensavo che qualcuno lo chiedesse di persona.

Ok Marko, ti ringrazio moltissimo per questa intervista, ti chiedo solo di lasciare un messaggio ai tuoi fan di MetalWinds.

È molto interessante per me essere a questo punto, con l’album che sta uscendo. Potrete sentire qualcosa che potrebbe essere diverso dalle cose che si sentono di solito, dategli una possibilità.

Sono d’accordo. Da te mi sarei aspettata qualcosa di diverso, ma alla fine… Mi è piaciuto, nient’altro da dire. Darò il messaggio ai fan, ci vediamo a dicembre con i Nightwish e grazie ancora!

Grazie a te, buon weekend, ciao!

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irene

Cantante fin da bambina, entrai nel mondo del metal all'età di 15 anni, grazie ad un mio amico dell'epoca. Da allora, per me è tutto un grande viaggio alla scoperta di ogni sfumatura di questo genere immenso e ricco di sorprese. La mia esperienza come recensore e reporter nasce a 16 anni, grazie a diversi progetti scolastici, per poi tuffarmi definitivamente nel mondo delle webzine a 19 anni.

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