HELLIGATORS – Hell III

HELLIGATORS – Hell III

HELLIGATORS – Hell III

TITOLO: Hell III
ARTISTA: Helligators
GENERE: Heavy Metal
ANNO: 2019
PAESE: Italia
ETICHETTA: Sliptrick Records

Il bisogno di ritornare alle radici della musica è una richiesta urlata e un bisogno smanioso di cuore e mente; lasciare da parte per un momento Caos e Inferno, violenza smodata, bassi desideri, rabbia e voglia di vedere scorrere il sangue… rimettersi in strada con piglio spavaldo e modi di fare ribelli. Lo Spirito più puro di una musica sanguigna. Desiderio che trova la sua valvola di sfogo senza allontanarsi troppo dai natii confini. Copertina con fiamme in bella mostra ma senza eccedere nella quantità, un asso di picche in primo piano che attira il fan dell’Hard’N’Roll meglio di come farebbe un alveare grondante miele con gli orsi del Parco di Yellowstone; caratteri cubitali per moniker e titolo tra il Western-movie e l’Action-movie, che ricordano i Desperadoz di Dead Man’s Hand. «Suoniamo duro, pesante e facciamo quello che ci viene senza curarci molto a quale genere questo disco possa appartenere. Esiste solo il Rock ‘N’ Roll. Se quando lo senti inizi a muovere la testa e ti carichi di energia, funziona!». Una presentazione che vale il prezzo del biglietto per questa band romana nata nel 2009. Gli Helligators pubblicano il loro primo full-length dal titolo Against All Odds nel 2011, auto-prodotto e registrato nei Moon Voice Studio. Nel Novembre dello stesso anno viene pubblicato il video del singolo Tattooed Killer, prodotto dalla Solobuio Visual Factory. Nel luglio 2012 esce il singolo Snake Oil Jesus e il suo lyric-video (prodotto da EstremArte). Nell’Agosto del 2014 la band entra nuovamente nei Moon Voice Studio per registrare il suo secondo album. Nella primavera del 2015 gli Helligators firmano per la Sliptrick Records e il 25 maggio dello stesso anno esce Road Roller Machine. Nel Dicembre 2016 esce, in formato digitale, Nice Boys, tributo ai Rose Tattoo. Nel Marzo 2017 esce l’EP Back To Life, contenente due nuove canzoni: Born Again e Servant No More. A Giugno di quest’anno esce il terzo album, intitolato Hell III, sempre per la Sliptrick Records. Undici tracce dirette, senza troppi fronzoli, immesse su un unico binario infinito costruito su una ripida discesa. Una corsa folle interrotta soltanto da una breve sosta (Where I Belong) che da Rebellion a Pedal To Metal passando per Bleeding, Born Again e Bassthard Session III inanella una serie di riffs sagomati con una scure arrugginita, qualche infiorettatura tecnica, ammiccamenti ai tratti odierni dell’Hard&Heavy, groove deciso, libero sfogo, un mood che abbraccia sfrontatezza e menefreghismo per le mode. Insomma, un disco diretto e privo di troppi orpelli, in grado di conquistare in primis i fan della prima ora: quelli cresciuti nelle notti folli, piste di whisky e scie di neve blu. Insomma i capitani di lungo corso, amanti di sound non troppo brutali né troppo elaborati. Perdutamente innamorati delle voci che sanno di liquori e sigarette, dei chitarroni sospesi fra il rock n roll più puro ed ammiccamenti a ciò che fu dopo un glorioso inizio (ammiccamenti ad un sound carico di groove à la Zakk Wylde mai troppo celati), sempre rimanendo entro confini quanto più “classici” possibile. Insomma, una proposta che risulti quanto più possibile pura e viscerale al contempo: non certo suite di ore ed ore arricchite da virtuosismi di vario tipo, non certo brani grind-hardcore dalla durata di trenta secondi nemmeno. Fra i due pilastri estremi, la realtà degli Helligators: il sound dei primi ribelli, dei primi headbangers, dei motociclisti barbuti in pelle e jeans, fieramente a cavallo delle loro rombanti Harley Davidson. Moro made in U.S.A., non certo giapponesi! Queste le sensazioni che un disco come Hell III può suscitare: il ritrovarsi a bordo d’un destriero d’acciaio sconfinando nelle badlands più calde ed assolate, il ritrovarsi con cinturoni e cappelli all’alba di un duello mortale a colpi di revolver (un po’ come i Motörhead del celeberrimo Ace of Spades), magari dopo aver giocato una partita a poker degenerata in rissa. Testa sei morto, croce ti ammazzo. I Nostri non fanno sconti, non accontentano nulla e nessuno. Vogliono semplicemente esprimere loro stessi, passando per la via che più li aggrada… ovvero, quella del tributo più smaccato ad un Hard n’Heavy lontano da ogni tipo di classifica o gusto nazional popolare. I pro sono diversi e i contro sono ugualmente bilanciati: al primo ascolto tutto fila liscio ma già al secondo si viene colpiti allo stomaco dalla troppa linearità e dalla brevità dei cambiamenti di percorso interni ai singoli brani, oltre che dalla sensazione di una durata eccessiva che non viene imputata al solo minutaggio ma alle sonorità che lentamente sanno di già sentito, di riciclo del riciclato (prende sempre più forma l’idea, volta dopo volta, di essere davanti ad uno split-album tra Black Label Society e Pantera) perdendo in “originalità”, perdendo quel possibile tratto distintivo che la band poteva avere, nonostante il buon lavoro nelle parti soliste della chitarra che ridesta un poco l’attenzione. Insomma, una sorta di limbo in cui Hell III va purtroppo ad incastonarsi, non riuscendo a dare più del dovuto e quasi “accontentandosi” di ciò che è. Ma ripeto: se l’intento della band sia stato a monte quello di suonare semplicemente ciò che voleva, non desiderando diffondere spasmodicamente il proprio verbo presso un pubblico largamente eterogeneo, il problema non si pone. Sta poi a noi recensori l’ingrato compito di fornire comunque un parere (sempre soggettivo, ci mancherebbe).

Sulla carta tutti i tasselli si incastravano meglio che in puzzle per bambini e l’album faceva ben sperare… ma poi, una volta affondato l’indice sul tasto «play», le speranze si assottigliano sempre più rapidamente e si rimane con in mano un pugno di mosche, scottati come dopo aver scoperto un amore impossibile. L’album di per se è godibile e si ascolta in scioltezza, ma l’eccesso di “già sentito” e quella maggior “scioltezza” che ci si aspettava da una proposta del genere portano all’inevitabile perdita di chi ascolta, che rimane comunque colpito positivamente da una power-ballad come la già citata Where I Belong… ma che poi si sente tradito da un disco senza altri guizzi. In grado certo di correre, ma solo e solamente lungo un’unica pista.

VOTO: 60 / 100

TRACKLIST:

  1. Rebellion
  2. Here To Stay
  3. Bleeding
  4. Where I Belong
  5. Born Again
  6. The Prison (Confession pt.1)
  7. Gone (Confession pt.2)
  8. Until I Feel No More
  9. Bassthard Session III
  10. Even From The Grave
  11. Pedal To The Metal

LINE-UP:

Simone “Dude” – Voce

Kamo – Chitarra / Voce

El Santo – Chitarra / Voce

Alex – Batteria

Pinna – Basso

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