FROM THE DEPTH: La rinascita con ‘Moments’ raccontata da Raffaele ‘Raffo’ Albanese

FROM THE DEPTH: La rinascita con ‘Moments’ raccontata da Raffaele ‘Raffo’ Albanese

FROM THE DEPTH: La rinascita con ‘Moments’ raccontata da Raffaele ‘Raffo’ Albanese

Dopo la bellezza di nove anni dall’uscita di ‘Back to Life’ e sei anni dall’uscita dell’EP ‘Perseverance’, finalmente abbiamo avuto l’onore e la gioia di sentire ‘Moments’, il secondo album dei parmensi From the Depth, capitanati da Raffaele ‘Raffo’ Albanese alla voce. Al di là del rapporto fan-artista, con Raffo è nato da anni un bellissimo rapporto di amicizia e supporto reciproco, che ha portato quest’intervista a diventare più una chiacchierata di tre ore su vecchi e nuovi progetti. Abbiamo parlato della situazione attuale dei concerti, della loro firma con Rockshots Records, vecchi ricordi e poi lui… Moments, il vero protagonista di queste domande, tanto atteso dai fan e dalla band stessa.

Iniziamo subito!

Allora, voi come siete presi al momento?

Si può dire “di merda”? No, scherzi a parte siamo molto contenti per la piega che sta prendendo l’album addirittura prima della sua uscita ufficiale, però la situazione live come sappiamo è terribile. Al momento non siamo riusciti a programmare un vero e proprio release party e il festival a San Marino di settembre è stato spostato a maggio 2021.

Che dire…

Maggio è molto in là.

Sai qual è il problema? I live sono la benzina di una band, sia economicamente parlando che emotivamente, quindi rendono ardua la promozione del nostro nuovo album, ma le tenteremo tutte.

Neanche l’etichetta vi ha saputo dire qualcosa?

Le etichette come le agenzie di booking al momento sono praticamente paralizzate e in balia degli eventi, scusa il terribile gioco di parole, come tutti, stanno aspettando che la situazione attuale si calmi.

La Rockshots in ogni caso sta facendo il possibile per promuovere al meglio l’album con tutte le sue armi mediatiche.

Durante il lockdown avete firmato con Rockshots Records. Raccontami un po’ com’è andata, visto il periodo in cui è arrivato il contratto e il fatto che vi siete dovuti auto-creare la foto promozionale con iphone e photoshop.

Il contratto è stata una cosa un po’ particolare. Abbiamo mandato il press-kit a una rosa di etichette veramente grosse nella speranza di ricevere feedback e proposte. Posso dire con certezza che di queste, solo una aveva effettivamente ascoltato il cd. All’inizio sono rimasto un po’ deluso, perché mi aspettavo che almeno ascoltassero, che la musica fosse ancora veramente presa in considerazione, poi mi sono reso conto dei tempi in cui viviamo musicalmente parlando. Poco dopo questa piccola delusione ho fatto un secondo giro di invii e abbiamo ricevuto un po’ di risposte buone, tra cui la Rockshots Records, che ci ha fatto un’ottima impressione per come si sono dimostrati entusiasti del materiale e supportivi nei nostri confronti. Ho firmato a cuor leggero, perché ho visto da subito la loro voglia di impegnarsi.

Per la foto la situazione è stata grottesca. La Rockshots si è messa subito a lavoro e ovviamente ha iniziato a chiedere tutto il materiale per iniziare una massiccia promozione. Quando siamo cascati sull’argomento foto ero totalmente spiazzato. In pieno lock down, tutti in città diverse, era semplicemente un incubo. Quindi ci siamo armati di telefono, fotocamere con risoluzioni becere, una roba di un trash pazzesco, e alla fine ho buttato tutto su photoshop e ci siamo arrangiati così.

A settembre abbiamo prenotato un servizio fotografico più serio, viste le novità in arrivo.

Ad ora, l’immagine è più importante della musica. Se la musica c’è è meglio, ma la gente guarda molto l’estetica e come ti proponi. Purtroppo, è una tristissima verità.

Parlando di musica buona. Parliamo un attimo di questo album, che noi abbiamo aspettato un po’ come si aspettano i pacchi dispersi di Amazon, che dai per persi a vita e poi all’improvviso ti vengono recapitati a casa… Raccontami quest’epopea dei From the Depth.

Tu non hai idea, sembra Beautiful. Abbiamo avuto talmente tanti cambi di line-up… Gente che è andata via, gente che è tornata e ti giuro che faccio fatica a ricostruire la cronologia dei cambi. Nel 2013, lo scheletro di quest’album era quasi pronto e lo abbiamo totalmente abbandonato, perché c’erano problemi di tipo umano e non solo. Sai come succede, si cresce, si cambiano visioni sulla musica, sulla vita, su tutto. Ad una certa se n’è andato anche il nostro adorato Davide Castro (tastierista, ndr), per motivi di lavoro e da lì è partito un disgregamento, con il risultato che l’album è stato abbandonato come un relitto in mare. Abbiamo cercato di spezzare un po’ il silenzio con l’EP Perseverance ed è stato un gesto disperato, perché non potevamo stare troppi anni senza pubblicare qualcosa. Un modo per dire “ci siamo ancora”, fallimentare direi, ma ci abbiamo provato. Poi è entrato Santo nel 2014 e lui è il motivo per cui i From the Depth sono ancora vivi ora. Mi ha ancorato alla band, mi ha dato la forza per non mollare la band e la musica in generale, quindi le cose sono migliorate. Nel frattempo, ci sono stati altri cambi di line-up, ma tanti, troppi. Non riuscivo a trovare una stabilità nella band e non avevo la forza di mettermi a finire le registrazioni. Santo si è mosso in autonomia e ha cercato di agevolarmi il più possibile il lavoro, non so come avrei fatto senza di lui, è la persona più operosa del mondo. Basso e chitarre erano stati registrati ma mancavano i testi, le linee vocali e molti arrangiamenti in generale. La strada era ancora lunga. Non avevo ancora la testa per finire l’album, non sentivo un motivo per farlo. Per anni abbiamo provato sì e no una volta al mese, a volte anche dopo sei mesi, non è stato facile. Nel frattempo, qualche concerto di spessore lo abbiamo fatto, tra cui una data con i Dragonforce in Sardegna. Mancava comunque quella coesione che ci distingueva agli esordi, quell’affiatamento che solo una band di amici ha. Nel 2017 le cose hanno iniziato ad andare meglio e abbiamo ri-registrato la cover di “I Don’t Wanna Be Me”. Dalla fine del 2017-2018 mi sono messo a riguardare i pezzi e ho deciso che l’album andava finito, alla buon’ora, come si dice. Ovviamente siamo subito incappati nel primo problema, ossia l’incognita delle tastiere. All’inizio ci eravamo affidati ad Andrea De Paoli (ex-Labyrinth) ma poi abbiamo deciso di implementare anche i nostri ex tastieristi, Oreste Giacomini e Davide Castro. Ci sono molte tracce fatte da Castro, perché lui ha sempre avuto quel tipo di sensibilità musicale che abbiamo sempre bramato. In conclusione, ci ritroviamo con un album dove sono presenti tre tastieristi, abbiamo selezionato le tracce più belle di ognuno, in alcuni brani ci sono anche più tastieristi. Un’altra grossa incognita era lo studio, perché era stato prenotato nel lontano 2013 e abbandonato successivamente. Ho chiamato Simone Mularoni e gli ho chiesto il favore di farci chiudere la faccenda il prima possibile, anche perché mi ero già programmato la tabella di marcia da qua al 2022. Non è stato semplice perché probabilmente è il produttore metal più richiesto in Italia e in Europa, quindi ci ha letteralmente graziati. Probabilmente ha creato un orologio da 25 ore per riuscire ad aiutarci. Il suo lavoro non ha bisogno di commenti, è semplicemente impeccabile. Anche i coristi hanno fatto un lavoro enorme e in tempo zero (Giacomo Voli, Roberto Tiranti, Ros Crash, Angelo Guidetti, Marco Spitale, Stefano Nüsperli, Santo Clemenzi, Jennifer Ferretti e Marco Omeldi). Sono stati delle bombe a livello umano, dei veri amici e mi hanno aiutato a chiudere il cd in tempi record. In definitiva quello che abbiamo ottenuto è un mixaggio bello aggressivo e ne sono entusiasta, anche perché è riuscito a valorizzare le tastiere senza sacrificare il resto.

All’inizio non avevo letto che il mix era di Mularoni, dopo che ho visto che aveva mixato lui l’album ammetto non esserne stata sorpresa, perché si sente la sua impronta.

Era l’unico che poteva darci un risultato del genere. Avevamo davvero tantissime tracce, sia strumentali che vocali e grazie a lui suonano tutte bene.

Le tracce sono davvero molto belle, anche a livello vocale. Senza parlare dell’ultima traccia, hai davvero tirato fuori dei colori pazzeschi.

Lì ci ho dato (ride, ndr). È molto mutevole come brano e anche come struttura non è molto standard essendoci solo una strofa e un ritornello, ma non mi interessa rispettare i canoni in questo senso. Parte molto soft e pian piano decolla. Il finale è stato un “buona la prima”, anche se sembra improbabile.

Si sente che la qualità c’è. Anche Immortal come opener è una sberla in faccia.

Sì, abbiamo puntato in alto con i singoli: “Immortal” e “Spread Your Fire”. Con le prime due tracce dell’album abbiamo voluto mettere in chiaro le cose da subito.

Ti faccio una domanda strana: succede anche a te che, la canzone che meno ti piace, è quella che più piace al pubblico?

Spesso è così ma è un meccanismo che ancora non riesco a comprendere. Se tu dovessi dirmi qual è il tuo brano preferito di questo album, cosa risponderesti?

Attualmente? Streets of Memory.

Ah! Lì suono anche la chitarra!

È perfetta. Magari domani cambio idea, però intanto la lascio lì.

È particolare. Tra l’altro, l’ho scritta in una notte. Io son così quando scrivo le cose, se c’è qualcosa che mi sconvolge, poi mi lascio andare e scrivo tutto d’un fiato. Quello l’ho scritto parlando dei rapporti umani in generale, di come un posto possa far rivivere ricordi più o meno dolorosi. Passi in una via che credi sia una strada qualsiasi e invece ti ritrovi travolto dal passato.

Rimanendo sui temi di Moments, a cosa ti sei ispirato per i testi? La storia dei From the Depth ha influenzato ciò che hai scritto?

A livello di tematiche fondamentalmente sì, non raccontiamo le favolette. Spread parla di una ripresa, di una rinascita, fondamentalmente parla della band nel periodo del declino. Abbiamo preso il nostro vissuto e l’abbiamo impresso nelle nostre canzoni. “Immortal” ha una tematica simile, più personale. Lì dico chiaramente che voglio lasciare qualcosa, rimanere immortale nella musica. Vedo anche un parallelismo con la band, perché noi vogliamo rimanere vivi nel tempo nonostante tutto. “Somewhere” porta un altro argomento pesante, faccio anche fatica a parlarne. Noi vediamo le stelle distanti milioni di anni, magari alcune già sono morte, eppure noi ne vediamo ancora la luce. Quello che ho fatto, che farò, che faremo, potrebbe essere come una stella per qualcun altro, per aiutarlo a vivere, per avere una motivazione. Dare una speranza a qualcuno. Ci sono altre tematiche e chiavi di lettura intrecciate, più personali. Sono tematiche pesanti, però belle. In generale comunque abbiamo la tendenza a fare canzoni che definirei motivational. Dare un po’ di carica e di speranza a chi ci ascolta credo sia una cosa bella.

Come tematica si lega molto a Back to Life

Sì, ti dico, in Back to Life ha scritto molto il mio ex bassista, ma abbiamo sempre scelto insieme le tematiche. Quindi si lega per forza, siamo sempre noi.

Domanda, di cui rubo i diritti a Nightwishers Italy… Se tu in questo momento dovessi scegliere un brano da mettere in una capsula del tempo, che verrà aperta tra trent’anni, e dovrà dire chi sono i From the Depth, quale sceglieresti?

È dura. Sono un po’ indeciso tra “The Will to Be the Flame”, perché per quanto fosse scritto da ragazzini ci rispecchia come tematiche e come musica e “Spread Your Fire”, che secondo me è molto rappresentativa. Hai questo connubio tra heavy e symphonic, queste belle chitarre roboanti. Sono combattuto, perché abbiamo anche dei pezzi molto soft e mid-tempo che ci rappresentano. Vorrei poter dire “Streets fo Memory”, ma rappresenta solo una parte dei From the Depth. Spread è la più completa.

Spread credo sia la più rappresentativa dell’album. Poi Jennifer ha fatto davvero un gran lavoro con l’artwork, è proprio “sbam, siamo tornati, stronzi”.

Esatto (ride, ndr). Siamo come la peperonata a Capodanno.

Poi a mezzogiorno topi morti. Parliamo un attimo dei prossimi programmi dei From the Depth, visto che mi hai accennato che avete una tabella di marcia piena fino al 2022. Qualcosa di svelabile?

Certo, ora ti dico tutto. Il 28 Luglio esce Immortal (l’intervista risale al 17 luglio, ndr) e Jennifer ha fatto la copertina anche di questo singolo. Il 28 Agosto esce l’album e si spera di poter riprendere con i live per portare in tour i brani nuovi. Nel 2021 invece ci sarà la ristampa di Back to Life, remixata e rimasterizzata. Devo ammettere che questa versione è incredibile, sembra quasi un altro cd. Se la tabella di marcia viene rispettata, nel 2022 proseguiamo col successore di Moments. Buona parte dell’album è già completo, ci stiamo lavorando a pieno regime.

Vuoi aggiungere qualcosa su Moments? Personalmente l’ho aspettato davvero tanto e con piacere questo album, ero ancora alle superiori quando è uscito Back to Life, ora sono un’adulta col primo sopracciglio bianco.

È bello che tu sia cresciuta con noi (ride, ndr). Cosa posso aggiungere… Devo essere onesto, è uno di quei lavori che mi rende veramente orgoglioso, sia a livello compositivo che di esecuzione. Tutta la band è molto contenta di quello che è venuto fuori. Per il prossimo le aspettative sono alte e noi cercheremo di non deludere nessuno!

Ve lo auguro! Direi che siamo arrivati alla fine, perciò ti ringrazio di cuore per essere stato ospite di MetalWinds e averci raccontato di questo album e della band. Speriamo di rivederci presto!

Grazie a te per lo spazio che ci stai dedicando e grazie a tutti i lettori di MetalWinds, ovviamente tutto questo non sarebbe possibile senza il vostro supporto per cui il nostro più grande GRAZIE va a voi e all’affetto che ci dimostrate. Speriamo di poterci vedere di nuovo presto dal vivo per proporvi live i brani di Moments, non vediamo l’ora!

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irene

Cantante fin da bambina, entrai nel mondo del metal all'età di 15 anni, grazie ad un mio amico dell'epoca. Da allora, per me è tutto un grande viaggio alla scoperta di ogni sfumatura di questo genere immenso e ricco di sorprese. La mia esperienza come recensore e reporter nasce a 16 anni, grazie a diversi progetti scolastici, per poi tuffarmi definitivamente nel mondo delle webzine a 19 anni.

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