FLESHGOD APOCALYPSE – Veleno

FLESHGOD APOCALYPSE – Veleno

FLESHGOD APOCALYPSE – Veleno

TITOLO: Veleno
ARTISTA: Fleshgod Apocalypse
GENERE:  Symphonic Death Metal 
ANNO: 2019
PAESE: Italia
ETICHETTA: Nuclear Blast 

 

Parlare dei Fleshgod Apocalypse è parlare di una delle nostre realtà più consolidate. Per “nostre” intendo: un gruppo che possa significare sacrificio, dedizione, continuità per chi – come la sottoscritta – possa associare la sua crescita al nome dei Nostri. Impossibile non sottolineare quanto il duro lavoro di questa compagine abbia giovato alla scena nostrana, di fatto contribuendo ad un significativo passo avanti verso una sprovincializzazione ormai largamente in corso d’opera. La strada è ancora irta d’ostacoli, nessuno lo mette in dubbio… ma diciamocelo chiaramente: una band nostrana acclamatissima anche all’estero ed in grado di attirare l’attenzione di un colosso come la Nuclear Blast non è mai un episodio di poco conto. Proprio perché i Fleshgod stanno onorando una tradizione, quella del metallo tricolore, capace di mietere successi un po’ dovunque in giro per il mondo. I fan club sudamericani dei Death SS e l’amore di Phil Anselmo per i Necrodeath sarebbero in tal senso due prove schiaccianti, di quanto asserisco; augurandomi che un giorno, continuando di questo passo, questi ragazzi possano incidere il proprio logo nella hall of fame dell’acciaio italiano, accanto alle leggende della nostra (dura) storia musicale. Tassello importante risulta, all’interno di questo discorso, quel Veleno rilasciato da nemmeno una settimana e già in grado di far parlare enormemente di sé. Un nuovo disco che stacca il precedente King di tre anni, consolidando il raggiungimento di un notevole apice compositivo, di una fantasia sempre in via di affinamento e sviluppo. C’è chi dice che il terzo album simboleggi la cosiddetta “prova del nove”, per ogni band; d’accordo solo in parte, visto e considerato che – per quanto io abbia apprezzato Labyrinth – ritengo che sia stato proprio King a siglare l’inizio definitivo di un percorso importante e vincente. Sentiero che Veleno non solo batte, ma addirittura migliora, già presentandosi con una veste grafica di tutto rispetto. Un’opera d’arte visionaria, una copertina creata nientemeno che da Travis Smith, già noto per i suoi trascorsi artistici con band del calibro di Anathema, Amorphis, Draconian, Iced Earth e Tarja, giusto per citare qualche nome altisonante. Senza contare poi lo splendido videoclip rilasciato per accompagnare Sugar: sotto la direzione di Giovanni Bucci, i perugini hanno dato vita ad uno dei prodotti visivo-musicali più significativi della storia metal italiana recente, a metà fra l’onirico ed il visionario. Una confezione quindi curata al dettaglio, degna cornice di una protagonista – la musica – trionfante. Appoggiando poi il disco sul piatto, perdendosi lungo i suoi solchi, nessun dubbio sorge o si appropinqua a turbare i nostri ascolti. I Fleshgod Apocalypse, con Veleno, fanno centro. Anche più che con King, in quanto (come ho già detto) riescono ad affinare ed a smussare qualche piccolo spigolo tre anni fa ancora presente. Potrei prendere ad esempio proprio la sopracitata Sugar, vero e proprio trionfo fra furia ed eleganza. Due termini che potrebbero descrivere appieno l’ultima fatica realizzata, perfettamente in bilico fra la rabbia ed il trionfo di melodie sinfonico-barocche. E proprio l’aspetto sinfonico si mostra più curato e soprattutto particolare, a tratti sfuggente. Ora candido ora tronfio e gradasso, ora soave ora sfrontato ed audace. Una componente ben amalgamata a quegli assalti brutali mai dimenticati e sempre degnamente protagonisti di ogni brano. Ho citato per forza di cose il più noto… ma potrei anche parlarvi della splendida Fury e della sua aura oscura, misteriosa, sacrale. Un episodio a metà fra il ritualistico e la violenza sanguigna, in cui pianoforti ballerini e spettrali danzano meravigliosamente su blast-beat e riff taglienti, dilanianti. La splendida Monnalisa e la sua apertura degna del Tuomas Holopainen più ispirato, dall’andatura pacata e teatrale, l’atto di un’opera lirica tesa e romantica, nella quale l’ottimo lavoro della soprano Veronica Bordacchini arricchisce e pittura di diamante la gran prova di un Paoli sugli scudi quante altre volte mai, bestia feriale a livelli infernali. Fra i brani che più attendo di udire live, poco ma sicuro. Tasselli fondamentali di un mosaico unico e particolarissimo, che trova la sua degna prosecuzione in brani decisamente articolati e dalla lunghezza imponente. In tal senso, Absinthe ed i suoi sei minuti ci catapultano dritti all’interno di un ciclone splendidamente ordinato. Un vortice in cui sinfonie ed aggressività risultano bilanciate in un equilibrio da far invidia a Thanos, mostrandoci ancora una volta il “nuovo” volto di una band che di certo strizza l’occhio a formazioni di grido (l’estremo diretto e violento dei Behemoth e le articolate orchestrazioni made in Dimmu Borgir) ma non copia, anzi rende la sua proposta unica e subito riconoscibile. Tesa, vibrante, un brano questa Absinthe nella quale c’è spazio addirittura per crescendo rossiniani e trame à la Wagner. Tecnica curatissima ed ottimamente espressa, mista ad una pulizia sonora da manuale. Applauso, in tal senso, al gran lavoro di mixing e mastering svolto da Jacob Hansen. Si potrebbe parlare per ore, di un album come Veleno: della gargantuesca maestosità di tracce come The Day We’ll be Gone o dello splendido commiato che trova nel duo Embrace the Oblivion/Veleno una conclusione magistrale… eppure, voglio limitarmi dicendo: acquistate quest’album. Perché una recensione, uno scritto, per quanto esauriente ed appassionante, non potrà mai sostituire appieno le capacità di Veleno nel trasportarvi mano nella mano lungo un’avventura impossibile da descrivere. Gloria e morte, trionfo e sconfitta, un perpetuo divenire, mutarsi… niente può riassumere un qualcosa di talmente indecifrabile da risultare ogni volta diverso. Uno, nessuno e centomila, a seconda di quanti saranno gli ascolti e gli ascoltatori. Un disco emozionante che permea ogni anima di sensazioni differenti, tingendola di colori ogni volta mutaforma, sbiaditi, irriconoscibili ed intenti a brillare al massimo fulgore. Un sound curato, nulla viene lasciato al caso, un disco che sprizza personalità da ogni dove e ci consegna dei Fleshgod Apocalypse mai così sicuri dei propri mezzi e delle loro potenzialità. Certezze e voglia di stupire: elementi che ben mescolati diluiscono un Veleno che in tanti berranno volentieri, dimenticandosi della pericolosità in esso insita. Un’opera destinata a far sfaceli in sede live (proprio questo week end i Nostri saranno impegnati nel Metalitalia Festival donando a noi tutti dei nuovi, indimenticabili anthem da conservare al sicuro nei nostri cuori.

VOTO: 90/100

 

 

TRACKLIST:

1. Fury

2. Carnivorous Lamb

3. Sugar

4. The Praying Mantis’ Strategy

5. Monnalisa

6. Worship and Forget

7. Absinthe

8. Pissing on the Score

9. The Day We’ll Be Gone

10. Embrace the Oblivion

11. Veleno


LINE UP:

Paolo Rossi – Basso, Voci

Francesco Paoli
– Voci, chitarre, batteria (studio)

Francesco Ferrini
-Piano, orchestrazioni

Veronica Bordacchini
– Voci

Fabio Bartoletti
– Chitarre

David Folchitto –
Batteria (Live) 

 

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