URZA – The Omnipresence Of Loss

URZA – The Omnipresence Of Loss

URZA – The Omnipresence Of Loss

TITOLO: The Omnipresence Of Loss
ARTISTA: Urza
GENERE: Funeral Doom Metal / Death Metal
ANNO: 2019
PAESE: Germania
ETICHETTA: Solitude Productions

I territori oltralpe hanno nuovamente chiesto la nostra per renderci partecipi della arrivo sulla scena di una nuova band berlinese che si appresta a presentare il suo debut-album (licenziato dalla Solitude Production e pubblicato a Marzo di quest’anno) attraverso il quale vuole riportare in auge i canoni del Funeral Doom Metal più tradizionale. Un debutto che non vuole solo essere il veicolo per trasportare musica oscura e pesante, ma vuole farsi portavoce di un suono arricchito da affascinanti melodie unite ad una atmosfera unica. A dare il via a The Omnipresence Of Loss spetta a Lost In Decline, un pezzo complesso e non immediato che con il suo incipit distorto e confuso destabilizza l’ascoltatore e non lo prepara all’attacco del sound Funeral e Death sulfureo e opprimente della canzone, dove a dominare sono riffs monocorde e ritmiche appena accennate intervallati ad interventi vocali profondi e aggressivi. Una scelta che trasporta il brano verso una seconda faccia, incrementando ulteriormente la confusione che imprigiona la mente di chi ascolta. Un lieve cambio nell’impronta vocale che rende il pezzo più cattivo e impercettibilmente più veloce prima che si venga proiettati in un terzo cambio di rotta fatto di linee di basso spaziali e cariche di riverbero e chitarre lontane. Una altalena che diventa uno scivolo a spirale che a sua volta si trasforma in tortuose montagne russe portando al massimo livello possibile la sensazione di smarrimento e vertigine che ci ha intrappolati tra sue spire. Un salto continuo tra profondità abissale e voli onirici che si mischiano più volte arrivando a invertire i rispettivi ruoli ogni volta che ne sentono il bisogno. Un ponte sospeso nel vuoto del quale non si vede la fine è quello che ci invita all’esplorazione di lidi sconosciuti e ad affrontare pericoli ignoti sulle note di A History Of Ghost; una città abbandonata, un labirinto di specchi, una vecchia casa apparsa dal nulla, un vecchio hotel, un bosco in montagna, un Luna Park dimenticato dal tempo, la propria mente che preda di deliri lisergici, incubi, gli spiriti di Poe e Lovercraft in preda alle convulsioni dovute alle forti risate nel vederci impauriti in un labirinto di pietra inseguiti da un’ombra senza volto… Esistono poche canzoni in grado di mettere in fila più emozioni in una sola volta di quanto riesca a fare un libro o la vita intera. Per niente sazia, la band, libera il mostro ctonio che sembra aver comandato la nascita di Path Of Tombs. Il pensiero che si materializza dinnanzi agli occhi oltrepassa le barriere del testo della canzone e le immagini suggerite dai continui cambi di tempo e velocità vanno dallo splatter più esplicito all’oscurità più antica spostandosi verso sogni neri e invocazioni rituali, orrore e sacralità blasfema. Diventa quasi impossibile scindere tra ciò che la band intende comunicare e ciò che la mente percepisce volontariamente e riporta. From The Vaults To Extermination e Demystifying The Blackness non si allontanano dalla strada segnata dall’album e gettano l’incauto ascoltatore negli abissi più profondi e sconfinati, mentre invisibili tentacoli li accarezzano con le melodie più sopite e dita invisibili lanciano fulmini olimpici rubati al Padre degli Dei mentre come delle versioni moderne di Prometeo si cerca la strada per fuggire dal più antico dei furori. Una caduta senza fine che nel finale dell’ultima traccia catapulta verso l’alto, verso il mondo esterno, abbandonando i corpi rapiti sul terreno, con il fiato corto e i pensieri slegati tra loro mentre gli occhi tentano a fatica di distinguere nuovamente la realtà.

Un debutto eccelso, tanto oscuro quanto sognante, atmosferico e tetro, dove bianco e nero si dividono la scena senza lasciare modo di comprendere quale delle due facce stia emettendo suono. Non c’è bisogno di aggiungere altre parole a quanto già non si sia raccontato.

VOTO: 90 / 100

TRACKLIST:

  1. Lost In Decline
  2. A History Of Ghosts
  3. Path Of Tombs
  4. From The Vaults To Extermination
  5. Demystifying The Blackness

LINE-UP:

Olli – Chitarra
Marcus – Chitarra
Marc – Basso
Thomas – Voce
Hannes – Batteria

 

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daniele_vasco

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