FINGERNAILS – Motel 666

FINGERNAILS – Motel 666

FINGERNAILS – Motel 666

TITOLO: Motel 666
ARTISTA: Fingernails
GENERE: Heavy/Speed Metal
ANNO: 2019
PAESE: Italia
ETICHETTA: Blasphemous Art Productions

Un disco dei Fingernails datato 2019 può voler dire solo una cosa: non ce l’avete fatta, stronzi. Avete cercato di ricacciare il Rock n’ Roll nei meandri delle cripte, seppellendolo sotto strati di mediocrità e perbenismo. Avete cercato di boicottare l’attitudine, lo stile duro e selvaggio, la velocità. Pigliate i vostri bei vestitini, i vostri faccini angelici, le vostre concione da mocciosetti per bene… ficcatevele nell’armadio. Con Motel 666 non si scherza, poco da dire e poco da fare. Un disco che arremba, che morde, che puzza di sudore e whisky. Il disco coi baffi impregnati di tabacco e birra, con i porri in faccia; il disco col gilet di pelle, che cavalca fiero la sua Harley sgommandovi in pieno viso, mettendovi k.o. alla prima ripresa. Dopo tutto, certi generi vanno lasciati obbligatoriamente a chi la strada l’ha vissuta davvero. Leggersi Con le borchie nel cervello sarebbe quanto meno d’obbligo, in questo senso; giusto per capire di cosa stiamo parlando. Dei Fingernails, cari sbarbi miei. Di Angus Bidoli, di Bomber Santoni. Non vi basta? C’è persino Master Bianco alla batteria. Spero sappiate chi sia, spero sappiate chi siano i  THE RAFF. In caso contrario, correte ad informarvi. Non è un consiglio, è un ordine. Dicevamo, i Fingernails. Parliamo di una band storica a dire poco, dal passato glorioso e dal presente altrettanto in stato di grazia. Un gruppo che fra vari cambi di line-up ha trovato negli ultimi anni una stabilità sicura, genitrice di dense attività sia in studio sia live. Quest’ultima, la vera e propria dimensione del terzetto; dopo tutto, mi innamorai del loro sound pogando sotto un palco anni ed anni or sono, proprio quando finalmente riuscivo a vederli live per la prima volta ed imparavo cosa volesse dire vivere un concerto come Satana comanda. Lontano da transenne, “golden pit” eccetera… insomma, quegli eventi in cui non esistono selfie col vestitino carino, quelli che non puoi “””recensire””” pubblicando millemila “stories” su Instagram. Sei troppo occupato a berti la decima media e a non perderti l’assolone del Bidoli su Dirty Wheels: momento che mi mandò letteralmente ai pazzi, frangente che avevo sempre sognato di vivere, passando ore ed ore nella mia cameretta cercando di ripetere quel fascio di lampi con le mie mani, pizzicando le corde di una chitarra immaginaria. Adrenalina, pura e semplice adrenalina… ma sto divagando. Manco troppo, a dire il vero: pigliate il mio racconto di quell’evento, sottolineate ogni passaggio. Fatto? Bene. Ognuna di quelle sensazioni, ognuna di quelle emozioni, tutto è riversato lungo i solchi di Motel 666. Un disco rimasto fedele alla linea, portatore di un’attitudine incorruttibile. Proprio per questo voglio ripetere quanto i Fingernails abbiano ancora tanto da insegnare, a tanta – tantissima – gente. Fra le varie dediche presenti nel booklet (menzione d’onore per l’indimenticabile Duracell Lipparini, primo batterista del combo tragicamente venuto a mancare) notiamo il nome di Lemmy: un uomo che ha fatto del suo stile di vita una vera e propria religione, per tanti numerosi adepti. Proprio lo spirito del nostro vero Dio sembra aleggiare lungo tutte le tredici tracce del platter (una delle quali è appunto una cover dei Motörhead, Love me like a Reptile), mostrando quanto l’esperienza del compianto frontman sia da associarsi a quella di questi autentici veterani. La parola d’ordine è una e sola… ISTINTO. Ogni nota, ogni riff, ogni assolo pare scaturire semplicemente dai cuori pulsanti dei musicisti, non conoscendo filtri o barriere. Quel suono ruvido ed abrasivo, viscerale ed infuocato come la chitarra di Jimi Hendrix. Non siamo dinnanzi ad un semplice “tributo ai Motörhead” come direbbero i più maligni. Per quanto l’influenza del terzetto inglese sia pressoché dominante all’interno della proposta made in Fingernails, non si scade nella copia per un motivo ben preciso: questi uomini CI CREDONO. Ci credono DAVVERO, senza mezze misure, senza reticenze. Ci credono, punto e basta. A tal punto di far loro il Metal e di porlo secondo il loro modo di viverlo. Persone che non hanno imparato le basi leggendo qualche articolo su Wikipedia. Un sound vissuto sulle proprie pelli, anni e anni di viaggi e scorribande, di esperienze al limite. Gente che la vita può insegnarvela sul serio, a voi che vivete dietro ‘sta ca**o di apparenza virtuale e vi cagate addosso quando il Rock n’ Roll ve lo sbattono in faccia nudo e crudo. Il tiro di tracce come Psycho Terrorist è micidiale, così come Pain in the Ass ci ricorda del lato più gigionesco dei Nostri (pezzi come Crazy for Blowjobs presente nel loro primo disco), passando per bombe a mano come Natural Self Destruction People Are Not Friendly. Ci divertiamo in brani come Sexy Teacher e riflettiamo ascoltando la bellissima Destino, cantata in italiano, dal messaggio chiaro e tondo: non arrenderti, vai avanti ed affronta il tuo destino qualunque esso sia. Don’t Kill The Blues parla da sola, ci ricorda di come sia essenziale non dimenticare mai le proprie radici… e cosa dire di Evil Demon e la sua armonica? Non posso non promuovere col massimo dei voti un disco praticamente perfetto, da inizio a fine. Il Fingernails della mia generazione, il disco che regala ai trentenni come me una splendida fotografia degli anni che furono. Anni che nessuno potrà mai cancellare, anni che saranno sempre lì, portati in auge da personaggi come MasterAngus Bomber. Non posso dire di aver vissuto le loro esperienze, assolutamente NO. Sono e sarò per sempre un pischelletto al loro cospetto, o poco più. Se però siete di quelli che la loro (seppur piccola) vita da Rocker l’hanno vissuta e continuano a viverla, il sound di Motel 666 non potrà non sconvolgervi. Tredici tracce che mi hanno fatto rivivere le notti in pullman, le risse post-concerto, gli episodi da antologia dell’assurdo che vivi quando viaggi e macini chilometri su chilometri per vivere la tua passione. Sia come musicista, sia come spettatore. Motel 666 è il suono della strada, delle viscere e dell’istinto.

VOTO: 100/100

TRACKLIST

1. Give Me Your Soul
2. Devil Inside
3. Psycho Terrorist
4. Natural Self Destruction
5. Pain in the Ass
6. People are not Friendly
7. Sexy Teacher
8. Instinct
9. Don’t Kill the Blues
10. Brain Washing
11. Destino
12. Evil Demon
13. Love Me Like a Reptile

LINE UP

Maurizio “Angus” Bidoli – chitarra, voce
Marco “Bomber” Santoni
– basso, voce
Fabiano “Master” Bianco – batteria

 

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marek

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