MISCREANCE – From Awareness To Creation

MISCREANCE – From Awareness To Creation

MISCREANCE – From Awareness To Creation

TITOLO: From Awareness To Creation
ARTISTA: Miscreance
GENERE: Technical Death/Thrash Metal
ANNO: 2018
PAESE: Italia
ETICHETTA: Indipendente

 

Ladies and gentlemen, from Monsummano Terme in… California, introducing you: the Blaaaaaaaaaack Wooooooooolf“.

A questo punto partirebbero il titantron e il tema di Undertaker, lo dico perché so che una volta letto comincerete a sentirlo nella vostra testa come ora lo sto sentendo io. E ovviamente voglio anche i druidi che mi trasportano all’interno della bara, con lo spettro di Paul Bearer che accarezza l’urna funeraria. Perché? Perché oggi parliamo di un vero peso massimo: un contendente al titolo mondiale, mica un Chavo Guerrero qualunque. Beh in realtà forse la sto esagerando ma è difficile non farsi prendere da estreme fiammate di gasatura recensendo una demo come quella di oggi: From Awareness To Creation. I Miscreance sono un prodotto del duemiladiciotto ma se fossero nati come band nei novanta oggi sarebbero probabilmente più ricchi di me. Il ché potrebbe già essere vero viso che non ho un soldo ma diciamo che avrebbero potuto esserlo pure di più. Aprite il libro di storia della Musica del Male a pagina trenta: troviamo gli Atheist. I più giovani diranno: “Ma papà Wolf, cosa è un Atheist?”, e io vi dico che dovete smetterla di inquinarvi il cervello con quella roba dalle melodie stupide e i suoni di plastica e la indubbia spocchia “culturale”. Quel Power Metal senza Power e senza Metal spacciato per folkloristico o per roba da “nerd” quando in realtà è solo orecchiabile. Sì insomma i Glory Hammer o tutti quelli che fanno i cosplayer di World Of Warcraft credendo di essere fighi, avete capito. Cazzo se li odio. Ma torniamo a noi: Atheist, 1989, Piece Of Time. Che album signori, e che corrente eccezionale che nacque. Ai tempi c’era il Thrash e il Thrash era un genere davvero poco omogeneo, prima che l’ombra di uno “scoppio nucleare” cancellasse qualsiasi forma di originalità ovviamente. Insomma quasi tutti suonavano con gear diversi, suoni diversi, riffs diversi. Era un’estremizzazione dell’Heavy Metal, non c’erano regole, bastava essere estremi in quello che si faceva e questo creò un paradosso interessante. Ed è grazie a questa sorta di libertà stilistica che però non sarebbe dovuta esistere che abbiamo avuto gli At War ma anche i Risk, gli Xentrix e i Sarcofago ma anche i Nocturnus, i Morbid Saint e gli Incubus e appunto gli Atheist. Volevi essere più “melodico” stile ‘Tallica o Overkill, ottimo! Volevi essere più veloce alla Sepultura o alla Kreator? Ci sto dentro fratello! Volevi essere più tecnico cavalcando l’onda di Forbidden e Testament? Prendi pure i miei soldi allora! Erano altri tempi ed erano bei tempi. Specie perché bands come Cyinic, Atheist e Voivod sono quelle che hanno dato un po’ il via ai filoni che hanno preso il sopravvento nei primi duemila. Anche se molti “djentleman” probabilmente non lo sanno o se ne fregano. Ed è bello ogni tanto sentire che c’è ancora qualcuno che si ricorda di quanto era bella quella musica, invece di fare i video con le armaturine di plastica e… ok ho un problema lo ammetto. In ogni caso oggi abbiamo un po’ di band che sono davvero radicate a quelle radici e curano ogni aspetto del loro essere per riportarti indietro nel tempo e i Miscreance sono una di queste bands! Andiamo quindi a sentire cosa ci propone il quintetto Veneto/Toscano. La demo inizia con una intro ambientale che getta molto bene la base del mood con cui ci apprestiamo ad incamminarci verso questo viaggio. Forms apre in quinta e da subito il riffing è solido come un muro e fitto come la nebbia quando al tuo motorino non vanno i fari. Notiamo anche l’utilizzo di strutture intricate nella loro complessità ma molto facili da seguire, senza però scadere nell’orecchiabile. Ogni riff è ponderato, ogni stacco ed ogni ripresa calcolate alla perfezione. I suoni sono davvero belli e non danno la sensazione di ascoltare una demo. Ciò non fa altro che accendere la voglia di un full length prima di subito. Molto bella la sezione solista, vorrei scrivere che la chitarra solista è “al vitriolo” come gli altri recensori ma io non finisco mai le metafore come gli altri, quindi dirò “al fosforo bianco” per ristabilire la supremazia intellettuale. Ottimi i giri di basso (che probabilmente sono la mia cosa preferita in questa demo) e la voce di Gregorio è particolarmente efficace e tagliente. Se questa è la partenza non so davvero cosa aspettarmi più avanti! Forse, potrebbe trattarsi del classico caso di “partiamo bene ma poi è tutta roba mediocre”? No. E ciò inizia a distorcere la mia geometria esistenziale in una sorta di spirale non euclidea di tormento e sapere. Alchemy infatti non perde tempo a trasportarci in qualche strano reame parallelo, donandoci nuovamente un fomento estremo sin dalle prime note. Ottime le transizioni fra le sezioni del brano che continua a tracciare una perseverante coerenza, sia stilistica che caratteriale. Se dovessi scegliere una canzone rappresentativa di questa demo, sarebbe proprio Alchemy. Questa traccia scorre con una facilità immane ed il gusto di ogni nota trascende l’ascoltatore per andarsi ad insinuare nella parte più recondita della mente. Passiamo oltre ed incappiamo in Abreaction Trauma che parte con una solitaria linea di batteria. Noto una particolare solidità da parte di Andrea (Feltrin) nel modo in cui ci impacchetta e consegna le linee di batteria: in pratica è come incartarsi un pugno, metterci un bel fiocco sopra e poi spararlo a mach 5 verso la faccia di un cretino. Ottima introduzione più incentrata su tempistiche medie e riffs leggermente più distesi. La canzone di per sé sembra strutturata per un headbang selvaggio ed incontrollato ed i Miscreance riescono benissimo ad interpolare questi vari aspetti stilistici. Ottimo il principale e le seguenti sezioni che non sanno né di ponte né di ritornello ma più che altro di entità cosmica che tira i fili della nostra esistenza. La principale idea stilistica torna prepotentemente nell’intermezzo centrale della canzone, prima di aprire alla solista che “Dark Angelizza” il tutto in maniera paurosamente potente. Il lavoro delle asce è portato a compimento in maniera fine ma brutale da Andrea (Granauro) e Tommaso ed una cosa che apprezzo particolarmente sono i cambi di tempo delle misure delle note e di battiti per minuto, andando così a creare una sensazione quasi rinfrescante per un vecchio lupo come me, ormai troppo abituato al piattume odierno. Emiliano calpesta ancora tutto e tutti a suon di basso e di Gregorio non ho davvero idea di come abbia fatto a realizzare delle metriche vocali così mirabolanti! Purtroppo siamo velocemente giunti alla conclusione, affidata a Cryogenic Dream, che parte veloce e incattivita prima di sfociare in un break che lascia increduli quanto la vista di Dagon. La cura con cui i brani vengono strutturati viene ancora una volta evidenziata da Cryogenic Dream ed ogni pezzo sembra cadere naturalmente al suo posto. Particolarmente assassine le ritmiche in questo brano che a tratti diventano quasi Pestilence. Ottime le congiunzioni fra le varie dipanazioni del brano. C’è molta oscurità nel caos di questi riffs e la sensazione che lascia questa canzone è davvero sinistra. Adoro i lavori che sanno comunicare quello che vogliono comunicare, senza usare mezze misure o stratagemmi che solo un focus group di imbecilli potrebbe trovare efficaci. Non c’è qualcosa che non ti trascini in una stasi terrificante in questa ultima traccia, che chiude secca e veloce, proprio come ha iniziato. Dalla culla alla tomba in 13 minuti e mezzo e ragazzi che viaggio! Allora, prima di indulgere in voti e cose varie, un po’ di storia. La formazione non è alle prime armi: i Miscreance sorsero dalle ceneri degli Atomic Massacre e se non avete sentito il loro full: Dark Sadistic Path, vi siete persi semplicemente uno dei migliori album Thrash/Death Italiani della decade quasi giunta al termine, senza scherzare o esagerare. Emiliano Zinà ha suonato come turnista live negli Warhawk, negli Apocalyptic Raids e Lua D’Inverno prima degli Atomic Massacre. Andrea Granauro invece ha suonato in Bombardo (di cui recentemente, è tragicamente scomparso il cantante e grande supporter della scena locale: Francesco “Crazy Horse” Andretti, al quale vorrei dedicare un saluto), Forces e Agitator e adesso è impegnato coi Sofisticator. Tommaso Cappelletti viene dai Rapist e dagli Apocalyptic Raids mentre Andrea Feltrin dai Merciless Attack, Forces e Apocalyptic Raids, Gregorio Bitossi invece ha militato “solo” negli Apocalyptic Raids. Notiamo quindi una formazione che sà il fatto suo e ciò viene mostrato da questo From Awareness To Creation. L’obiettivo è chiaro, le sonorità e le influenze sono chiare, la preparazione è chiara, c’è tutto e pure di più. Quindi che state aspettando? Correte su Bandcamp dai! Siete ancora qua? Ok, d’accordo: pro, contro e voto. Sinceramente questa demo è difficile da inquadrare in uno schema numerico basato su pure opinioni tecniche. Posso anche aver notato qualche nota in cui la pennata era meno certa, qualche riff che era effettivamente davvero simile ad un riff di The Key o Piece Of Time ma l’armonizzazione di essi all’interno del resto del lavoro è ottima e quindi: cosa cambia? Lo scorrere delle canzoni è pauroso, vanno giù così bene che il tempo letteralmente smette di esistere. La demo è un’entità a sé stante e funziona, semplicemente. Possiamo dire che non è per tutti? Forse. Alle persone piace riempirsi la bocca di termini come “tecnica” ma spesso sono solo parole vuote usate per alimentare il proprio ego. Quando ci si pone di fronte ad un lavoro come questo è difficile apprezzarlo se non si riesce a cogliere davvero l’essenza di qualcosa che probabilmente, solo in chiave moderna piace a tutti. Molti alti, pochissimi bassi e tanta disgregazione di forme quasi fossimo in Twisted Into Forms dei Forbidden dunque, voto alto ma limato perché probabilmente il massimale può ancora essere raggiunto e forse spinto in avanti ma davvero complimenti!

VOTO: 88/100

Tracklist:

1. Forms

2. Alchemy

3. Abreaction Trauma

4. Cryogenic Dream

Line Up:

Gregorio “Greg” Bitossi: Voce
Andrea Granauro: Chitarra Rimica/Solista
Tommaso Cappelletti: Chitarra Rimica/Solista
Emiliano Zinà: Basso
Andrea Feltrin: Batteria
 
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Black Wolf

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Maniaco del Metal Estremo, musicista in Burial, Carrion Shreds e NecroCommand, avido macinatore di date e headbanger dal cervello bruciato.

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