METAL DE FACTO – Imperium Romanum

METAL DE FACTO – Imperium Romanum

TITOLO: Imperium Romanum
ARTISTA: Metal De Facto
GENERE: Heavy / Power Metal
ANNO: 2019
PAESE: Finlandia
ETICHETTA: Rockshots Records

Aquila tributo a padre Giove in copertina, un nome che sprizza attitudine guerresca da ogni dove, riferimenti all’eroica Roma che fu. No, non parliamo degli Ade né tanto meno degli Ex Deo (nonostante il buon Iacono abbia prestato la sua voce per un intermezzo parlato). Figurarsi di Melodeath. Ci muoviamo su lidi più squisitamente Heavy, sguazziamo più specificatamente in quell’Heavy Power che tanto ha segnato l’ultimo ventennio grazie all’epopea di band quali Hammerfall Sabaton. Protagonisti dell’articolo odierno sono i finlandesi Metal De Facto, vero e proprio super-gruppo nato dall’unione di membri di EnsiferumEverfrost e Leverage, quest’anno esordienti con l’album Imperium Romanum. Un ascolto per molti versi gradevole, a dir la verità. Un disco compatto ed onesto per via di diversi fattori, fra cui spicca la voglia di mostrare un determinato sound ed attitudine, senza compromessi. Ritornelli orecchiabili, begli assoli, voce come da copione, testi a metà fra la storia e l’immaginazione della compagine; andando a scandagliare, di quando in quando, il fitto sottobosco emotivo dei vari personaggi citati: da Romolo al semplice civis romanus. C’è un’idea di fondo, inutile negarlo, quella di unire melodia e potenza in un connubio che possa  intrattenere ed emozionare, divertire. Proprio perché l’esordio di questo combo finlandese non può mirare ad altro che al semplice divertimento dell’ascoltatore, lasciandogli fra le mani un prodotto ben confezionato ma più simile ad un bypassabile divertissement che ad un qualcosa di impegnato e particolare. Ben poche pretese, insomma. Un ldisco che non riesce a mostrare più di due semplici facce, un platter che riesce nell’impresa – se non altro – di tramutare ogni pregio in un difetto. Sempre a parer di chi vi scrive, ovviamente. Dicevamo, ferrea volontà di “standardizzarsi” su di un tipo di sound e tematica, andando a decantare la gloria di Roma e dei pilastri di un certo tipo di Heavy Power. Iniziativa lodevole, fin qui. La vera e propria grana salta fuori constatando quanto il tutto, proprio in virtù di certe pretese, risulti alla fin fine abbastanza piatto e monocorde. Non dico che Imperium Romanum non debba piacere e debba essere cestinato, figuriamoci. Dico solo, c’era veramente e dico VERAMENTE bisogno di tirare la corda dell’Heavy Power melodico, ancora una volta? Una fune che sta rischiando di sgretolarsi, strattone dopo strattone. Un qualcosa che poteva essere pensato in maniera ben più articolata, diciamolo pure e senza timore di smentita. Proprio perché si attinge da un panorama il quale, nel corso degli anni, è sempre stato in grado di mostrare mille e più volti in un colpo solo. Partiamo dagli albori: chi ricorda i Running Wild e l’idea di parlare di pirati, pestando velocemente eppure spruzzando melodia epica in ogni riff/assolo? A ruota, le ambientazioni sword&sorcery di Manowar ed Attacker, con quel pizzico di Tolkien ed Howard. Suonando sempre ruvidi ed intransigenti, maschi e guerrafondai sino al midollo. Ancora, il fantasy oscuro e mistico dei Manilla Road, accompagnato da una proposta sfociante in un Progressive Metal ante litteram. Come dimenticare poi l’orchestrale epicità dei Blind Guardian? Giusto qualche pilastro citato qua e là, proprio per far notare la forte eterogeneità di una scena che, pur attingendo dai grandi, sembra non aver appreso la vera e propria lezione posta a cardine del tutto: PROVARCI, SPERIMENTARE, SBALORDIRE. Tre verbi che i Metal De Facto sembrano aver ignorato, limitandosi allo svolgere (bene, per carità) un lavoro “semplice” non volendo far nulla in più di ciò che effettivamente fanno. Anche volendo accendere il faro su gruppi più moderni ed a loro vicini, il risultato non cambia: lo zio Kai Hansen risulta fin troppo tirato in causa, alcune volte si annaspa in un mare che urla “Gamma Ray!!” in ogni flutto. Di fatto-de facto, parliamo dunque di un gruppo che possa effettivamente dire o dare qualcosa in più di quanto affermato in questo disco? Amici che ogni tanto si ritrovano a suonare assieme? Band ancora acerba e bisognosa di ulteriori anni di rodaggio? Dopo tutto, la fondazione del combo è da ricercarsi nel 2017. Due anni sono effettivamente pochi per raggiungere la perfetta quadratura del cerchio, dunque non voglio neanche sbilanciarmi troppo in negativo. Una sufficienza risicata, politica. Con la speranza che il futuro possa presentarci sotto altre vesti una band Metal… non troppo de facto.

VOTO: 60/100


TRACKLIST:

1. The Conqueror
2. Legionnaires’ Oath
3. Naturalis Historia
4. Inferno
5. Bacchanalia
6. Echoes In Eternity
7. Colosseum
8. Ides Of March
9. The Ascending Of Jupiter
10. Germanicus

LINE UP:

Mikael Salo – voce
Esa Orjatsalo – chitarra
Mikko Salovaara – chitarra
Sami Hinkka – basso
Benji Connelly – tastiera
Atte Marttinen – batteria

WEB:
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marek

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