DEGREES OF TRUTH – Time Travel Artifact

DEGREES OF TRUTH – Time Travel Artifact

DEGREES OF TRUTH – Time Travel Artifact

TITOLO: Time Travel Artifact
ARTISTA: Degrees of Truth
GENERE:  Progressive Symphonic Metal
ANNO:  2019
PAESE: Italia
ETICHETTA:Autoprodotto

 

Time Travel Artifact è il secondo full-length album del gruppo nostrano Degrees of Truth, che verrà rilasciato in formato digitale il 6 giugno 2019 e fisico il 15 giugno.
Il lavoro si apre con il frastuono di una barca scossa da onde tranquille, metafora del viaggio che ognuno di noi intraprende nella propria vita, un viaggio in cui passato, presente e futuro coesistono in ogni momento, in costante divenire. Dopo qualche secondo fa il suo ingresso un pianoforte lontano, che si cimenta in una brevissima introduzione prima di ascoltare la voce calda di Andrea Boccaruso, alla quale risponde, su un cambio di ritmo, la cantante Claudia Nora Pezzotta. Il tutto diventa più concitato verso la fine, grazie a un aumento della velocità e dell’intensità strumentale su cui ascoltiamo una voce recitata.
Dopo questa prima traccia, dal titolo Ark, possiamo ascoltare The Remedy, dai caratteri più vicini al sound progressive symphonic metal a cui il gruppo è dedito.
The Void Within è una canzone in cui gli elementi del passato si mescolano ad elementi del nuovo. Presenta, a tratti, atmosfere che ricordano il primo album, in particolar modo nel ritornello, ben spalmate su altre invece più vicine ad un mood molto presente all’interno di questo album: quello della narrazione fantastica e, in determinati momenti, sognante.  È interessante la dicotomia che viene a crearsi tra il ritornello e le strofe, le quali presentano caratteristiche opposte, non solo di mood e velocità, ma anche nelle dinamiche. Anche quando la voce sale verso registri medio-acuti nelle strofe, non risulta mai essere aggressiva.
L’incipit di Dream I – Compàs costituisce una novità all’interno del repertorio del gruppo: l’intro di chitarra classica e la melodia nelle strofe presentano caratteri a metà tra lo spagnoleggiante e l’orientaleggiante. Nei ritornelli, la struttura melodico-armonica torna su toni più vicini ai toni della band, pur mantenendo quell’aura di distanza dalla realtà.
Ci troviamo all’interno di una suite in quattro movimenti, il secondo dei quali è Dream II – Long Way, Silk Road. I caratteri generali restano quelli del brano precedente: è introdotto da strumenti etnici che si cimentano in una melodia dai tratti medio-orientaleggianti. Verso i ritornelli la composizione torna un po’ sui propri passi, recuperando un po’ le caratteristiche dell’incipit.
L’idea del viaggio torna in Dream III – Lìthos, introdotta dall’idea della nave che solca tranquilla le onde. Con i suoi quattordici minuti e quaranta, è il brano più lungo dell’album. Rappresenta un vero e proprio viaggio anche per chi ascolta, dando l’impressione all’ascoltatore di percorrere un fiume su una piccola barca di legno, immerso nel silenzio pacifico ma a tratti ansiogeno di una foresta dall’aria impregnata di umidità. Si arriva poi a un cambio dai tratti più vicini al symphonic metal, che sfocia in un intervento orchestrale, portando ad una ripresa delle tematiche metal precedenti, giungendo ad una conclusione del pianoforte circondato dalle onde che si infrangono sullo scafo della barca. La prima sezione del brano propone un tema dai caratteri orientali su cui la cantante intona una melodia in greco antico, recitante le parole dell’Epitaffio di Sicilo.
La suite si conclude con Dream IV – The Post-War Solace, un brano che abbandona le tematiche etniche messe in risalto dai tre precedenti tuttavia non riuscendo ad eguagliarli.
Love Me, Protect Me è una ballad di natura romantica. Si potrebbe dire che sia l’unica vera ballad all’interno dell’album, ove tutti gli elementi (dalla voce all’arrangiamento, alla batteria) recano elementi di dolcezza con sfumature di tristezza e nostalgia per un amore perduto.
Proximate riporta i binari verso direzioni più inerenti al passato del gruppo. Infine, chiude il full-length la title track Time Travel Artifact, un brano di carattere spigliato, che si apre con un’introduzione elettronica, sfociante in seguito in un ostinato di archi supportati da un pianoforte in lontananza.
In conclusione, ci troviamo di fronte a un lavoro molto buono. I Degrees of Truth riescono a riconfermarsi dopo The Reins of Life ed anche anche a migliorarsi. Il songwriting è complesso e anche più elaborato, con un’attenzione alla ricerca di sonorità particolari. Interessante l’introduzione di echi provenienti da diverse aree orientali nei primi tre brani della suite Dream., notevoli gli arrangiamenti e le orchestrazioni di Gianluca Parnisari.  Un album decisamente eterogeneo, elemento che contribuisce sempre a creare attenzione anche nelle canzoni più lunghe, riuscendo a porsi come un viaggio che val la pena di essere vissuto.

VOTO: 87/100

 

Tracklist:

  1. Ark
  2. The Remedy
  3. The Void Within
  4. Dream I – Compàs
  5. Dream II – Long Way, Silk Road
  6. Dream III – Lìthos
  7. Dream IV – The Post-War Solace
  8. Love Me, Protect Me
  9. Proximate
  10. Time Travel Artifact

Line-up:

Claudia Nora Pezzotta: Voce
Gianluca Parnisari: Tastiere
Luca Ravezzani: Batteria
Samuele Di Nardo: Basso
Andrea “Boma” Boccaruso: Chitarre e Voci

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giuseppe_corcella

Appassionato di musica da quando ha memoria, studia pianoforte da 12 anni e chitarra acustica da autodidatta. Da una decina d'anni si interessa di musica metal, al punto da conseguire una laurea triennale in Musicologia a Cremona nel 2016 con una tesi dal titolo "The Rime of the Ancient Mariner di S. T. Coleridge nella lettura poetico-musicale degli Iron Maiden". Ora studia Scienze della Musica e dello Spettacolo a Milano, è tastierista e compositore degli Onyrica (Symphonic Heavy Metal), scrive recensioni di album metal e porta avanti un progetto di composizione di musica cinematica.

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