I Ramones: La rivoluzione Punk dei Fast Four, prima parte

I Ramones: La rivoluzione Punk dei Fast Four, prima parte

I Ramones: La rivoluzione Punk dei Fast Four, prima parte

Gentili lettori, ben ritrovati in questo nuovo excursus! Questa volta ci trattiamo di lusso, disquisendo della band che ha dato il via alla rivoluzione Punk in tutto il mondo: i Ramones! Facendo propria la lezione impartita dal Garage Rock degli anni precedenti e che aveva riportato in auge il Rock ‘N Roll sotto una forma più selvaggia e primitiva, grazie a band come MC5, Iggy Pop & The Stooges, il Glam provocatorio dei New York Dolls, la poetessa del Rock Patti Smith, le sperimentazioni graffianti ed ossessive dei primi Velvet Underground o dei The Dictators, il quartetto di New York portò quell’attitudine sonora alle estreme conseguenze, senza però farsi mancare influenze esterne.
La scena di New York ebbe già delle gran belle soddisfazioni tra i Velvet Underground prima e Lou Reed solista dopo, tuttavia fu proprio con l’esordio dei “quattro fratelli” ed il conseguente tour a supporto della loro prima fatica discografica che il mondo conobbe il lato più selvaggio del Rock ‘N Roll, dando il via definitivo al più famoso Punk Rock inglese (Clash, Damned e Sex Pistols si formarono in conseguenza di quei concerti). Senza dimenticarsi del ruolo chiave che i Ramones giocarono anche nel concepimento dell’Hardcore statunitense, specialmente per band come Black Flag, Germs o Dead Kennedys.
Una carriera sorprendentemente lunga per una band del Punk Rock classico, il loro corso si chiuderà in circa un ventennio, con molti alti e le inevitabili cadute di stile, con un sound che in studio, anche per delle scelte produttive (più o meno opinabili e discutibili) rimaneva incatenato, ma che una volta sguinzagliato in sede live esplodeva letteralmente, specialmente nella parte finale della carriera nella quale i concerti erano sempre più veloci ed energici.
Bando alle ciance, cominciamo questo excursus dalla loro genesi! Seguiteci nella storia di questo mito del Rock, buon divertimento e gridiamo tutti un forte… GABBA GABBA HEY!

Genere:
Punk Rock
Periodo di Attività:
1974 – 1996

Partiamo dal principio: sobborghi di New York, prima metà degli anni ’70. Proprio nel cuore pulsante della Grande Mela, i Ramones cominciano a muovere i primi passi in una scena musicale in netta trasformazione. La sacralità ieratica, il dominio del Prog Rock inglese andava via via perdendo colpi sotto la voglia di cambiare direzione, recuperando l’attitudine più selvaggia , strafottente e diretta del Rock classico. Dopo alcuni avvicendamenti di line up si avrà la formazione storica, composta dagli indimenticabili Joey Ramone (Cantante), Johnny Ramone (Chitarra), Dee Dee Ramone (Basso, Seconda Voce) e Tommy Ramone (Batteria), una vera e propria tribù metropolitana composta da precisi segni di riconoscimento e modi di fare. Anzitutto il vestiario: scarpe da ginnastica sporche e slacciate, chiodi in pelle, jeans strappati e capelli lunghi, più la voglia di sentirsi come dei veri e propri fratelli adottando lo stesso cognome d’arte. Leggenda vuole che quest’ultimo sia stato ispirato ad un cognome fittizio adoperato anni prima da Paul McCartney, avendo i The Beatles esercitato un notevole ascendente sull’immaginario artistico e musicale del quartetto newyorchese. Identità e voglia di distruggere conformismo e monotonia: a pochi anni dalla loro formazione, i Ramones rilasciano il loro proprio iconico esordio.
L’album omonimo, già dai primi secondi (con quell’ “Hey, Ho, Let’s Go!”) non lascia certo spazio a dubbi: strutture scarne e minimali, pochi e semplici accordi, una batteria sempre in 4/4 e power chord a manetta compongono l’ossatura del disco, diretto e senza fronzoli.
In quel 1976 si passa dunque dal Detroit Sound al Punk Rock, grazie alla definitiva estremizzazione/scarnificazione del Rock ‘N Roll sino ad arrivare alla sostanziale riscoperta del Rock del decennio precedente, grondante di attitudine, energia e strafottenza, questo nonostante un singolo dai connotati Pop (la mielosa e inutile I Wanna Be Your Boyfriend) e una certa influenza del Surf Rock, sia nelle linee vocali, sia in certi arrangiamenti (Havana Affair). Tra una Blitzkrieg Bop, una Beat On The Brat, senza dimenticarsi di Judy Is A Punk o di Today Your Love, Tomorrow The World abbiamo a tutti gli effetti un vero e proprio manifesto del Punk nei suoi 28 minuti scarsi di durata, insieme a quella registrazione lo-fi la quale rappresenterà in seguito un vero e proprio dictat delle fasce più intransigenti del genere, capeggiata qualche anno più tardi dagli Anarco Punks Crass: lo stesso fenomeno che darà il via ai Clash o ai Dead Kennedys, tra le centinaia di band.

Dopo un clamoroso debutto non è mai facile ripetersi e sono poche le volte nelle quali un gruppo riesce a compiere un secondo step discografico in grado di rivaleggiare in fatto di qualità, prima ancora di importanza storica con un illustre predecessore.
Siamo nel ’77, un anno veramente importante e denso di pubblicazioni per la Happy Family: abbiamo dunque l’uscita del buon Leave Home, un disco di transizione tra lo stile del predecessore e i successivi affinamenti della proposta made in Ramones. Un disco certamente valido, un lavoro più che discreto.
Canzoni come Gimme Gimme Shock Treatment con il suo ritornello trascinante, Suzy Is a Headbanger in bilico tra ritmiche veloci e orecchiabilità delle linee vocali, Pinhead con il suo groove di batteria assolutamente devastante, l’assassina Commando… episodi importanti e preziosi destinati ad innalzare il livello qualitativo del disco nonché a rinforzare le setlist in sede live.
Un lavoro sottovalutato che meriterebbe di essere riscoperto, viste le gioie che potrebbe (ri)dare agli Headbangers di tutto il mondo.

Dopo un bel disco non troppo esaltante, nello stesso anno la Happy Family torna alla carica con uno dei suoi lavori più riusciti se non il più riuscito in assoluto: Rocket To Russia.
Siamo al terzo lavoro e la fortunata formula di quell’American Punk non cambia, con le sue svisate Garage, ammiccamenti Pop in certi ritornelli, grondante attitudine Rock ‘N Roll più una pregevole vena Surf Rock in questa occasione decisamente più accentuata rispetto ai due precedenti lavori in studio.
La band si trova in un grande stato di forma distintamente percepibile nelle – semplici – canzoni nel disco, con un rafforzamento del muro sonoro unito ad una sezione ritmica più incalzante. Il Surf Rock in Rockaway Beach e Surfin Bird la fa da padrone, dandoci una vaga idea di come sarebbero potuti essere i Beach Boys se si fossero dati al Punk.
Cretin Hop, Teenage Lobotomy, Sheena Is A Punk Rocker sono forse gli highlights del disco/pietra miliare uscito proprio nell’anno dell’esplosione del fenomeno Punk.
Un’atmosfera spensierata pervade i solchi di questo platter: potenza, orecchiabilità delle parti cantate, una produzione decisamente più pulita e professionale… elementi grazie ai quali i Ramones compiono il definitivo salto di qualità.
Importante, a questo punto, sottolineare quanto i Nostri fossero la classica band che dal vivo rendeva di gran lunga di più rispetto ai propri lavori in studio: quel sound semplice e basilare unito ad una interpretazione energica ed esplosiva diedero alla band una squisita attitudine dal fronte live, testimoniato nel monumentale It’s Alive che seppur registrato nel ’77 venne pubblicato un paio di anni dopo, rappresentando un capitolo molto importante per il Punk tutto, nel quale la formazione classica sciorina con forza e sagacia i classici dei primi tre album con performances esilaranti e coinvolgenti. Uno dei live album più iconici dell’universo Punk: scusate se è poco!

Il quarto lavoro è un disco considerato quasi uno spartiacque tra la prima era e quel che giunse dopo. Dei suoni decisamente più puliti ed in linea con i gusti dell’epoca, la presenza di pezzi più melodici oltre a delle vere ballate fanno esplodere quella vena Pop che in precedenza, in qualche modo, era stata in parte soffocata, dando quindi adito a feroci polemiche tra i fans della prima ora (un qualcosa di analogo – seppur per ragioni diverse – successe agli stessi Clash).
C’è da dire che Road To Ruin è un disco clamorosamente altalenante: troviamo al suo interno pezzi di grande valore clamorosamente alternati ad altri decisamente più mediocri. Il fatto di voler realizzare un prodotto più appetibile per le masse portò senza dubbio miglioramenti significativi in alcuni ambiti, come una produzione assolutamente bilanciata e di prim’ordine. Rovescio della medaglia, questa svolta fu anche la causa della presenza di un numero abbastanza alto di pezzi melodici o ballate di livello non troppo esaltante.
Nel ’79 i Ramones parteciparono addirittura al film Rock ‘n’ Roll High School, contribuendo in maniera attiva alla sua mitica colonna sonora: La Title Track, con il suo Groove ed il suo ritornello, trascinano in un girone infernale del Rock ‘N Roll, con la dolce ballata I Want You Around che riprende il lato melodico del gruppo esploso giusto l’anno prima. Una vera e propria rimpatriata comprendente anche Chuck Berry (School Days), Alice Cooper (School’s Out), P.J. Soles  e Brian Eno (Energy Fools The Magician), una bella festa all’insegna del Rock ‘N Roll più selvaggio e sfrenato che ci possa essere.

Nonostante la spinta del Punk classico si fosse in parte affievolita, i Ramones arrivarono all’inizio degli ‘80s in buona forma con End Of The Century. Al tempo stesso il loro più grande successo commerciale ed il loro lavoro più criticato.
Suoni puliti e produzione laccata, una virata al Rock’ ‘N Roll che rende divertenti brani comunque energici sono le note positive di un lavoro diverso – ma non troppo – dal recente passato, che però non elimina le note troppo zuccherose che due anni prima erano state ampiamente criticate. Un lavoro molto compatto e che a parte qualche filler risulta essere efficace, con pezzi del calibro di This Ain’t Havana, Let’s Go, Do You Remember Rock ‘N Roll Radio? o Rock ‘N Roll High School.
Da citare l’omaggio ad uno dei simboli del Punk a stelle strisce: quella Chinese Rock contenuta nello storico L.A.M.F. (Like A Mother Fucker per gli amici) di Johnny Thunders e i suoi The Heartbreakers, uscito nel 1977.
Un lavoro quest’ultimo troppo criticato e che meriterebbe di essere rivalutato per quello che è e per quello che vuole essere.

Passa un solo anno e nell’81 i quattro tornano alla carica con Pleasent Dreams.
Abbiamo quindi il primo vero passo falso della loro carriera, un disco stanco e in battuta finale mediocre.
Si decide di depredare a piene mani dalla scelta del Rock mainstream d’oltreoceano di mettere in secondo piano le chitarre, pur risultando come maggior difetto un riffing sostanzialmente debole unito a ritornelli banali: il lavoro peggiore della carriera dei Ramones, un autentico disastro nel quale la sola ispirata The KKK Took My Baby Away non può minimamente riuscire a salvare il tutto.

Passano due anni e nel 1983 esce Subterranean Jungle, confermando il brutto periodo che stava vivendo la verve creativa in casa Fast Four.
La band, a livello interno, viene sconvolta da molte tensioni ed è probabilmente per questo che i Ramones bissano il periodo disastroso nel quale, in un mare di mediocrità e assenza di un filo logico, si salva solamente quel gran pezzo che è Psycho Therapy. Una scintilla in un deserto privo di buone idee e intuizioni musicali, che ci danno un Punk spompato con nessun mordente, nel quale si fatica ad arrivare alla fine del platter. Ed è con un periodo non propriamente felice in casa Ramones, tra problemi personali, litigi e dischi dallo scarso valore che finisce questa prima parte dell’excursus dedicata al Punk americano… in attesa di tempi migliori!

Sebastiano Dall'Armellina

sebastiano

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