EXTINCTION – The Apocalypse Mark

EXTINCTION – The Apocalypse Mark

EXTINCTION – The Apocalypse Mark

TITOLO: The Apocalypse Mark
ARTISTA: Extinction
GENERE: Thrash Metal / Death Metal
ANNO: 2019
PAESE: Italia
ETICHETTA: Revalve Records

Dopo un rapido passaggio in territori musicali dai toni più “soft“, meno da guerrafondai incalliti, distruttori impenitenti di beni materiali e arredi urbani o innocenti devastatori seriali dell’incolumità altrui è tempo di ritornare tra queste “orchesche file e sventrare qualche elfico corpo“… okay lasciamo i lazzi di questo stile a chi ne ha le capacità e torniamo seri… Questa nuova passeggiata nel Metallo nostrano inizia negli ultimi anni del secolo scorso (fa strano ogni volta dirlo). La Thrash / Death Metal band pugliese Extinction muove i suoi primi passi nel 1995 mossa dalle menti di Massimo Muci (voce), Danilo Bonuso (chitarra), Daniele Greco (chitarra), Giuseppe de Benedittis (basso) e Tonio Latino (batteria). La prima fatica della neonata band, in un mix tra Pantera, Sepultura, Metallica, Pestilence e Morbid Angel, prende la forma del Demo Progress Regress. Ma l’esistenza del gruppo viene subito frenata da due fattori: l’uscita dal progetto del cantante e la decisione da parte di Danilo di trasferirsi al Nord. Degli Extinction non si avranno più notizie fino al 2014 quando la band si riforma sotto l’ombra della Mole Antonelliana con una line-up che vede annoverare, insieme all’esule Danilo, Alice Darkpeace alla voce, Jacopo Farcito al basso e Alberto Scrivano dietro alle pelli. Dopo un primo solido rodaggio in sede live del riformato gruppo durante il Rocking Universe Metal Fest (Settembre 2014) e diversi concerti al fianco di Necrodeath, Game Over, Materia, Onslaught, Mindwars e Node, avviene un nuovo cambiamento all’interno del gruppo, Jacopo lascia la band ad inizio 2015 e viene sostituito da Marco Vicenza. Ritrovata velocemente la stabilità, viene rilasciato il singolo Conspirators. Nel corso dello stesso anno la band annovera tra le sue file il chitarrista Marco “Hellfire” Campanati tornando ad essere una formazione a cinque. Il tanto agognato debut-album targato Extinction, The Monarch Slaves, arriva a ventidue anni dalla nascita della prima incarnazione del gruppo, licenziato dalla label tedesca Unholy Fire Records. Altri due cambi modificano l’assetto della band: ad Ottobre 2018, Alice Darkpeace lascia la band e il suo ruolo viene affidato a Filippo Collaro mentre a Giugno 2019 Marco lascia il suo posto al basso che viene preso da Lorenzo Catolla. Con questa nuova line-up, la band sigla un contratto con la rinnovata label italiana Revalve Records con la quale vede la luce il secondo fullThe Apocalypse Mark. Dopo la breve introduzione cinematografica tra il fantascientifico e l’horror di Subcutaneous Parasite, l’apertura ufficiale dell’album viene lasciata nelle mani della combo formata dalla title-track e da Mad Jack; due brani che sembrano l’uno la prosecuzione dell’altro data la consecutività delle linee ritmiche del cantato, differenziandosi solo nelle rapide parti soliste della chitarra che sembrano spostare la direzione dell’album dai lidi Thrash e Death che ne stanno alla base, quasi a voler essere marcatamente più melodici e contrastanti rispetto alla marcia tritura ossa che ne delinea i confini. Più esuberante e quasi Rock nei patterns della batteria (in alcuni frammenti iniziali) è No Crimes In Paradise la quale si rivela nettamente superiore alle due precedenti e permette alla band di presentarsi nella sua completezza dando vita al giusto connubio tra Thrash e Death permettendosi anche alcuni momenti di tecnicismo negli assoli andando a riprendere quella ricerca di una apertura melodica per dare respiro che si sentiva all’inizio ma dandole il tono e il senso giusto all’interno dell’arrangiamento. Il ritorno ad un sound più grezzo in odore di echi ottantiani da Bay Area che caratterizzano El Diablo Del Notre trova la giusta rampa di lancio per ricevere il giusto apprezzamento e non stonare dopo una traccia come No Crimes In Paradise, ritmi sfrenati e riffs che fendono l’aria misti ad assoli più aperti ma sempre distorti al punto giusto danno il via libera allo sfogo più viscerale. Anche l’andamento più articolato della successiva Staged Terror Attack riceve la giusta spinta per il suo momento di gloria all’interno del disco rivelando la faccia più “colta” del gruppo in materia di composizione e creazione che in questo pezzo alterna un guitar-working più ragionato con riffs repentini e taglienti da un lato e riffs più scanditi che si intersecano ai primi scandendo il tempo al quale basso e batteria danno il miglior contrappunto. Una serie di tornanti sui quali il growl delle linee vocali scivola in scioltezza inasprendo degnamente la canzone. Became A Robot e Hell Behind A Screen appaiono più come dei riempitivi che come due capitoli del disco, non aggiungendo o modificando nulla ma riprendendo quanto già sentito in apertura più alcune delle soluzioni degli ultimi brani, aggiungendo solo, nel caso di Hell Behind A Screen un leggero rallentamento e una apertura più ampia nella seconda parte del brano prima della corsa finale. La conclusiva Hidden Dictature parte in maniera del tutto differente rispetto a tutte le altre tracce, prediligendo un’intro cadenzata, sempre ruvida nel riffing di base ma più ariosa nel tema portante prima dell’esplosione vera e propria che si mantiene comunque differente dal resto del disco pur non uscendo dai confini stabiliti.

Un secondo album che (sempre a detta di chi scrive) non raggiunge la completezza e presenta alcune parti non proprio riuscite, come sottolineato nelle parti di cui sopra, che però tiene comunque bene la scena nei suoi momenti migliori anche se ovviamente ciò non basta a farlo brillare come meriterebbe e la sua carica esplosiva sembra detonare solo in parte mentre molti fuochi si disperdono lungo il tragitto senza arrivare a meta. Il matrimonio tra Thrash e Death su cui affonda le radici la band rimane tra i meglio riusciti della nuova generazione di questo stile ma presenta ancora dei punti non risolti, come se ci fossero delle “incomprensioni” tra parti ritmiche e parti soliste in vari momenti.

VOTO: 70 / 100

TRACKLIST:

  1. Subcutaneous Parasite
  2. The Apocalypse Mark
  3. Mad Jack
  4. No Crimes In Paradise
  5. El Diablo Del Notre
  6. Staged Terror Attacks
  7. Became A Robot
  8. Hell Behind A Screen
  9. Hidden Dictature

LINE-UP:

Filippo “Howling SStar” Collaro – Voce
Danilo Bonuso – Chitarra
Marco “Hellfire” Campanati – Chitarra
Lorenzo Catolla – Basso
Alberto Scrivano – Batteria

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