HUNTERNAUT – Inhale

HUNTERNAUT – Inhale

HUNTERNAUT – Inhale

TITOLO: Inhale
ARTISTA: Hunternaut
GENERE: Post-Grunge
ANNO: 2019
PAESE: Italia
ETICHETTA: (R)esisto

Gli Hunternaut sono un gruppo di ispirazione Grunge formatosi a Brescia nel 2014 che, solo dopo quasi cinque anni di esibizione tra i locali della città, qualche festival nazionale a respiro un po’ più ampio e un EP (Homemade, pubblicato nel 2017), è finalmente pronto a presentare il suo primo album ufficiale, Inhale, edito dall’etichetta italiana indipendente (R)esisto.

Con quasi un mese di anticipo sulla data di uscita del disco, il 12 Marzo di quest’anno è stato rilasciato il primo singolo, Hundred of Scars (con tanto di videoclip), che nei suoi sei minuti e mezzo di durata mette a fuoco alcune delle caratteristiche distintive del progetto: l’arpeggio di apertura, i suoni relativamente puliti, la voce potente ma educata di Cristian Longhena e l’accompagnamento in bilico tra la muscolarità del suono delle chitarre (Cristian Longhena e Alessandro Biasi) e la linea melodica sempre in primo piano, unite ad un testo intimo e un assolo finale dai suoni drammatici. Elementi i quali fanno pensare non tanto ai big della prima ondata contaminati da Punk e Thrash Metal, quanto ai più morbidi nomi del Post-Grunge venato di Alternative, che si spinge fino a richiamare alla mente le sonorità di A Perfect Circle e Anathema di fine anni ’90. L’identità stilistica del singolo si conferma nel resto dell’album, pur venendo fortunatamente declinata in diverse accezioni. L’iniziale Oxidize, uno dei brani migliori del disco, si apre con un efficace tappeto elettronico squarciato da un riff di chitarra piuttosto minaccioso e inaspettatamente elaborato, tanto che i primi due minuti del brano (e, per esensione, di Inhale) sembrano leggere il Post-Grunge quasi sotto la lente del Prog-Metal. Anche dopo l’ingresso del cantato la costruzione, dominata dal dialogo tra le due chitarre, tiene bene le redini senza banalizzarsi. I brani più dinamitardi sembrano i più efficaci, e l’impressione è confermata dalla terza traccia, Backbone, impreziosita da un’irrequieta sezione ritmica (Stefano Ronchi è il bassista, Luca Prandelli il batterista). La title-track, collocata in sesta posizione, e in particolare la sezione centrale le cui geometrie chitarristiche richiamano, con i dovuti distinguo, i Tool di Lateralus – non per niente i più Grunge tra i grandi del Metal -, è un altro dei brani da preferire, insieme alla coda di I’ll be There, che chiude l’album con i suoi passaggi più veloci ed agili.

Gli Hunternaut dimostrano senza dubbio una buona padronanza tecnica e del proprio linguaggio, fatto doppiamente notevole se si considera la non banale quantità di materiale da cui è stata presa ispirazione e che è stato elaborato. Certamente è da rilevare che alcuni brani fanno fatica ad emergere, in particolare alcuni episodi più melodici rischiano di impelagarsi nei territori non proprio inesplorati del Grunge del ’00 che, dai Foo Fighters ai Seether a mille altri acts, ha provato in tanti modi la via melodica al Rock duro. Sono brani o, meglio, sezioni di brani (infatti la maggior parte delle canzoni presenta un’alternanza tra melodia e rumore, più o meno equilibrata e più o meno spostata verso l’una o l’altra componente) nei quali il sound pulito e quasi Wilsoniano può risultare stucchevole e distanziare l’ascoltatore, benché se ne capisca molto chiaramente l’intento di focalizzare le pieghe più intime e vibranti della musica dei bresciani. L’esempio più lampante è Soap Bubbles, una melodia che forse è stata sentita troppe volte, dai Pink Floyd di The Wall ai tardi Porcupine Tree fino a buona parte del Pop Rock del nuovo millennio, per non perdere efficacia; e lo stesso singolo, pur essendo la canzone di più facile presa, mi aveva lasciato perplesso. Tuttavia, tirando le somme dopo ripetuti ascolti, Inhale lascia un giudizio tutto sommato positivo, e permette di guardare al futuro degli Hunternaut con ottimismo: speriamo che l’esperienza riesca a conferire un pizzico di personalità e incisività in più a questa promettente vena emotiva, che come sappiamo non è mai facile da maneggiare, convinti che, integrata alle accelerazioni più rabbiose, possa dar luce a brani bellissimi: già in questo Inhale ne abbiamo un paio di esempi.

VOTO: 65/100

TRACKLIST:

01. Oxidize
02. Inside Me
03. Backbone
04. Soap Bubbles
05. Hundred of Scars
06. Inhale
07. Out There
08. I’ll Be There

LINE-UP:

Cristian Longhena – voce e chitarra

Alessandro Biasi – chitarra

Stefano Ronchi – basso

Luca Prandelli – batteria

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