CARNAL DESTRUCTION – Drowned In The Dark

CARNAL DESTRUCTION – Drowned In The Dark

CARNAL DESTRUCTION – Drowned In The Dark

TITOLO: Drowned In The Dark
ARTISTA: Carnal Detsruction
GENERE: Black Metal/Death Metal
ANNO: 2019
PAESE: Italia
ETICHETTA: Indipendente

Il panorama dell’extreme Metal in Italia è sempre stato un discorso a sé, un regno distaccato se vogliamo definirlo così, da quello che era invece il panorama internazionale. Ai tempi di Necrodeath, Crematorium, Euthanasia, Schizo ed Electrocution non ci fu un vero e proprio scoppio come successe per la scena della Florida o della Svezia. Oggi abbiamo più band e più possibilità ma comunque, organizzare un festival di Metal Estremo che sia tale, senza incorrere in headliner di spessore internazionale o Europeo oppure inserendo band dalle contaminazioni moderne (sì vi sto guardando, fan dello Slam e del Core) è quantomeno complicato. Abbiamo il Death Over Venice è vero, il Black Winter anche, certo, ma quali altri festival in Italia possono offrire gli stessi numeri, in questo contesto? E quanti potrebbero farlo in territori come il Sud Italia? E le piccole serate come un Brutalized Chapels e gli open air vari arrancano: si registrano dalle zero alle massimo quaranta presenze un po’ ovunque. Eppure abbiamo dei nomi che riescono a proporre spessore anche senza scendere a compromessi. E anche quando la proposta è più moderna come in Coexistence, Mechanical God Creation, Hideous Divinity e Sickening, si può comunque apprezzare dello spessore dato dalla personalità di questi gruppi. In America ci sono serate con una media di 12 local bands che fanno tutte la stessa identica cosa, eppure sono su quel palco con gente che paga per vederle. Adesso forse vi starete chiedendo: “Ma Black Wolf, tutto questo cosa c’entra con la recensione di oggi?”. Beh questa differenza fra mentalità, culture e modi di vivere è centrale quando si parla di bands che non solo propongono musica estrema ma la propongono, in un ambiente totalmente privo di qualsiasi mano amica. Oggi parliamo dei Carnal Destruction, band divisa fra l’Abruzzo ed il Molise che nel suo sound, ci aggredisce un mix di nero metallo e metallo della morte. Un po’ di Watain, un po’ di Belphegor, qualche nota di Mortuary Drape ed ecco qua un mix letale. Il progetto è nato dalla mente di Udagar, bassista del gruppo, con l’idea appunto di portare sui palchi un mix brutale di Black e Death Metal. La ricerca di una formazione stabile ha da subito dato problemi ed è assai difficile trovare musicisti in determinati contesti. Ma essendo donna di tempra assai ferrea, dopo più di un anno riuscì finalmente a completare il quartetto del demonio e insieme all’allora formazione dei Carnal Destruction, a registrare l’EP che mi appresto a recensire. Di recente la formazione ha visto il subentro di un nuovo componente alla voce: Starfire. Avendo avuto testimonianza live diretta della nuova formazione, potrei fare un paragone diretto ma la recensione ovviamente, deve essere prodotta sul materiale registrato, che ho qua fra le mie zampe. Sono comunque sicuro che ci sarà modo di valutare e recensire futuri lavori e produrre un paragone più completo, che possa essere avvalorato anche dalla vostra opinione. Ma senza ulteriore indugio andiamoci a tuffare in quello che è il loro EP di lancio: Drowned In The Dark. L’apertura è affidata alla traccia Intro della notevole durata di due minuti e quindici secondi. Non son un grande fan delle introduzioni lunghe, specie se sono più che altro effetti sonori ma data la scorrevolezza generale, tutto sommato non lascia un grosso impatto negativo. Sink è la prima canzone effettiva e ragazzi quando c’è del Black di mezzo sai già che gli schiaffi possono volare in due modi: attraverso un muro di blast oppure con dei riffs arpeggiati che prima ti offrono da bere e poi i massacrano di botte perché ordini il Bacardi Breeze invece di una pinta di Warsteiner. La traccia ha una buona struttura, i riffs rimangono bene in testa e sono presenti vari intermezzi solo basso e batteria a legare le varie sezioni. Niente male la produzione, chiara e abbastanza definita, forse poco “miscelata” ma si attiene al contesto. La batteria sarebbe potuta uscire un po’ più potente dal mixaggio finale. Altra nota leggermente negativa è rappresentata dal comparto vocale, si percepiscono delle capacità ma il risultato non si adatta comunque al contesto dal mio punto di vista. Proseguendo troviamo Insomnia ed essa parte più diretta, come quando l’esistenza ti sgancia un bel destro in faccia. Bel tiro generale, anche nelle parti più cadenzate. Il riffing è morboso al punto giusto e le atmosfere date dal graffiante tono delle chitarre vengono proposte in buona maniera. Il solo è breve, semplice ed istintivo, forse l’unica pecca è data dal volume a cui è stato mixato che lo fa suonare più debole di quello che realmente è. Segniamo la metà del running time con Schizophrenia, terza canzone del debut. Presenta dei piacevoli rallentamenti di tempistica in alcune sezioni, proponendole come alternativa ad una stesura a tratti quasi Thrash/Death sulle strofe. Esce ancora più forte l’indole Black Metal del progetto e credo che non dispiaccia a nessuno. Schizophrenia lascia spazio all’ultima parte dell’EP composta da End e la sua intro. Arrivati a questo punto si può dire tranquillamente che i Carnal Destruction riescono nell’arduo compito di non spezzare il fluire delle tracce inserendo introduzioni multiple. Ma torniamo a noi: vi ricordate quando ho scritto che l’indole Black si faceva sentire maggiormente in Schizophrenia? Con End addirittura ci tuffiamo quasi in territorio Dissection, mantenendo però una venatura più cruda. Il pezzo non si sbilancia, rimane coerente e cammina sulla sua strada fino alla fine, senza soste o deviazioni di vario tipo. Sono presenti tutti gli elementi atmosferici e compositivi di un qualsiasi brano che può uscire da un disco di Abbath. End è l’unico pezzo che non trasuda altro che foreste Norvegiesi di notte e che chiude con una nota alta la prima fatica dei Carnal Destruction. Da sottolineare il fatto che fra i vari brani si può notare un flebile ma presente filo conduttore, probabilmente dato dal fatto che la stesura delle canzoni è affidata a più mani. Non lo considero un difetto, molto probabilmente è stato fatto un ragionamento più incentrato sui singoli pezzi, che su di un lavoro più completo. Ma data la travagliata nascita del progetto, non c’è da meravigliarsi troppo. Ci sono vari elementi che avvalorano un lavoro come questo Drowned In The Dark: l’attitudine generale, il voler esprimere qualcosa senza compromessi ed il farlo in una maniera convincente. Quando prima parlavo di difficoltà, non stavo facendo retorica scontata quasi come se fossimo in un pezzo Rap ambientato a Monsummano Terme. Parlavo di difficoltà perché questa è una prova di tempra, eseguita e confezionata da persone che hanno non solo il giusto numero di ascolti e la giusta esperienza pratica per poter realizzare ciò ma posseggono anche, la giusta spinta e la giusta volontà. Qua non c’è nulla da compatire, solo da spaccarsi la testa sotto lo stage! Questo EP è un lodevole assalto sonoro espresso con una ponderata maniacalità: in poche parole è come se ti pestasse con un grosso libro. Ci sono varie critiche però che si possono muovere verso un debut del genere e sono la principale causa del mio voto (l’altra ve la scriverò alla fine). La produzione c’è, è fatta discretamente e per un EP è più che passabile ma alcune penurie la affossano. Il cantato in alcuni punti non c’è con lo spirito o suona fiacco, distratto, a volte da una sensazione di inadempienza. Manca una miscelazione maggiore del comparto Death che, in questo caso, deve essere Old School vero e proprio, magari traendo ispirazione dalla scuola Svedese e Finlandese o anche da lavori come Soulside Journey dei primissimi Darkthrone. Il secondo motivo con cui giustifico il mio voto è il seguente: voglio che band come questa si mettano in gioco. Potrei dare tranquillamente un voto più alto, Drowned In The Dark si saprebbe far giustificare ma voglio togliere qualche punto come per invogliare questa band a fare di più. Nonostante abbia la sicurezza che siano persone che non dormono sugli allori, un po’ di aspettativa credo si possa costruire. Per il resto questa band possiede i numeri per dire qualcosa, per non essere la solita mediocre e banale band Underground composta da ragazzini che suonano le solite due cover rielaborate e si sentono dei maestri innovatori. Ve li consiglio vivamente e spero in un buon futuro per il progetto!

VOTO: 65/100

 

Tracklist:

1. Intro
2. Sink
3. Insomnia
4. Schizophrenia
5. Intro
6. End

LINE UP:

Starfire: Voce

Akval: Chitarra

Udagar: Basso

Blastphemous: Batteria

 

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Black Wolf

black-wolf

Maniaco del Metal Estremo, musicista in Burial, Carrion Shreds e NecroCommand, avido macinatore di date e headbanger dal cervello bruciato.

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