CONSUMED BY VULTURES – Pseudobiblion

CONSUMED BY VULTURES – Pseudobiblion

CONSUMED BY VULTURES – Pseudobiblion

TITOLO: Pseudobiblion
ARTISTA: Consumed by Vultures
GENERE: Brutal Death Metal
ANNO: 2019
PAESE: Svizzera
ETICHETTA: Rising Nemesis Records

Un’illustrazione in stile Magic: the gathering posta in copertina, un concept interessante legato alla vita, alla morte, all’umanità… ed un debito nei riguardi del Sommo Poeta, inconsapevole ispiratore di un’opera a metà fra il disfattismo/nichilismo ed una (seppur flebile) speranza di rinascita. Loro sono i Consumed by Vultures Pseudobiblion è la loro seconda fatica in studio. Un disco che sin dalle premesse trasuda impegno ed interesse per diverse tematiche nostre contemporanee, ben filtrate attraverso una lente fantastica seppur cupa oltremodo. Ecologia, religione, schiavitù… il tutto ben amalgamato ad una proposta decisamente estrema, piazzata a mo’ di pilastro su di un Death Metal classico per lo più, non lontano da eco maggiormente più moderne; anche se, a detta di chi vi scrive, queste ultime sembrano davvero non inficiare la proposta vecchia scuola dei nostri svizzeri. Un sound che attinge a piene mani dai grandi del Death Metal, con una cura del sound particolarmente attenta e (fortunatamente) non troppo da rendere “plasticoso” un disco  possente, a tratti travolgente. Andiamo per gradi: il tutto si apre con un ripescaggio di un tema già presente nella precedente fatica del sestetto ticinese, In Eterno, disco madre della cosiddetta “Entità”; ovvero, una figura ambigua, decisamente sfuggente. Un angelo della morte, una figura benevola, una triste mietitrice… a dir la verità, non ci è dato sapere precisamente cosa l’Entità incarni. Se il bene, se il male… se sia, alla fin fine, quanto di più simile ad un umano. Capace di uccidere per divertimento, contemporaneamente di amare. Distruzione e rinascita: questo è ciò che incarna. Un perpetuo ciclo di rinnovamento al quale sottopone il suo pianeta, disfacendolo e ricomponendolo di continuo. Una sorta di solve et coagula, volendo citare il Baphomet. Una vita lunga eoni che, in questo 2019, trova spazio in una sorta di dantesco diario, eretto ad imperitura memoria (solo una piccola, piccolissima parte di una storia infinita). L’idea di Pseudobiblion è appunto questa, uno scritto strutturato a mo’ di Divina Commedia composto da ben dieci canti, suddivisi in tre cantiche e raggruppati sotto un tema ben preciso. Tre canti per cantica più un proemio, riprendendo la suddivisione magico-geometrica del Sommo, desideroso di donare alla sua magna opera un aspetto che fosse perfetto ed equilibrato. Premesso che un “ritorno ai tempi di Dante” operato in maniera seria e coscienziosa non lo riscontravo dai tempi di Infernum Paradisus et Purgatorium degli eterni The Black, è stato dunque singolare vedere come un certo tipo di approccio potesse in un certo senso sposarsi ad una proposta musicale non propriamente aperta ad atmosfere “dantesche” per antonomasia. Mi spiego meglio: parlare dell’Inferno, del Purgatorio (mai del Paradiso!) e delle atroci pene e contrappassi ivi presenti significa per certi versi conformare la propria musica a quel determinato tipo di ambientazione. Un Heavy/Doom od un Black parecchio sofferto… non certo il thrash stanco e strascicato dei Sepultura di Dante XXI, men che meno un Brutal Death abbastanza “canonico” come detto in precedenza. Non avrei mai detto che un’idea del genere avrebbe potuto funzionare, visto e considerato che un certo tipo di Death ha dalla sua ispirazioni non certo troppo classiche, tutt’altro. Gli slasher movie a basso costo dei Cannibal Corpse, i pensieri “sociali” di Suffocation Dying Fetus, alternati anch’essi a tematiche splatter… ed ancora distruzione, orrore, sangue, morte. Non che i Consumed by Vultures non vogliano dire la loro sull’odierna società o privarci di immagini cruente e sanguinose… tutt’altro. È il modo in cui lo fanno, a fare la differenza. A staccarli di netto da tanti altri gruppi loro coetanei, desiderosi di imitare in tutto e per tutto i pilastri citati qualche riga fa. Non capendo che la grandezza dei Cannibal Corpse risiede in un’idea, in un progetto, nella volontà di esprimere se stessi non cadendo in stupidi cliché. La stessa pensata avuta dei nostri ticinesi, inventori in Pseudobiblion di un concept davvero efficace, incredibilmente valido e soprattutto intrigante a dire poco. Dante misto alla violenza di una musica non certo “innovativa” ma capace di arrivare lontano, proprio perché generata da pensate singolari e sui generis. È proprio l’Entità a narrarci varie storie, cercando di focalizzarsi, lungo il suo viaggio fra punizioni (Inferno), purificazioni (Purgatorio) e rinascite (Paradiso) circa temi inseriti sì in un futuro distopico ma non certo lontane dal nostro presente. Condanne all’uso-abuso che l’uomo compie ai danni del suo pianeta, condanne alla cecità di fedeli e religiosi ottusi oltremodo, voglia di rinascere attraverso il dolore, attraverso la distruzione. Chiariamoci, i Nostri non vogliono certo (in virtù di questo) propinarci pompose tastiere od orchestrazioni ai limiti dell’operetta di basso rango. Tutt’altro, ci tengono a pestare duro in the best tradition, mostrando un gran gusto per i riff maneschi e per una certa aura “claustrofobica” presente in ogni pezzo. Di quelle sensazioni che provi quando sei bloccato in uno stanzino ed ammassato contro chiodi arrugginiti e spuntoni di vario genere, giusto per intenderci. Aggiungiamoci poi una tecnica decisamente sviluppata, da notarsi soprattutto in fase di assoli. Ritmica schiacciasassi e dialoghi chitarristici degni dell’Oltreoceano… cosa volere di più? Esattamente una tematica colta e personale! Un disco che mette d’accordo proprio tutti, dai più affamanti di brutalità ai più “aperti”, desiderosi di una trama da seguire passo passo. Dovessi scegliere gli episodi migliori di Pseudobiblion direi proprio che basterebbe citare Servi del Fuoco per capire come i Nostri ci sappiano davvero fare… e siano in grado di stupire. Un assalto a lame affilate confluente nel recitar di versi scanditi da una voce femminile. Similmente, con le dovute distanze, a quanto avvenne con le sirene di Scuorn in Parthenope. Un momento che spezza l’album e funge da spartiacque, invitandoci a valicare una soglia successiva a quella già posta in apertura (Intro davvero da brividi, perfetta a dire poco) sino all’uscita. Ricapitolando: idea coraggiosa, brani trascinanti, concetti non affatto semplici e scontati: ingredienti che fanno di Pseudobiblion un disco fra i migliori emergenti di questo 2019, sicuramente in grado di accendere i riflettori su di un sestetto che – ci metto la mano sul fuoco! – avrà ancora tantissimo da dire.

VOTO: 80/100

TRACKLIST:

1. Canto I Proemio
2. Canto II L’Albero Sacro
3. Canto III Cenere
4. Canto IV Architetti dell’Ignoto
5. Canto V La Grande Piramide
6. Canto VI Servi del Fuoco
7. Canto VII Encaustum – Papyrus Excelsi
8. Canto VIII L’Erede
9. Canto IX Gli Occhi dei Divini
10. Canto X La Scrittura Ultima

LINE UP:

Simone Di Cerbo – voce
Alex Medici – voce
Mattia La Delfa – chitarra
Timoteo Costantini – chitarra
Nereo Costantini – batteria
Matteo Valenti –  basso

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marek

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