FIEND – Seeress

FIEND – Seeress

FIEND – Seeress

TITOLO: Seeress
ARTISTA: Fiend
GENERE: Stoner/Doom Metal
ANNO: 2018
PAESE: Francia
ETICHETTA: Deadlight Entertainment

“Pesantezza”. In tutti i sensi, sia buoni che cattivi. Davvero non trovo altre parole per descrivere il tipo di sound che i parigini Fiend riversano lungo i solchi del loro Seeress, ultima fatica in studio rilasciata lo scorso Dicembre. D’altro canto, non potrebbe essere altrimenti: immaginate un gruppo Stoner/Doom suonare leggero e soave come una farfalla in volo. Sicuramente storcereste il naso, io personalmente riderei a crepapelle. Non è questo il caso, torno a ribadire. Qui, solo roba “pesante”. Monoliticità, espansioni melodico-psichedeliche arricchenti ma non preponderanti, cattiveria e polvere desertica quanto basta. Ora nel Sahara ora sulla luna, i francesi riescono decisamente nel tentativo di dar voce ad una proposta stoica e monumentale quanto un menhir fermo e fisso sul suo terreno. Non si direbbe nemmeno di trovarsi al cospetto della languida e malinconica terra transalpina, tanto sembra in alcuni punti di respirare l’aria lugubre delle paludi di New Orleans o dei deserti californiani. Prendendo specialmente brani come l’opener Morning Star o l’ipnotica e cadenzata Pillars, sino alla botta d’adrenalina presentataci da Vessels. Segmenti che delineano pressapoco la prima metà del disco, riconducendoci all’apertura del mio articolo. Note positive e note negative, queste ultime riscontrabili soprattutto nell’eccesso di derivazione, e mi spiego. Non ci piove sul fatto che i Nostri siano degli ottimi musicisti, in grado di tessere trame intriganti e di poter recare gioia nei cuori di tutti coloro i quali siano alla ricerca di uno Stoner/Doom puro senza troppi fronzoli; gli assoli, i riff, il cantato e gli intermezzi più psichedelici funzionano alla grande, trascinandoci in un immaginario come già detto a metà fra le sabbiose fornaci e lo spazio più profondo. Tuttavia… cosa potrebbe mai dare un disco come Fiend al genere che i padri fondatori non abbiano già donato? Poco o nulla se non l’abilità tecnica del quartetto francese, di sicuro in grado di padroneggiare alla grande strumenti e suggestioni varie, di basare un gusto per il trascendentale su di un’immanenza ben solida e precisa. Saper suonare, saper sognare: ottimo, se non fosse che il ricavato di quest’addizione non fosse troppo, troppo assimilabile ai pilastri del mondo qui tributato. Rivivono prepotenti atmosfere à la High On Fire, vengono più volte chiamati in causa i Kyuss, per non parlare dell’importanza esercitata dai Down. Aggiungiamo un’attitudine per certi versi assimilabile a quella dei primi Monster Magnet più un Doom rappresentato appieno dai capostipiti Black Sabbath; con vaghi rimandi (piacevolmente singolari, bisogna pur dirlo!) ai Triptykon nei momenti più spinti. Insomma, quel che abbiamo fra le mani è un disco che funziona e contemporaneamente fa le bizze, in un’alternanza tipica di tante band simili ai Fiend. Chi li adorerà, chi passerà oltre: il tutto è rimandato alla soggettività del gusto personale. Chiariamoci, non che il platter sia da buttare o disprezzare. Tutt’altro, basterebbe percepire il gran tiro di una 5thCircuits (in cui spicca un drumming decisamente sugli scudi) per capire quanto di buono ci sia all’interno del disco in questione. The Gate poi è una più che degna conclusione, un incubo Doom-psichedelico che rappresenta senza dubbio uno degli apici compositivi dei Nostri. Un viaggio di tredici minuti all’interno di un vero e proprio delirio onirico, il figlio bastardo di uno strano amplesso fra Black WidowBlack Sabbath ed Iron Butterfly. Un brano che sa di zolfo e crea attorno a sé dense nubi di fumo, forse l’episodio più personale di tutto Seeress: il momento in cui ogni componente del quartetto tira una copiosa boccata dal bong delle influenze espirando zaffate di nebbia caleidoscopica, rinnovando il classico attraverso la singola capacità di fruire il prodotto; lasciandosi inebriare dal potere iniziatico del drago magico, sciogliendo ogni contatto con la realtà, dando vita ad un qualcosa di sciamanico. Distruggiamo le porte della percezione e lasciamo che il giullare cosmico abbia cura dei nostri sensi! Se l’intero disco si fosse basato sul carattere di The Gate, allora avrei sicuramente alzato il tiro. Fino ad una più sincera maturazione e sprovincializzazione del sound mi vedo costretto però a volar basso, rimandando i Fiend al terzo appuntamento, quello più importante. La regola non scritta dell’album numero tre, la sfida: riuscirà la band a portare a casa risultati più convincenti? Spero, e non lo nego, fortemente di sì.

VOTO: 75/100

TRACKLIST:

1. Morning Star
2. Ancestral Moon
3. Pillars
4. Vessels
5. 5thCircuits
6. A Crown of Birds
7. The Gate

LINE-UP:

Nicolas Zivkovich – basso, tastiera
Renaud Lemaitre – batteria
Michel Bassin – chitarra, synth
Heitham Al-Sayed – chitarra, voce

WEB:
https://www.facebook.com/FiendBand

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marek

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