VOZ DE NENHUM – Sublimation

VOZ DE NENHUM – Sublimation

VOZ DE NENHUM – Sublimation

TITOLO: Sublimation
ARTISTA: Voz De Nenhum
GENERE: Black Metal
ANNO: 2019
PAESE: Cipro
ETICHETTA: Aesthetic Death

«Guardalo ora … Il sentiero è stretto, la carne è debole. Quale cuore, quale Spirito, quale silenzio darà forma alla Bestia che non conosciamo. Ma vederlo combattere contro quei venti muggenti di un Caos Antico. Impotente e depravato, lentamente, dolorosamente estenuante lo spazio della nota e della consistenza, del suono e del ritmo in mezzo a un incurante vortice di moltitudini oltre la portata della sua ragione. All’inizio si avvicina timidamente, ora un po’ più coraggioso, anche se un po’ meno sicuro ma affamato. Sempre affamato, per la Verità Oscura che solo lui conosce. Solo Lui lo sa! Gocce amare che percolano poi colano e poi sgorgano finché quell’onda implacabile non si rompe sul suo corpo e rotola indietro lasciando solo più estasi, più dolore e più disperazione. Ahimè! La mano che fa cadere il martello sull’unghia e la mano spezzata appoggiata al legno sono la stessa cosa, così tanto che sentì ancora la sua mente risvegliata: c’è davvero una voce con cui parlare contro questo silenzio? C’è un orecchio, Uomo o Dio, per concederci la giustizia? Potrebbe essere che il modo mostrato da coloro che ci hanno preceduto non sia stato trovato da una mente che aveva già visto? Tali cose vuote sono parole quando si è in frantumi, la loro verosimiglianza è solo una presa in giro … Così sia! Lascia che gli altri preghino per i sigilli iridescenti, non noi, non oggi. Falli sono loro e non dei nostri. Quella fiamma folle guizzerà per i miti ma non per noi. Non stasera. Fai sapere che la caduta è la nostra fortuna, non la vetta. E ora lui, Il Caduto, raccoglie la sua intelligenza e si erge sulla terra. Polsi insanguinati segnano il frutto della sua fatica. Ed era appena questo: sostituire la banalità del giorno con l’orrore del vuoto, l’illusione di qualcosa con la certezza del nulla, la falsa unità di uno per la Voce Di Nessuno. Un commercio equo… Perché cos’altro c’è?… Cos’altro…»

Dopo una presentazione di questo tipo verrebbe soltanto da dire «Questa è la band, questo è il disco. Buon ascolto!» o qualcosa di simile e invece no, a noi non basta! A me non basta! Anche vero che aggiungere qualsiasi altra parola, in questa occasione, è alquanto ostico ma ci si prova comunque. La band di cui vogliamo parlarvi sono i Voz De Nenhum (Voce Di Nessuno), un combo Black Metal proveniente da Cipro (alcune voci chiamano in causa anche il Regno Unito come seconda provenienza dei componenti della band) che appare sulla scena dal nulla con un debut-album intitolato Sublimation che viene pubblicato a distanza di un anno dalla formazione della band (2018) e con soli due singoli alle spalle. Poche informazioni ma sono più che sufficienti a questo giro. Un sound Black molto diverso da quello che ci si aspetterebbe, dove i canoni tradizionali restano fermi all’impronta vocale, seppur anch’essa non molto “classica” e al leitmotiv prodotto da riff e ritmica; intorno però ci sono diversi elementi sperimentali che ne cambiano la visione globale e riescono a renderlo più tetro e quasi sciamanico in alcuni passaggi. Distorsioni della chitarra e suoni elettronici del Synth, effetti atmosferici, rumori di sottofondo, incursioni vocali ipnotiche, batteria rabbiosa, basso inesistente di cui non si sente la mancanza, voci lontane, attacchi diretti, confusione… un insieme di elementi tale che attribuire il giusto ordine diventa difficile. Sei canzoni cariche di odio e oscurità che sanno tanto di Black quanto di Noise, atmosferiche da un lato e quasi Industrial dall’altro (specie nel finale di Hornbearer, seconda delle sei tracce del disco). Una vertigine strumentale e una cacofonia ragionata di suoni che distrugge qualunque cosa incontra ma che improvvisamente lascia spazio ad interventi acustici che si stagliano sopra al mare in piena di strumenti distorti, annullando la presenza della batteria. Nails è un brano musicalmente più “strano” se paragonato ai due precedenti con questo stile misto che orta la proposta della band verso lidi ancor più sperimentali i quali però non fanno storcere il naso e incatenano chi ascolta davanti allo stereo acceso, rapito da un labirinto mitologico senza luce dove ci si lascia guidare da una musica soave che copre all’udito qualsiasi altro suono fino a quando non si viene attirati verso un vortice assordante che colpisce con violenza da più parti fino a condurre in uno scenario post-apocalittico alla mercé del fuoco incrociato che allieta le notte dipinta da Chains; veloce, spinta al massimo dell’aggressività, caotica, incomprensibile, interrotta improvvisamente da un’incursione semi-acustica che disorienta e non fa capire anzitempo cosa potrebbe accadere in seguito. Nulla! O meglio… Nulla di distruttivo, non subito. Si passa prima dal mesto rituale che affonda le sue nere mani nei suoni impulsivi e futuristici di They, tra ritmiche più dosate e melodie di chitarra e tastiere meno disturbanti, lasciando però un alone distorto in sottofondo. L’attacco finale non tarda però ad arrivare e con la conclusiva Voidsworn si viene fisicamente e mentalmente annullati, spogliati di qualsiasi freno, rimossa qualsiasi barriera di difesa, si rimane nudi e inermi, imprigionati in una bolla lanciata a folle velocità verso una direzione sconosciuta.

Credo di poter concludere più o meno allo stesso modo con cui avrei voluto chiudere già in apertura… «Questa è la band, questo è il disco. Da MetalWinds è tutto a voi la linea!»

VOTO: 90 / 100

TRACKLIST:

  1. Ia’Iaxa
  2. Hornbearer
  3. Nails
  4. Chains
  5. They
  6. Voidsworn

LINE-UP:

Hermes – Voce

Adonis Kilonis – Voce

A. Dictator – Voce / Chitarra / Programming

V. Hate – Moog / Tastiere / Piano / Synth

M. Menthor – Batteria / Percussioni

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