ENTRAPMENT – Imminent Violent Death

ENTRAPMENT – Imminent Violent Death

ENTRAPMENT – Imminent Violent Death

TITOLO: Imminent Violent Death
ARTISTA: Entrapment
GENERE: Death Metal/Swedish Death Metal
ANNO: 2019
PAESE: Paesi Bassi
ETICHETTA: Dawnbreed Records

Oh ragazzi, eccoci qua di nuovo! L’ha fatto ancora il buon Michel Jonker, un altro marciscente grumo di freddo Death “old skull” che spezza cartilagini e strappa via la pelle, come quando si amputa un arto con una vecchia sega arrugginita e quello proprio non vuole venire via senza una spintarella. Sto parlando di Imminent Violent Death, nuovo disco del one man project Entrapment. Se il calendario non segnasse 2019, ascoltando lavori del genere si potrebbe credere di essere nel 1992. Siamo difatti ancora sull’onda del revival del Death Metal Svedese ed io non potrei essere più contento di fare il recensore come in questo preciso momento. Il progetto Entrapment nasce nove anni fa ma Jonker non è una nuova leva. Cominciò a produrre morte sonora a fine anni ‘90, con gli Absorbed prima e poi con i Makiladoras. Nel 2006 milita nei Massive Assault, dopo quattro anni fonda gli Entrapment e nel 2016, un altro side project chiamato Inhumanised con l’ausilio di Willem Brus (Death Squad, Rotten Casket, Deifecation, Pulverizer). Una macchina da guerra, un behemoth inarrestabile! Con gli Entrapment pubblica una fitta salva di missili: tre Demo, un EP, due Compilation, tre Split e quattro Full Length e tutto ciò che tocca quest’uomo, sembra tramutarsi in cadavere, uno di quelli cannibali, che si rianima e ti perseguita finché non ti divora pezzo per pezzo. Recensire questo album è di una facilità disarmante: esso stesso ti dice tutto. Perché quando ascolti musica tu sai cosa vuoi e sai dove cercarlo. E quindi ti imbatti in una band con il logo simil Dismember e a differenza dei poser a cui brucia il culo perché “è tutto un plagio”, tu lo sai che è roba buona. A quel punto sai cosa aspettarti, premi play, ascolti e… oh sì, è proprio quello! E se non fosse “quello” adesso io starei spaccandomi la testa contro la scrivania in preda ad un iracondo tormento esistenziale. Per fortuna mia non è questo il caso. Il disco parte a massacrarti senza preavviso con Mortality Unleashed. Fin prima del riffing, possiamo apprezzare i suoni e la produzione di questo ultimo lavoro. C’è la modernità della definizione ma la vecchia scuola dell’HM-02, la pulizia di mixaggio e mastering di alto livello ma la brutalità putrida di un’anima antica ed abissale. I riff sono fitti, alla Severed Survival ma sotto steroidi. Il cantato è maniacale e graffiante, cade come l’ascia del boia e colpisce perfettamente. Un ottimo inizio! La seconda traccia è Incantation Of The Grotesque, breve pezzo con venature funebri alla Cianide, breve ma pregno di malvagità. Strisciamo pesantemente verso Sanctifying Putrescent che si apre con un breve giro di rullate. Le vibrazioni maligne Autopsy/Entombed continuano a colpire duro, le tempistiche sono da acceleratore premuto fino in fondo e tutto scorre che è una meraviglia. Poi improvvisamente un intermezzo con il solo che ci riporta su velocità catacombali. Degno di nota anche il basso che si propone senza timore ma che forse non esce così bene. Le tempistiche si risollevano come in un film di Romero ed un “Life is your worst enemy” esce spontaneamente dal cuore. Cadiamo rovinosamente su Malicious Predominance e quelle maligne armonizzazioni sono così empie da banchettare sui rimasugli delle nostre carcasse. Apprezzabilissimo l’intermezzo che si alterna fra pulito e distorto. I riff mid-tempo sono pesanti come il calpestio di un colossale Ogre e quando si torna a spingere, il risultato è ancora più accentuato. Dopo il giro di boa ci scontriamo con Sacrilegious Congregation e la sua intro dal sapore di Incantation Of The Grotesque. Non cambia la formula, nemmeno lo spaccarsi le vertebre cervicali a suon di headbang. Bello il ritornello, le diverse sezioni del brano sono introdotte in maniera scorrevole, non si notano discrepanze ed in generale l’album mantiene una coerenza degna di nota nonostante la varietà. La sesta traccia è anche la title track: Imminent Violent Death. Insanità come se piovesse, un assalto al martello da guerra. Belle le transizioni anche se le armonizzazioni in questo caso forse danno un leggero senso di eccessività. Il resto è un continuo menar di fendenti stile Ignoranza Eroica. Senza preavviso ci salta al collo Morbid Habitation e non si riesce nemmeno a riprendere fiato. Nulla di diverso, pura morte. Belle le linee “melodiche”, il comparto vocale è insano e veloce, malato fino all’osso. Process Of Dehumanization chiude il disco e probabilmente anche l’esistenza a qualcuno. Ferocia a palate, un pezzo di questa fattura assomiglia più ad un machete che ad una canzone. Sadico nelle sue diminuzioni di tempo, ti fa capire che detesta l’umanità trasudando odio da ogni riff. Gli ornamenti solisti ti guardano con la stessa brama che ha un assassino con la sua vittima ed il fade-out spegne il brano, un po’ come si spegne la speranza quando senti il ruggito della motosega alle tue spalle. Ottimo, perfetto, se non fosse per qualche dettaglio. Ovviamente non sto mettendo in discussione chi è nel mestiere già da prima che io nascessi ma alcuni particolari mi hanno spinto a levigare la valutazione. A parte la sezione armonizzata di Imminent Violent Death che ho citato prima o il suono del basso che non mi ha fatto troppo impazzire, in alcuni punti si sente eccessivamente l’ispirazione. Qua si entra nel reame delle preferenze personali però, è bene specificarlo. Penso che non ci sia nulla di male nel rielaborare riff degli Autopsy, Nihilist/Entombed ecc… Magari riprendendo qualche melodia Dismemberiana di Indecent And Obsene memoria, però c’è un equilibrio che è difficile da trovare. Il genere ha tanto da dire e lo dimostrano band come Galvanizer, Burial, Rotted, Sepolcro, ed Engulfer, per citare alcuni nomi. Qualcuno potrebbe anche dire che tutte le band che fanno musica oggi sono dei rip-off (intendendolo sia nel bene che nel male). Ma delle opinioni grossolane non me ne frega nulla detto sinceramente. Qua parliamo di sentire il riff iniziale di Torn From The Womb la in mezzo ad esempio, ciò può far storcere il naso nonostante il riff sia evoluto poi in maniera differente. Questo lo rende diverso? Ma alla fine dei conti se un progetto nasce con il preciso volere non solo di fare musica originale ma anche di tributare i grandi maestri, beh allora ci siamo, è perfetto così. D’altronde viviamo in un mondo dove le persone schifano gli inediti e vanno a sentire Tribute e Cover bands che più scimmiottano gli originali, più consenso raccolgono. Quindi che valore ha il plagio e che valore posseggono le opinioni al riguardo, specie quando si è di fronte ad un lavoro così ben fatto? Dubbi filosofici a parte: CHE ALBUM signori. Violento, vario, ben strutturato, ben registrato e prodotto, coerente, maniacale, puro MALE. Una roba del genere ti fa vomitare le budella per poi fartele raccogliere ed ingerire di nuovo. Non scende di qualità rispetto ai predecessori come Through Realms Unseen o Lamentations Of The Flesh e dona una buona mezz’ora di morte nella maniera più brutale possibile. Consigliatissimo solo a chi mastica il genere, altrimenti poi rompete i coglioni.

VOTO: 87/100

Tracklist:

1. Mortality Unleashed
2. Incantation of the Grotesque
3. Sanctifying Putrescent
4. Malicious Predominance
5. Sacrilegious Congregation
6. Imminent Violent Death
7. Morbid Habitation
8. Process of Dehumanization

LINE UP:

Michel Jonker: Tutti gli strumenti, Voce

YouTube

Facebook

Bandcamp

Black Wolf

black-wolf

Maniaco del Metal Estremo, musicista in Burial, Carrion Shreds e NecroCommand, avido macinatore di date e headbanger dal cervello bruciato.

Lascia un commento:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *