SUN OF THE DYING – The Earth is Silent

SUN OF THE DYING – The Earth is Silent

SUN OF THE DYING – The Earth is Silent

TITOLO: The Earth is Silent
ARTISTA: Sun of the Dying
GENERE: Death/Doom Metal
ANNO: 2019
PAESE: Spagna
ETICHETTA: Blood Fire Death

I madrileni Sun of the Dying giungono ai confini dell’anno per proporci la loro ultima fatica: The Earth is Silent, il pianeta silenzioso, secondo album della loro carriera. Iniziata, quest’ultima, da non poi troppo; quasi sette anni di attività ed un solo full-length a precedere questa nuova, oscura marea. L’esordio porta il nome di The Roar of the Furious Sea, rilasciato nel 2017, ancorato ad un Death-Doom alla maniera dei numi tutelari del genere. Parliamo, nella fattispecie, dei primi periodi di pilastri quali My Dying BrideParadise LostKatatonia ed Anathema, senza dimenticare una sorta di impalcatura à la Lake of Tears: la brutalità dell’estremo mista a melodie ed atmosfere cariche di tristezza&pathos, pregne di sentimenti negativi nei riguardi di una vita crudele, faticosa, tempestata di ostacoli e delusioni. Una formula ben collaudata ripresa appieno anche per questo The Earth is silent, nel quale la compagine spagnola risulta cresciuta ed un poco più “matura” rispetto al recente passato. Per quanto The Roar… potesse tranquillamente strappare una buona sufficienza, il suo mostrarsi troppo spesso acerbo ed incerto (in alcuni punti) rischiava di offuscare le abilità di un gruppo altrimenti in grado di esprimersi su livelli qualitativi sicuramente più alti. A dimostrazione di ciò, il nuovo disco parla chiaro e sin da subito decide di mostrarsi per quello che è: un vero e proprio gioiello nero, carico di malinconia ed oscura poesia, pronto a catapultarci in un vortice di pesantezza a suon di riff roboanti e nenie disturbanti quanto decadenti. Il concetto del mare, visto come vera e propria allegoria dell’esistenza, sembra effettivamente giocare a favore di un sestetto che trova nell’elemento naturale una vera e propria musa ispiratrice, tanto da riuscire nell’ardua impresa di rendere coinvolgente un genere musicale altrimenti troppo legato a stilemi già ampiamente teorizzati e concretizzati. Dopo tutto, brani come A Dying Light od Orion debbono certamente molto all’ascia di un certo Gregor Mackintosh, così come le vocals in generale risultano adepte della crudele epopea di Aaron Stainthorpe; pesantezza tipica del Death mista a passaggi ariosi e madidi di pianto, sofferti, melodici, portatori di uno strano quanto inscalfibile velo di malinconia. L’originalità viene dunque a palesarsi nel modo in cui la musica risulta amalgamata ad un concetto, un’idea cardine alla quale tutto ruota attorno. Dicevamo, per l’appunto, il mare: calmo e tranquillo, furioso ed affascinante. Misterioso, violento, dolce, insensibile, comprensivo. Talvolta migliore amico, talvolta spietato esecutore. Un po’ come la vita, generosa quanto avara. Madre di parto e di voler matrigna, amante instancabile. Un perpetuo oscillare fra giorno e notte, fra tristezza e gioia. Scampoli di luce da fondali inaccessibili, sorgenti d’acqua baciate dal sole. Questo è The Earth is Silent, il quale propone una salda idea di fondo riuscendo così ad esprimere concetti intimi e propri di ogni membro della band, rendendoci partecipi di una sofferenza impossibile da comprendere appieno. Non il solito lavoro Death/Doom trito e ritrito, dunque: non la solita imitazione a suon di “la vita fa schifo. Sono triste”. Tutto il contrario! Un viaggio che vale la pena intraprendere, solcando le onde alla ricerca di noi stessi, perdendoci nel nostro mare (sottolineo, nostro) a bordo di una nave. Senza nocchier in gran tempesta o guidata da un esperto capitano di lungo corso, questo lo deciderà il fato. Forza ineluttabile cantata in maniera sofferta da un gruppo decisamente sugli scudi. Una resa sonora più compatta e levigata rispetto all’esordio, arrangiamenti più complessi ma non per questo dispersivi, tecnica di fondo invidiabile, capacità di arrivare al cuore dell’ascoltatore. Brani monolitici che forse spaventeranno i fruitori di materiali più immediati… ma che faranno, contemporaneamente, la gioia di chi non desidera altro che una colonna sonora adatta a questi grigi, freddi pomeriggi novembrini. Note in grado di toccare le corde più intime delle nostre anime, trasportandoci in una sorta di oscuro scrutare. Fissando nuvoloni plumbei alla ricerca del tempo perduto, talvolta sorridendo, talvolta versando una piccola innocente lacrima.

VOTO: 77/100

TRACKLIST:

1. The Earth is Silent (intro)
2. A Dying Light
3. A Cold Unnamed Fear
4. Orion
5. When the Morning Came
6. Monolith
7. White Skies and Grey Lands

LINE UP:

Daniel Fernandez Casuso – chitarra
Diego Weser – batteria
David Muñoz – tastiere
Roberto Rayo – chitarra
Jose Yuste – batteria
Eduardoi Guillo – voce

WEB:
Facebook

Avatar

marek

Lascia un commento:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *