TOOLBOX TERROR – Unidentified Flesh Object

TOOLBOX TERROR – Unidentified Flesh Object

TOOLBOX TERROR – Unidentified Flesh Object

TITOLO: Unidentified Flesh Object
ARTISTA: Toolbox Terror
GENERE: Death Metal
ANNO: 2019
PAESE: Italia
ETICHETTA: MASD Records

I Toolbox Terror si formano a Genova nel Dicembre del 2007, immediatamente il loro leit-motiv principale si riversa sui film Horror dal genere splatter e più cruento degli anni ’70 e ’80, ispirandosi a bands come Cannibal Corpse, Aborted, Carcass e The Black Dahlia Murder, da qui avviene la denominazione del loro genere coniato da loro stessi come “Murder Death Metal“. Dopo il discreto successo del primo full intitolato Bind Torture Kill e un cambio di line-up, arriva la firma del contratto con la nostrana MASD Records, la quale pubblica il secondo album della band: Unidentified Flesh Object. Il secondo album della band ligure ha un’impronta sonora molto diretta e in linea con le bands menzionate tra i suoi numi tutelari, un Death Metal netto ed incisivo ma ammiccante al Grindcore e al Brutal Death Metal (le vocals in Maniac ne sono un chiaro segnale). Il passo delle canzoni riesce ad essere cadenzato e spinto al massimo in ugual misura, liberando sia un senso di oppressione che la sensazione tangibile di essere investiti da una pioggia di calci in pieno volto. L’atmosfera orrorifica che aleggia nei vari brani si fa sempre più nitida mano a mano che l’album prosegue. Gli arrangiamenti nonostante le basi ritmiche e il riffing principale molto lineari e quasi ripetitive presentano delle idee e delle soluzioni chitarristiche nella parte solista che rendono differenti le canzoni e non rischiano di ammorbare chi ascolta con l’idea di ascoltare la stessa canzone per quarantacinque minuti sentendosi solo confuso dal muro sonoro. I cambi di tempo sono molteplici e anche i cambi di velocità sono diversi sia durante il corso del disco che nelle canzoni stesse. La linearità avvisata già nelle prime quattro canzoni del disco si mantiene ben in vista anche se parzialmente mascherata dai giochi di luci e ombre creati dalla band, fino a quando si arriva a Letheon, pezzo anomalo se accostato a ciò che si è sentito fino a questo momento: melodie aperte, distorsioni leggerissime, chitarre semi-acustiche, una gamma diversa di colori nei suoni… ma è solo un’illusione creata ad arte per favorire l’irruzione della successiva Doppelganger che riporta l’album nei binari iniziali. Da questo punto in poi, da Bloodbath alla conclusiva Heritage Of Horror non ci sono particolari novità che destino attenzione, la band lascia incollato il piede sull’acceleratore e chiude la porta ad inserimenti musicali diversi, se non si conta la parte finale di All I See Are Corpses dove si trovano delle aperture godibili che lasciano un attimo di respiro.

Un album di per sé buono, convincente e godibile, ma che si lascia andare troppo in fretta all’uso di un sound conosciuto e visto in ogni sua parte mentre aveva fatto ben sperare con i suoi cambi di tempo e velocità che davano al tutto un aria molto più personale e meno legata agli schemi dei numi tutelari della band. L’attenzione guadagnata fin da subito con la prima terna di canzoni va lentamente scemando man mano che i pezzi si susseguono e ciò che era visto come interessante si trasforma in un circuito ipnotico che confonde soltanto senza regalare guizzi che risveglino dall’improvviso torpore giunto a cogliere l’ascoltatore. Un pizzico in più di cattiveria unita al graffio del gruppo, nelle giuste dosi, darebbe il giusto slancio ad eventuali nuovi lavori.

VOTO: 70 / 100

TRACKLIST:

  1. Violent Behavior
  2. Toolbox Terror
  3. Maniac
  4. Not Dead Yet
  5. Hanged, Drawn, And Quartered
  6. Letheon
  7. Doppelganger
  8. Bloodbath
  9. Chop Until You Drop
  10. U.F.O.
  11. All I See Are Corpses
  12. Heritage Of Horror

LINE-UP:

Matteo “BORDO” Bordino – Voce

Roberto Lucanato – Chitarra

Andrea Giordano – Chitarra

Luca “BORDI” Bordino – Batteria

Sergio “SERB” Biancanelli – Basso

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