TITOLO: De Flammis et Dei Ruina
ARTISTA: Canticum Diaboli
GENERE: Melodic Black Metal
ANNO: 2019
PAESE: Italia
ETICHETTA: Indipendente

Canticum Diaboli è un progetto fondato da Apostata nell’estate del 2014, il cui nome è un richiamo ai componimenti poetici a tema religioso che venivano scritti in lingua volgare. Il significato letterale sta a indicare una composizione che viene scritta per essere cantata al Demonio. Nei primi anni di vita la band si trova ad affrontare numerosi cambi di line up che ne rallentano l’attività. Nonostante tutto, Apostata e Laevus, l’unico membro rimasto dell’iniziale formazione, continuano a dedicarsi all’arrangiamento dei pezzi e all’elaborazione del concept. Il gruppo trova finalmente un proprio equilibrio con l’entrata di Cernunnos (Barbarossa, exVereor Nox) nel 2016 e di Impudicus nel 2017. Il 30 aprile 2018 i Canticum Diaboli compiono la loro prima esibizione dal vivo al Quarto Capitolo de La Loggia Nera, presso il Revolver Club (VE). A tale evento il gruppo suona in apertura a importanti nomi della scena Black Metal italiana quali Black Legion, Harkane, Von Hexe, Infernal Angels, Ad Noctem Funeriis e Catechon. L’8 Gennaio 2019 fanno uscire il loro primo full-length, De Flammis et Dei Ruina. Il concept elaborato per questo esordio consiste in una visione distopica della società medievale. Il un mondo prossimo all’Apocalisse nessuna entità celeste pare correre in aiuto del genere umano allo sbando. Giunto per riconquistare quanto gli spetta, Satana fa strage di tutti coloro che lo hanno rinnegato come unico signore del creato, dichiarando fedeltà a Dio a prescindere dalle loro azioni. Inevitabile è la disfatta della cristianità, la quale cade non tanto per l’azione delle forze del Male, ma piuttosto per il disinteresse dell’uomo verso idoli che, per la sua stessa indole di peccatore, non riesce più a sentire come propri. Quella si apre davanti ai nostri occhi e alle nostre orecchie era un pièce teatrale che ci trasporta in uno scenario antico e arcano nel quale veniamo accolti dal suono lontano delle campane e dal crepitio del fuoco mentre rapidamente si manifestano strazianti urla umane seguite dalle invettive di un predicatore, le quali, spianano la strada per l’entrata in scena della band che senza indugi toglie le catene ai propri strumenti e alla rabbia delle vocals sprigionando un carico di odio e passaggi melodici che confonde e attrae allo stesso tempo. Dopo questa iniziale Dies Irae, opener che ci fa già capire cosa ci aspetta dall’ascolto di questo disco, la furia cieca dell’empio quartetto prosegue sulle note acide e tetre dell’omonima Canticum Diaboli dove il cantato mischia Black e Death inasprendo ancora di più l’aggressività del brano che presenta un guitar-working più articolato con parti più tecniche specie negli assoli che danno vita ad una sottile aura di misticismo. Una guerra sonora tra Luce e Ombre che cresce sempre più mano a mano che la trama del disco si dipana e il calore del fuoco diventa sempre più forte e quasi insopportabile in un crescendo di percussioni belligeranti e chitarre affilate che si interrompe solo al termine di Vae Victus quando una chitarra acustica apre a Misantropia; ma si tratta di una tregua momentanea fatta per non durare; la sfrenata e oscura orda nera non cede il passo e in un connubio tra recitazione e scream pregni di furia e sdegno veniamo investiti da una pioggia di frecce che ci lascia inermi sul selciato, ignari di cosa potrebbe ancora accadere mentre intorno a noi cala notte. Una Nox Profana dove le sorti sono decise e non si può tornare indietro, ogni fede è persa e l’esercito infernale domina ormai su ogni terra conosciuta. L’alba che si appresta a guardare il nuovo giorno altro non trova che sangue, fuochi che non accennano a spegnersi, lance e spade conficcate nel terreno o in corpi dilaniati, distruzione e perdizione. Un’Alba Nera durante la quale il Re dell’Abisso viene invocato, pregato e invitato ad unirsi al sadico banchetto della vittoria delle Ombre sulla Luce. Ad accompagnare verso il gran finale di questo spettacolo troviamo Tempesta, brano caotico che confonde e trascina in un vortice che lentamente ti stringe alla gola e finisce per non capire più dove sia il tuo corpo in quel momento. Il sipario è pronto a calare come la lama di una ghigliottina sulla scena mettendo la parola fine su ciò che abbiamo sentito, visto e vissuto grazie a (o per colpa di) questo album non prima però di assistere alla Marcia Trionfale finale come nella migliore Opera Lirica che si erge sulle note di Laus Ultima. Epica, ieratica, sulfurea, melodica, nera… Aggettivi che senza sprecare troppe parole danno una descrizione più che esaustiva di quest’ultima traccia.

Una band molto interessante che ci ha regalato una prova maiuscola senza eccessi o sconfinamenti in stili poco consoni all’impronta scelta. Album che rivela un quartetto di artisti unito dove ognuno porta il suo background e le sue capacità all’interno del gruppo senza che si avvertano prevaricazioni o manie di protagonismo. Un debutto molto solido e maturo che ci fa ben sperare per il proseguo artistico dei Canticum Diaboli.

 

«Il fuoco dell’odio e della violenza divampa, l’ingiustizia è potente; il Diavolo copre colle sue ali nere una tetra terra. E l’umanità attende l’imminente fine d’ogni cosa. Ma gli uomini non si convertono; la Chiesa combatte invano e invano gemono e ammoniscono predicatori e poeti.»
(Johan Huizinga, Autunno del Medioevo, pp. XXXVI)

VOTO: 85 / 100

TRACKLIST:

  1. Dies Irae
  2. Canticum Diaboli
  3. Vae Victis
  4. Misantropia
  5. Nox Profana
  6. Alba Nera
  7. Tempesta
  8. Laus Ultima

LINE-UP:

Apostata – Chitarra ritmica

Cernunnoss – Voce / Basso

Laevuz – Chitarra solista

Impudicus – Batteria / Cori in Laus Ultima

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