LENORE S. FINGERS – All Things Lost On Earth

LENORE S. FINGERS – All Things Lost On Earth

LENORE S. FINGERS – All Things Lost On Earth

TITOLO: All Things Lost On Earth
ARTISTA: Lenore S. Fingers
GENERE: Gothic Metal, Melodic Doom, Progressive
ANNO: 2018
PAESE: Italia
ETICHETTA: My Kingdom Music

Non mi sento di introdurre il secondo e ultimo full dei Lenore S. Fingers in maniera troppo differente dal primo. Scrivevo nella recensione del lavoro precedente* “In un sud Italia decisamente dedito ai generi estremi, c’è ancora qualcuno che crede nella melodia; quella leggera, semplice, ma mai banale. Senza nulla togliere alla strepitosa scena estrema calabrese che vede band del calibro dei Nuclear DetonationTraumagainGlacial FearDripping Sin, […] e molte altre, questa volta si verte su un sound decisamente più delicato“. I nostri, dopo ben quattro anni, sfornano un’altra piccola perla della scena metal meridionale, degna erede del precedente Inner Tales. All Things Lost On Earth appare subito più maturo del precedente, senza che questo rovini l’atmosfera fanciullesca e dreamy che ha caratterizzato la band sin dagli albori
Iniziamo subito con My name is snow; La voce di Lenore (Federica Catalano) viene sorretta da una chitarra acustica, con la quale convergerà nel nucleo musicale prototipico della band, ovvero un Gothic Metal melodico e dal sound moderno che non porterà in nessun caso alla perdita di “calore” del suono: le atmosfere rimarranno accoglienti ed intime per tutta la durata dell’album. Coerentemente alla musica, le tematiche rimangono altrettanto oniriche ed evocative: My name is snow è tutto ciò che rimane quasi irraggiungibile nella vita, come ad esempio la fredda neve nella calda Calabria. Profondità musicale e lirica rimangono presenti intuibilmente in una traccia come la seconda: Lakeview’s ghost rappresenta la mancanza di una persona e il reincontro di questa sotto la forma di una materializzazione simbolica, quale il fantasma, dove la bellezza rimane, nell’immaginario comune, perfetta e immutata. L’incontro con la presenza è ben supportato da un climax metal che attraverso l’uso del doppio pedale e una ritmica progressivamente sempre più serrata comunica la tensione crescente e l’incremento dell’arousal psicologico.
Se finora avete avuto l’impressione di un sentimento di nostos costante e di un mood agrodolce, purtoppo dovrete ricredervi: le tematiche da adesso perdono totalmente la dolcezza, la tenerezza e la morbidezza parzialmente avvertita fin’ora. Le atmosfere perdono luce, l’ombra sovrasta l’anima del lavoro dei nostri calabresi di fiducia. Rebirth, già da subito tesa e malinconica, è un canto di rassegnazione. Tradimento, superficialità verso i sentimenti umani e verso la vita da parte della maggior parte delle persone sono ben descritte dalla passionale e caratteristica voce di Lenore, che forse tocca qui, a livello di esecuzione vocale, uno dei punti più alti del full. La narrazione (e la musica, sempre ben collegata ad essa) si inasprisce ulteriormente. Ever After, difatti,  è un messaggio di empatia verso quelle vittime a volte troppo piccole per ricordare, ma mai troppo grandi per dimenticare “Bitter in sooth/Gently corrupt/You have abused me/Not only with your mind/”.
Con la quinta traccia, Luciferines, ci si prende un momento di pausa dalle tematiche grevi per passare ad una piacevole parentesi: lungi da allusioni a tematiche riguardanti il satanismo, le luciferine sono le lucciole. Piccole, fragili, ma al contempo potenti. La loro piccola caratteristica può essere notata anche da molto lontano nelle silenziose e calme notti estive. Siamo arrivati a metà dell’album ed Epitaph è accompagnata per tutta la sua durata da arpeggi al gusto di memoria e sogno. Un veloce dialogo con un amante del passato che pur non essendo morto fisicamente, lo è concettualmente. Tuttavia non ci si disfa mai di certe connessioni. Una delle tematiche più toccanti, a mio parere, rimane quella di My schizophrenic child: pesantezza, doppio pedale e la tristezza nel cuore cantano le parole di una madre che, nonostante le patologie mentali del figlio, non riesce a vederlo diverso dagli altri bambini: “From his heart up to the spine/His watching eye on me, sublime”.
Ci apprestiamo ad arrivare alla fine di questo lavoro ricco di emozioni con Decadence Of Seasons, che coerentemente al titolo ci richiama alla mente il concetto di caducità della vita attraverso il passaggio, costante e delicato, delle stagioni; Arriviamo dunque alla titletrack e all’outro, Ascension, che io ho recepito come un dittico di chiusura per un motivo in particolare: essi rappresentano, sotto un punto di vista più globale, un riassunto musicale, tematico e concettuale di tutto ciò che abbiamo vissuto in questi minuti d’ascolto.
Arrivo alla fine di questa recensione con un sincero velo di tristezza nel ricordare che il 24 settembre 2018 il progetto ha annunciato lo scioglimento effettivo. Rincuora però il fatto che i Lenore S. Fingers sono sciolti “soltanto” -nel modo in cui li avete conosciuti finora-.
Si spera dunque in un sequel di qualsivolglia natura!

VOTO: 87/100

 

TRACKLIST:

01. My Name Is Snow
02. Lakeview’s Ghost
03. Rebirth
04. Ever After
05. Luciferines
06. Epitaph
07. My Schizofrenic Child
08. Decadence Of Seasons
09. All Things Lost On Earth
10. Ascension

LINE UP: 

Federica “Lenore” Catalano – Voce, Chitarra Acustica e Chitarra Synth
Patrizio Zurzolo  – Chitarre, Chitarra Synth
Natale Casile – Basso
Gianfranco Logiudice – Batteria

Guest: 

Anna Murphy- Tastiere, Synth, Hurdy Gurdy (ex Eluveitie, Cellar Darling)

Recensione del lavoro precedente: http://www.metalwinds.org/2017/recensioni/lenore-s-fingers-inner-tales/

WEB:

https://www.facebook.com/LenoreSFingers/

Ivo

ivano

Mi occupo da anni di recensioni e interviste (anche bilingue) in ambito Metal. Recensisco su Metal Winds solo previo invio del disco fisico in questione. Polistrumentista per Vereor Nox, Padulo, Breethoven e Social Media Manager per i Liquid Fear.

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