HEAVENBLAST – Stamina

HEAVENBLAST – Stamina

HEAVENBLAST – Stamina

TITOLO: Stamina
ARTISTA: Heavenblast
GENERE: Heavy/Prog Metal
ANNO: 2018
PAESE: Italia
ETICHETTA: Music Force

La storia degli Heavenblast è una storia comune a tante formazione, nostrane ed estere. Un avvio incoraggiante, un lungo periodo di stop ed un comeback esaltante, quasi a voler dire: “ci siamo ancora, nonostante tutto”. La vita del musicista e non serve che lo specifichi, non è mai lustrini e sogni ad occhi aperti. Magari nascessimo tutte leggende… o forse no. Molto meglio, in fin dei conti, il brivido blu d’un’esistenza sempre sul filo del rasoio. Line up ballerine, difficoltà, avversità da superare in nome di un sogno, di un’idea, della voglia di urlare al mondo la propria presenza. Il riassunto di una storia travagliata (ben lungi dal vedere una fine!) ha dunque un titolo, Stamina. Questo, il titolo dell’ultimo album in studio degli Heavenblast, datato 2018 a distanza di undici anni dal penultimo Flash Back. Con Donatello Menna stabilmente al timone diviso per un po’ con Nico di Benedetto (successivamente uscito dopo le registrazioni del full oggi recensito), affiancato dai talentuosi Chiara Falasca (voce), Matteo Pellegrini (tastiere) ed Alex Salvatore (batteria), ecco dunque che questa creatura Heavy Prog può finalmente rivedere la luce, tornando a ruggire dopo una decade abbondante. Ruggire, è proprio il caso di dirlo… visto che proprio la potenza espressiva presente alla base d’ogni brano sembra essere il punto di forza di Stamina. Chiariamoci, il termine Prog. è troppo spesso svilito da chi è evidentemente a digiuno delle basi; comunque in grado di parlare, nonostante tutto. Vergognoso, in quanto suonare Progressive Metal non lede assolutamente quella componente che da sempre caratterizza l’acciaio musicale: quell’attitudine selvaggia, quella voglia di alzare il volume sempre e comunque. E come lo alzano, gli Heavenblast! I richiami alla vecchia scuola risultano piuttosto evidenti, non parlando solamente di band quali Dream Theater (veri e propri numi tutelari) ma anche scavando un po’ più nel panorama storico, tirando in ballo nomi quali Crimson Glory (periodo Trascendence) e perché no, i sempiterni Queensryche. Il tutto viene, brano dopo brano, spalmato abilmente lungo strutture sempre particolari ed imprevedibile. Gran lavoro di tastiere, ora melodiche ora più “cibernetiche”, ora più dolci e mansuete ora più tronfie ed imperiali. Cucire, scucire, fare, sfare, ripetere, ricreare, il motto dei Nostri è il divertirsi, giocando letteralmente con ogni brano. Un filo conduttore ben percepibile: la forza del Metal più l’imprevedibilità del Progressive, qui accentuata dalla presenza di molti ospiti e voci fra di loro assai differenti. Il tutto è ben dimostrato sia nei brani più complessi (la titletrack, per intenderci) sia quelli più “radiofonici” se vogliamo, di certo non troppo elaborati ma non per questo da bypassare senza pietà. Il caso, nella fattispecie, di Alice in Psychowonderland: di certo uno dei pezzi più diretti, eppure contenente in esso tanti nodi da districare e cento sentieri in cui perdersi. Non solo una chiave di lettura, dunque. Li si veda come una band di semplice Heavy Prog o come un gruppo indicante un orizzonte ben più lontano d’una mera etichetta, su una cosa bisogna convenire: la grande capacità degli Heavenblast di dar forma alle proprie pazze idee non perdendo di vista la compattezza di fondo. Proprio perché il problema di tante band Prog risulta essere troppo spesso la voglia, dei propri rispettivi membri, di surclassarsi a vicenda. Focolaio acceso dal sempiterno Yngwie Malmsteen in una vecchia intervista riguardante i Dream Theater recante più o meno oggettivamente riscontro in molte occasioni. Personaggi ultra-tecnici volenterosi di spiccare sui compagni, non una vera e propria idea di fondo ma solo tanti virtuosismi mal collegati, incastrati a forza. Non il caso dei quattro di Chieti, compatti ed in grado di non lasciarsi scappare neanche una nota, nemmeno un passaggio. Tante piccole avventure da vivere e da scoprire, ampi sfoggi di tecnica ed attenzione all’orecchiabilità, geniale follia, compattezza: elementi che fanno di Stamina un lavoro da tenere d’occhio, senza ombra di dubbio. Augurandomi di rivederli presto all’opera, auguro a questi bravi progsters di continuare la loro (nuova) avventura a vele spiegate. Promossi ma, per la lode, aspettiamo almeno un altro disco!

VOTO: 78/100

TRACKLIST:

1. Mind Intruders
2. Purity
3. Alice in Psychowonderland
4. We Are State
5. The Rovers
6. Don’t Clean Up This Blood
7. Sinite Parvulos Venire Ad Me
8. S.T.A.M.I.N.A.
9. Canticle of the Hermit

LINE UP:

Donatello Menna – chitarra
Chiara Falasca
– voce
Matteo Pellegrini – tastiere
Alex Salvatore – batteria

WEB:
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marek

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