TITOLO: .Existence
ARTISTA: Once Upon a Winter
GENERE:  Post-Rock
ANNO: 2018
PAESE: Grecia
ETICHETTA: Snow Wave Records

Once Upon a Winter è un progetto one-man-band capitanato da Ilias Kakanis, giunto nel 2018 al rilascio del suo secondo full-length. La prima traccia di questo .Existence, I’ve Seen the Skies Shatter (successore del precedente Selective Depression in chase of Big Bang) si apre con un’intro elettronica costituita da un pedale su cui si inserisce un sintetizzatore, il quale presenta una figurazione ritmica monofonica in stile telegrafico. Questo breve frammento introduttivo confluisce in una melodia molto dolce suonata dal pianoforte, accompagnato da soundscapes che fanno da contorno e contribuiscono a rendere il suono più pieno. Una chitarra elettrica pulita e molto leggera si inserisce di lì a poco armonizzando quanto svolto dal piano, in un connubio decisamente ben riuscito. La cellula melodica si ripete per un paio di minuti, senza però diventare monotona, grazie al supporto, man mano che la musica procede, di una batteria e di una chitarra elettrica mantenuta tuttavia molto bassa nel mix, diventando così più uno strumento di sostegno che protagonista. Inizia poi un assolo di chitarra che assurge dunque al ruolo da protagonista: l’armonia non cambia rispetto alla sezione in cui il pianoforte era predominante e la melodia deriva direttamente da quella precedente.
In the Chronicles of Mediocre Egos è un brano che inizia in modo molto leggero ed anche in questo frangente ci troviamo dinnanzi ad una traccia dai sapori meditativi. Rispetto alla prima, troviamo l’introduzione di un’orchestra d’archi. Le strutture armoniche attorno a cui ruota il tutto sono simili per l’intera durata del brano, il quale risulta tutt’altro che corto: otto minuti e tre secondi. Verso la metà del sesto, si ascolta un improvviso cambio di tonalità, da Si bemolle minore a Fa minore; non possiamo comunque parlare di sostanziali variazioni o di chissà che stravolgimenti. È una scelta, tuttavia, che permette di aumentare il pathos della composizione, alzando l’asticella della tragicità che emerge dall’andamento melodico.
Segue Cognitive Dissonance, che si apre con l’ingresso di un pianoforte dal suono un po’ retrò. Il carattere meditativo ed intimistico che permea l’intero album emerge dalla melodia costituita da pochi elementi e sostenuta dal delay, notando anche un suono sintetizzato che la accompagna da un certo punto in poi, finché quest’ultima non svanisce lasciando in solitaria questo pedale, costellato da fischi e sussurri.
È un violino ad introdurre Unsettling Minds Climax in the Darkest Hours. La melodia viene poi armonizzata dall’ingresso si un violoncello che domina, insieme al violino, tutti i primi due minuti del brano; anche quando vengono supportati, negli ultimi momenti, da una batteria. Il mood meditativo torna a farsi sentire dopo il secondo minuto, quando una chitarra pulita canta sostenuta da suoni sintetizzati.
Purple Midas inizia sempre con un certo carattere riflessivo, grazie a un suono molto aperto e alla presenza di chitarre in pulito. Successivamente la traccia si evolve per tutti i sui nove minuti e mezzo di durata. È soprattutto una chitarra elettrica a dominare la situazione, grazie ad assoli che occupano gran parte del brano, inframmezzati da echi del tema introduttivo, meditativo e riflessivo, costruito su arpeggi di chitarre pulite.
Chiude l’album la title track .Existence, unica a presentare un frammento cantato, in growl, verso la fine del brano.  È una canzone dalla struttura elaborata, con diversi cambi di intensità, ma che comunque si giostra, come le precedenti, tra momenti più introspettivi e momenti pervasi da un sound più pieno e presente, molto spesso carico di pathos.
In generale, ci troviamo di fronte a un lavoro discreto. L’album non è banale e per certi versi elaborato, tuttavia non comincia mostrando appieno le proprie possibilità: i primi due brani sono decisamente molto ripetitivi, fattore che viene anche accentuato da una durata non indifferente. Si comincia solo dopo a donare al tutto una fisionomia diversa, fino ad arrivare alla title track, che introduce elementi nuovi anche all’interno delle singole sezioni di cui è composta. La lunghezza dei brani è però un elemento che potrebbe risultare, per certi versi, penalizzante. In alcuni momenti, il compositore riesce comunque a destreggiarsi lungo durate importanti, facendosi largo in maniera interessante; in altri frangenti, invece, si cade purtroppo in una ripetitività che a volte risulta essere anche troppo azzardata.

 

VOTO: 68/100

 

TRACKLIST:

  1. I’ve Seen the Skies Shatter
  2. In the Chronicles of Mediocre Egos
  3. Cognitive Dissonance
  4. Unsettling Minds Climax in the Darkest Hours
  5. Purple Midas
  6. .Existence

LINE-UP:

Ilias Kakanis: Chitarre, Basso, Voci, Sintetizzatori, Programmazione

WEB:
Facebook

Lascia un commento:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *