TITOLO: The Seventh Room
ARTISTA: Red Masquerade
GENERE: Symphonic/Neoclassical Progressive Metal
ANNO: 2018
PAESE: Italia
ETICHETTA: Autoprodotto

Ci troviamo a Bologna, città nota per molteplici forme d’arte quali letteratura, arti raffigurative, cinematografia e teatro. Sebbene molti dei suoi artisti facciano parte della storia, anche in ambito underground, negli anni duemila, il fervore caratterizzante l’arte continua a muoversi senza sosta.
Ed è anche naturale che determinate forme artistiche prendano vita in città come queste, dove una band sceglie di esibire un’estetica ispirata alle maschere, rifacendosi alla letteratura della prima metà dell’ottocento per un genere così moderno come il Metal.
I Red Masquerade nascono nel 2012 e si fanno conoscere nella scena bolognese, e non, grazie al loro omonimo EP uscito nel 2013: dovremo aspettare altri cinque anni per il loro primo full, The Seventh Room, lustro nel quale la band ha compiuto un processo maturativo che ha permesso loro di creare un lavoro musicalmente più adulto, rispetto al più acerbo, seppur interessante, EP precedente.
I Red Masquerade iniziano con un Symphonic Metal con contaminazioni Neoclassical sino ad arrivare, nel loro momento più maturo della carriera, ad un Progressive Metal influenzato dalla musica classica e orchestrale, con linee ritmiche particolareggiate e linee vocali -a tratti calde, a tratti aggressive – dal un filtro pop, che dona loro l’efficacia giusta al momento giusto.
Il concept è ispirato a La maschera della morte rossa di Edgar Allan Poe: una pestilenza, presumibilmente di colera, ha contagiato la contrada del re Prospero che, vedendo le strade svuotarsi causa morbo o fuga delle persone ancora in vita, decide di chiudersi in un bellissimo castello con un migliaio di persone non intaccate dalla malattia. Dopo cinque mesi di permanenza, il sovrano decide di indire un ballo in maschera, forte del fatto che il castello possiede diverse stanze nelle quali far sì che l’evento si svolga. E’ su questo che storia e concept si incontrano e fanno perno: quasi ogni traccia racconta di una stanza, del suo colore e del significato che le viene assegnato. Ogni stanza tratta di un difetto dell’essere umano che lo ha portato al decadimento morale, metafora particolarmente azzeccata se si pensa che la peste uccide da dentro e mostra soltanto dopo conseguenze esterne, quali chiazze e rossori cutanei, quando ormai, per l’appunto, è troppo tardi per rimediarvi. Dai vari racconti storici in letteratura sappiamo bene che i contagiati, consci del poco tempo rimasto loro a disposizione, scelgano di vivere nel modo più dissoluto e amorale, forti del fatto che non avranno il tempo di pagarne le conseguenze. E’ un caso che dunque le stanze parlino di decadimento morale, sopratutto se si pensa che gli abitanti del castello, fino a prova contraria, siano sfuggiti alla malattia? Procediamo per punti, in modo da aver chiaro questo ben strutturato incrocio tra musica e letteratura.
Per spiegare al meglio il concept non andrò in ordine cronologico e partirò dalla seconda traccia Casanova. Siamo nella stanza rossa, quella della lussuria non intesa nel significato tipico, bensì nello sfruttamento del sesso e della prostituzione, una prostituzione forzata e non consenziente: tuttavia regna la consapevolezza che non sia la vittima la vera perdente, ma colui che non riesce a rinunciare a tutto ciò per evadere momentaneamente dai problemi della vita. Lord Of Nothingness (terza traccia) e Lost Days (sesta traccia) possono essere analizzate come un dittico: se nella prima stanza, dal colore nero, il difetto morale è la fame di potere, nella seconda, la stanza viola, la tematica è la guerra e dunque lo sfruttamento di innocenti per la realizzazione degli obbiettivi di pochi e potenti personaggi. Vi è un curioso collegamento tra Lost Days e Casanova: sia il soldato che la prostituta si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato, tuttavia consapevoli di non essere loro i colpevoli del loro macabro destino. Dai primi tre brani si può subito notare una particolare attenzione per la trama e per i dettagli, sopratutto se si considera come il loro Progressive a tinte Symphonic e Neoclassical segua coerentemente le sfumature dei testi e del concept, non spostandosi eccessivamente in altri sottogeneri qui non necessari e dunque mantenendo una costante coesione di fondo, sicuramente un0 dei punti forti del Full.
Anche la quinta traccia, Da Vinci, è collegata alle due precedenti. Il colore è il verde e, come è intuibile, il tema tratta della poliedricità e del genio dello storico personaggio: tuttavia, da un punto di vista un po’ particolare, dal momento che il suo talento non sempre è stato usato per scopi nobili; vuole volare come Icaro, ma le sue pagine non nascondono l’inclinazione a sviluppare anche degli “incubi”. La prima traccia, cronologicamente parlando, è The Portrait: il colore è il bianco, il tema è la vanità collegato al bisogno di apparire e vi è un chiaro riferimento a Dorian Gray, che nel celebre romanzo di Oscar Wilde scelse di donare la sua anima al diavolo per vivere la sua completa esistenza al punto massimo della sua bellezza. Tuttavia capì troppo tardi quanto il diavolo aveva scelto di controllare la sua vita: i colori e le stanze cambiano, ma l’uomo continua a non imparare dai propri errori. I riferimenti alla letteratura, italiana e non, continuano ad emergere: Shame, settima traccia, porta il colore arancione. Il colore dell’indifferenza e il gusto letterario del Pascoli di “Orfano”. Una delle più grandi mancanze morali dell’uomo rimarrà l’assenza di l’attenzione ed empatia verso il prossimo, causa di un’indifferenza che porterà un bimbo a morire di freddo nelle braccia della madre, in mezzo alla strada, dopo la perdita della propria casa. My Prison, penultima traccia, è particolarmente sentita dai Red Masquerade in quanto lega alcune origini dei membri della band alla loro locazione attuale: Sardegna ed Emilia Romagna. Il colore è l’azzurro e il tema è quello della solitudine, come testimonia la storia di Renzo di Sardegna, nato in un luogo ma reso ostaggio nell’altro. Nonostante lui venga trattato come un re viene generalmente trattato nella sua dimora, è conscio del fatto che da li non può uscire, è ciò genera in lui un sentimento di solitudine che attraversa la metafora delle catene: ci si può sentire soli anche in mezzo a tante altre persone che ti vogliono bene. Arriviamo dunque verso l’epilogo e la comprensione della trama e attraverso l’ultima traccia Edgar’s Madness ripercorriamo la vita dell’artista attraverso mito e realtà, senza tuttavia comprenderne la reale percentuale delle due variabili. Il brano si presenta caotico a livello di lyrics e di soluzioni musicali: un caos tuttavia voluto e non casuale, come probabilmente buona parte della reale vita di Edgar Allan Poe, sino all’arrivo dell’ultima traccia, che risolve la trama e mette un punto a questo concept di difficile analisi e necessitante di alcuni ascolti e letture per la piena comprensione.
Le Masque, che odora di Baudelaire e di macabro, parla dell’arrivo della maschera rossa nel castello. Durante la festa una persona-maschera rappresentante un cadavere attraversa le stanze del castello nello stupore e nel disgusto generale. Arrivata dinnanzi al re, disgustato per la situazione, rischia di essere ammazzata dal sovrano stesso. Tuttavia non andrà così in quanto Prospero morirà pochi istanti prima di raggiungere fisicamente il macabro personaggio. Riusciti alcuni invitati a togliere la maschera, emerge l’amara verità: non vi è nulla sotto la maschera, in quanto essa è la peste stessa. In pochi minuti la reggia diventa teatro di un’ecatombe, lasciando un velo di ambiguità riguardo il parallelismo sul decadimento morale-fisico; è davvero casuale? Ciò non è comunque esplicitato dai Red Masquerade, che ci lasciano con un velo di mistero che rende questo lavoro ancora più interessante.
Auguro a questa band una diffusione mediatica pari a quella della peste, possibilmente senza conseguenze fisiche o morali da parte degli ascoltatori!

VOTO:85/100

TRACKLIST:

01. The Portrait
02. Casanova
03. Lord Of Nothingness
04. Le Masque
05. Da Vinci
06. Lost Days
07. Shame
08. My Prisons
09. Edgar’s Madness

LINE UP:

Marika Mura – Lead Vocals
Danio Missud – Drums
Danny Pietrolata – Guitars
Gabriele Quaranta – Bass

WEB:
https://www.facebook.com/RedMasqueradeOFFICIAL/

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