DICTATOR – Dysangelist

DICTATOR – Dysangelist

DICTATOR – Dysangelist

TITOLO: Dysangelist
ARTISTA: Dictator
GENERE: Black / Funeral Doom Metal
ANNO: 2019
PAESE: Cipro
ETICHETTA: Aesthetic Death

Lo ammetto caldamente e senza timore di rimprovero: amo quando il Black Metal, nonostante i mille canali di diffusione oggi presenti, riesce comunque a rimanere “nascosto” andandosi a perdere volutamente in una sorta di oblio. Standosene comodo comodo nelle viscere di Azathoth senza che nessuno venga a disturbarlo, gorgogliando litanie blasfeme assieme alla corte di dannati musicanti/danzatori. Diciamocelo, ci vuole pelo sullo stomaco per rischiare di svegliare il demone sultano; per cosa, poi? Andarsene a zonzo nel suo intestino sperando di incappare in un qualcosa di interessante? Una prova di coraggio decisamente fuori dalla portata della maggior parte dei “blackster” odierni. Prima il selfie in bagno, poi il trattamento rinvigorente alla folta chioma. Altrimenti, poi… chi ci inonda di “mi piace”? Di certo non i Grandi Antichi. Ringraziando Nyarlathotep, il vostro affezionatissimo non ha mai avuto paura di operare una bella lavanda gastrica al dio cieco che gorgoglia e bestemmia al centro dell’universo. Ecco dunque che l’articolo odierno ha come protagonista una misconosciuta one man band cipriota, governata con piglio totalitario dal tiranno Dictator. Nomen omen, verrebbe da dire, in quanto il progetto nasce come valvola di sfogo del Nostro, il quale ha rinunciato a richiamare attorno a sé chicchessia pur di potersi esprimere in totale libertà, senza impedimenti od ingerenze. Il dittatore della sua stessa musica, sua e solo sua. Membro di tante altre piccole realtà sempre cipriote, fondatore di questo progetto chiamato semplicemente Dictator, proprio come l’unica mente e l’unico braccio celatisi dietro ad esso. Il genere proposto è un Funeral Doom di base, pesantemente influenzato da situazioni Black perfettamente inserite nel contesto. Una proposta che l’oscurio cantore della depressione ama definire come Suicidal Black Funeral Doom Metal; una nomenclatura chilometrica eppure in grado di spiegare appieno il senso di un disco come Dysangelist, rilasciato originariamente nel 2008 dalla Sérpéné Héli Music in tiratura limitatissima. Un piccolo, piccolissimo successo ottenuto presso una modesta schiera di cultisti anonimi. Piccolo ma grande, dato sì che proprio quest’anno la Aesthetic Death ha deciso di prendere sotto la propria ala il progetto Dictator, ridistribuendo il vecchio materiale, permettendo ai nuovi adepti di accaparrarsene una copia fisica. Atto che inviterei tanti a compiere, vista la particolare qualità del materiale proposto lungo questi solchi. Quattro tracce, solo quattro tracce dalla durata media di quindici minuti ciascuna. Con picchi di venti, in un paio di occasioni. Mi chiederete quale sarebbe la novità, in quanto il pezzo “lungo” ed articolato è spesso emblematico all’interno del genere. Novità che risiede nel modo in cui il Dittatore decide di porsi, filtrando stilemi collaudati mediante un’espressività personalissima e decisamente sui generis. Un modo tutto suo di inquadrare la vita e la morte, la disillusione conseguente ad una fede cieca ed ipocrita, il passaggio dal mondo dei vivi all’aldilà messo in musica per coloro i quali riescano a capire il vero significato della parola dolore. Perché credetemi, miei cari drughi: ascoltare Dysangelist causa dolore. Un’ora e un quarto di lamenti e riff monolitici, di scream cavernosi e di accennate melodie degne del peggior momento abbia mai segnato la vostra vita. Il mastermind sembra urlare dalle profondità abissali, assurgendo a vero e proprio spirito tormentato nell’atto di cercare disperatamente un aiuto per sfuggire al limbo nel quale risulta imprigionato da chissà quanti secoli. Il lamento di chi vorrebbe morire ma non riesce, per un motivo o per un altro. Confesso di aver più e più volte stoppato, durante l’ascolto. Proprio non riuscivo a continuare, il tutto risultava troppo pesante ed impegnativo. “Ti prego, smettila”. Questa, la frase che ho più volte ripetuto al mio stereo, cercando sollievo nel silenzio. Che sia questo, il senso del moniker scelto dall’artista? Proprio non riuscivo a fare a meno di andare avanti, come se qualcuno mi costringesse a continuare. Un dittatore, per l’appunto. “Hai voluto oltrepassare la soglia? Te ne andrai quando sarà il momento”. Queste, le ideali parole rivoltemi da Dictator. La sua disperazione, la sua agonia… lo Spleen fatto brani. Come un’immonda chimera zoppicante, ogni pezzo si trascina lasciando scie di sangue e lacrime lungo il suo cammino, invadendo il nostro spazio vitale, recando angoscia e crudeltà laddove prima dimoravano gioia e spensieratezza. I più critici vedranno solamente elementi tipici e topici di due generi certamente espressi dal musicista in maniera pura e semplice; chi potrà e vorrà varcare il limite, osserverà un gusto estremamente personale dietro ogni nota espressa. Monolithis, brano per me più rappresentativo del platter, funge in questo caso da esempio lampante. Una pungente quanto implacabile nevicata, il gelo che ricopre drasticamente ogni cosa, ogni minuto che passa. Disperazione, urla, produzione volutamente lo-fi, ronzii, riff pesanti come piombo, rumori indecifrabili, urla di un poltergeist dall’anima lacerata, ritmica lenta ed ossessiva, incubi senza fine: questo il riassunto di un disco che gli amanti del genere non debbono assolutamente farsi scappare. Un sentito ringraziamento alla Aesthetic Death per averlo salvato dalla definitiva sepoltura della polvere e del tempo.

VOTO: 90/100

TRACKLIST:

1. Dysangelist
2. Sanctus
3. Monolithis
4. Phantom Cenothapium

LINE UP:

Dictator – everything

WEB:
https://www.facebook.com/aestheticdeath.uk/

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marek

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